Sono partiti a metà luglio da Belgrado, Sarajevo e Pristina. Per un mese di viaggio in tutt'Europa. Sono i partecipanti all'iniziativa ''European Rails for Peace''. Un biglietto Interrail come occasione di dialogo

31/07/2007 -  Nicole Corritore

Arrivano in piccoli gruppi e in poco tempo riempiono la sala. T-shirt, camice, bermuda o pantaloni lunghi. Difficile distinguerli dai molti turisti che fin dal mattino si incontrano per le strade di Siena in questa giornata estiva. Parlano tra loro serbo-croato, albanese e inglese.

Sono i partecipanti al progetto "European Rails for Peace", 51 giovani provenienti da Bosnia Erzegovina, Serbia e Kosovo, ciascuno con un biglietto Interrrail di un mese in mano, e tre appuntamenti fissi, in giro per l'Europa. Uno a Vienna, presso l'accademia diplomatica, per discutere di memoria e riconciliazione nel sud est Europa. Uno a Roma per dibattere di tutela del patrimonio culturale ed infine Siena, ospiti del Centro Gabrio Avanzati, per un workshop conclusivo stimolato dagli interventi di Rosita Viola di ICS, Davide Sighele di Osservatorio Balcani e Jean-Arnaud Derens di Le Courrier des Balkans.

"Abbiamo selezionato studenti universitari, che si interessassero di questioni legate ai diritti umani. Per la scelta ci siamo appoggiati ad organizzazioni locali come, a Sarajevo, il Centro Documenta che è tra i pochi che nell'area si è occupato di raccogliere dati, memorie, documentazione sulle recenti guerre", spiegano i rappresentanti del Glocal Forum, organizzazione che lavora per la cooperazione tra città e principali promotori dell'iniziativa.

Oltre al biglietto ai 51 partecipanti è stata garantita una somma per il vitto e l'alloggio e, naturalmente, i visti Schengen necessari. "Viviamo una situazione paradossale", racconta una ragazza partecipante che vive a Pristina "per noi non solo è difficile andare nei paesi dell'Unione europea, per i quali è pressoché impossibile ottenere un visto, ma la stessa Bosnia richiede un visto! Questa è un occasione non solo per viaggiare in quell'Europa alla quale ci dicono a gran voce che apparteniamo ma anche per incontrare persone che abitano nella nostra stessa regione".

E' stato questo fin da subito l'obiettivo dei promotori, Glocal Forum e Viaggi e Libertà in primis: rafforzare i contatti, le relazioni e la cooperazione tra i giovani dei Paesi del Sudest Europa. Confidando che rincorrendo assieme una coincidenza di un treno a Parigi, o cercando un posto in un ostello di Madrid si possa anche discutere, apertamente, degli anni '90, del futuro del Kosovo, delle attività delle associazioni con cui si collabora.

"Certo, il nostro gruppo è solo in parte rappresentativo dei giovani dei Balcani. Siamo quelli più attivi, che si danno da fare per cambiare le cose, quelli che vanno a votare, quelli che conoscono l'inglese", racconta un ragazzo bosniaco "ma ciononostante spetta a noi coinvolgere anche gli altri, spetta a noi trovare il modo di farli divenire cittadini attivi".

"E' stata un'esperienza entusiasmante", racconta Cosimo Ciampoli, del Centro Gabrio Avanzati "siamo felici di aver potuto ospitare questi ragazzi a Siena e faremo in modo che altre iniziative seguano questa. In autunno promuoviamo un incontro sul Kosovo, saranno alcune interviste-video a questi ragazzi, alcuni serbi e alcuni kosovari, ad introdurre il dibattito".

Spesso accade che nei Balcani, ma anche altrove, si alimenti la paura dell'altro, si alimentino le diffidenze e la separazione. Poi basta creare l'occasione affinché questi giovani si incontrino e si scopre in fretta - ma molti dei partecipanti già lo sapevano - che sono più le cose che hanno in comune che quelle che li differenziano. "Una cosa che abbiamo in comune?", afferma una partecipante bosniaca in modo sarcastico "se va bene, i media internazionali, ci vedono come qualcosa di esotico. Se va male come dei barbari".

Jean-Aranud Dérens, gironalista francese, promotore del sito web Le Courrier des Balkans, intervenuto al seminario promosso a Siena, riassume bene il senso di questo viaggio attraverso l'Europa. "Dal punto di vista della ricchezza culturale, delle varietà linguistiche, i Balcani rappresentano un valore per l'Europa intera. I Balcani sono caratterizzati da una continua dialettica tra le differenze e ciò che è in comune. Questa ricchezza occorre però innanzitutto riconoscerla, e poi valorizzarla".