Sono molti i progetti in tutto il sud est Europa che coniugano escursionismo, solidarietà e dialogo. Spesso protagonisti sono gli enti locali delle due sponde dell'Adriatico. L'iniziativa più recente la traduzione in bosniaco/croato/serbo di un manuale di sentieristica

18/10/2006 -  Davide Sighele

Nell'estate del 2005 un gruppo di alpinisti provenienti da Serbia, Kosovo e Bosnia Erzegovina ha percorso i sentieri ed affrontato le pareti delle Dolomiti trentine. Erano i partecipanti ad un corso di sentieristica promosso dalla Società degli Alpinisti Tridentini (SAT). "L'idea è stata quella di mettere a disposizione la competenza delle nostre guide alpine per aiutare alcuni giovani a recuperare sentieri di montagna e a impostare progetti di turismo sostenibile", spiega Samuela Michilini, rappresentante del Tavolo trentino con la Serbia, uno dei soggetti promotori.

"Abbiamo inoltre invitato a partecipare un gruppo eterogeneo di persone, provenienti da Kosovo, Bosnia Erzegovina e Serbia per contribuire, nel piccolo, ad aumentare il dialogo tra le varie comunità, spesso interrotto in modo lacerante dai conflitti degli anni '90. Ogni volta che promuoviamo un progetto cerchiamo di fare rete con altre associazioni che lavorano nello stesso campo e cerchiamo sia un'opportunità di dialogo e quindi riconciliazione", aggiunge Samuela Michilini.

Come pianificare il percorso di un sentiero, quale la segnaletica da adottare e quale la manutenzione necessaria per far sì che i sentieri rimangano in efficienza: sono state giornate intense quelle trascorse dai partecipanti al corso assieme ai componenti delle Commissioni sentieri della SAT.

"Nell'estate del 2005 è maturata un'esperienza didattica e umana che ha certamente trasmesso importanti nozioni tecniche che, ne siamo certi, saranno ben utilizzate, ma ha anche fatto maturare intensi rapporti umani? spiega Franco Giacomoni, presidente della Società alpinisti tridentini (SAT), "ora, una pubblicazione, prosegue quel tratto di sentiero".

Quell'esperienza ha avuto infatti un seguito. Il prossimo 27 novembre verrà presentato a Sarajevo la traduzione in bosniaco/croato/serbo di "Sentieri. Pianificazione, segnaletica e manutenzione", un manuale del Club Alpino Italiano che è un riferimento prezioso per tutti coloro i quali si occupano di sentieristica.

"Questa pubblicazione rappresenta la prima esperienza di traduzione di nostro materiale e anche per questo è motivo di orgoglio sia per la SAT che per il Club Alpino Italiano", spiega Giacomoni "sarà certamente uno strumento di lavoro importante per tutti coloro i quali vorranno impegnarsi in un'attività che andrà a favore di ogni comunità interessata".

La traduzione è a cura di Sinisa Zagi Mrsic, che ha tra l'altro accompagnato il gruppo di alpinisti come interprete durante la loro permanenza in Trentino. "Ho iniziato ad imparare l'italiano dopo aver partecipato alle attività promosse dall'Agenzia per la democrazia locale di Prijedor, associazione italiana attiva nella città dove abito", racconta Sinisa, nato a Zagabria ma poi sfollato negli anni '90 nel nord della Bosnia "ora sono molto felice sia disponibile per gli appassionati di montagna bosniaci questo nuovo strumento".

Sono molti i progetti che in questi anni nei Balcani hanno coniugato escursionismo, solidarietà e dialogo. A Peja, Kosovo orientale, vengono promossi dal Tavolo trentino con il Kosovo corsi di alpinismo e di arrampicata sportiva a cui partecipano ragazzi sia albanesi che serbi. Molto più a nord, in Pannonia, la città di Osjjek e il comune di Sombor in collaborazione con le Ong Zeleni Osijek (Osijek verde) e Zelena mreza Vojvodine (Rete verde della Vojvodina) di Novi Sad hanno messo a punto un percorso ciclabile: 100 km a ridosso delle due sponde del confine, tra Serbia e Croazia, la terza pista ciclabile al mondo che collega territori che un tempo erano in conflitto.

Altra esperienza rilevante quella promossa nella valle della Una, fiume carsico di eccezionale bellezza che scorre dagli altopiani della Lika (regione interna della Croazia, alle spalle della costa dalmata) fino al bacino della Sava. In totale circa duecento chilometri, in cui le acque fluviali segnano ripetutamente il confine e toccano le sponde della Croazia e della Bosnia. In questi anni alcune associazioni italiane, tra le quali Gevam Onlus, hanno proposto campi di lavoro, progetti di valorizzazione ambientale, percorsi di turismo responsabile. Tra le iniziative più recenti una settimana di cammino - promossa dall'associazione Trekking Italia - lungo il corso della Una, sino alle sue sorgenti.