Nino Burjanadze

Rappresentanti dell'opposizione georgiana, ex-alleati e difensori dei diritti umani, terminata la fase di unità nazionale, criticano la guerra e le scelte del presidente

01/10/2008 -  Giorgio Comai

Nelle settimane che sono seguite alla "guerra dei cinque giorni" (8-12 agosto) che ha coinvolto in diversa misura ampia parte della Georgia, ben oltre l'Ossezia del Sud e l'iniziale zona del conflitto, vari rappresentanti del mondo politico georgiano hanno reagito diversamente all'accaduto. Benché il governo di Tbilisi abbia costantemente fatto richiamo alla necessità di unità nazionale in una fase così difficile per il paese, anche tenendo conto dell'occupazione da parte di forze dell'esercito russo di ampie parti del territorio georgiano, con il passare delle settimane esponenti dell'opposizione ed altre figure pubbliche hanno cominciato ad esprimere con crescente decisione i propri dubbi riguardo alla condotta del governo durante gli eventi di inizio agosto, ma non solo.

L'opposizione

Vari rappresentanti dell'opposizione dopo qualche settimana di riservatezza hanno iniziato ad attaccare la leadership del paese ed in particolare il presidente Mikhail Saakashvili, accusandolo di aver allontanato la Georgia da quelli che erano gli obiettivi che lui stesso aveva definito fondamentali quando aveva ottenuto la presidenza: stabilire la democrazia in Georgia e riunificare il paese.

La Georgia dopo l'agosto 2008 - Osservatorio sui Balcani - clicca sulla mappa per allargare

Il leader del partito Nuova Destra, Davit Gamkrelidze, era stato tra i primi rappresentanti dell'opposizione a dichiarare una "moratoria" sul confronto politico nel paese l'8 di agosto, a poche ore dall'inizio del conflitto in Ossezia del Sud. Ad un mese di distanza, il 9 settembre, lo stesso Gamkrelidze aveva però pubblicamente richiesto le dimissioni di Saakashvili, dichiarando che l'attuale situazione non è da imputare solo alle politiche imperialiste russe, ma anche all'avventurismo irresponsabile della leadership del paese; Saakashvili non avrebbe quindi il diritto morale e politico di rimanere alla guida del paese.

Shalva Natelashvili, leader del partito laburista, ha dichiarato l'8 settembre che per uscire dall'attuale situazione di impasse è necessario che il governo si dimetta, e che una nuova leadership, che non sia né pro-americana né pro-russa, ma pro-georgiana, si stabilisca nel paese.

Rappresentanti del partito Conservatore e del partito Popolare, assieme all'ex-candidato alla presidenza Levan Gachechiladze, hanno rilasciato una dichiarazione comune il 17 settembre con quattro richieste indirizzate al governo: togliere ogni restrizione alle televisioni private, effettuare un'inchiesta indipendente riguardo agli eventi che hanno portato alla guerra sul suolo georgiano, cambiare i vertici del ministero degli Interni e della Difesa e adottare una nuova legge elettorale mirata a garantire elezioni effettivamente democratiche.

Benché l'opposizione non abbia elaborato una posizione comune per affrontare l'attuale fase politica, sembra esservi accordo su due questioni: la necessità di un cambio di leadership nel paese, e la necessità di condurre un'indagine indipendente riguardo agli eventi che hanno portato all'inizio del conflitto dell'agosto 2008.

Nino Burjanadze

Benché ponga la questione in termini diversi, sembra concordare con questo ultimo punto anche Nino Burjanadze, speaker del parlamento e seconda carica del paese fino al giugno del 2008, a lungo considerata tra i più vicini alleati di Saakashvili dai tempi della "Rivoluzione delle Rose".

Burjanadze, uno tra i personaggi che più a lungo sono rimasti al vertice politico nel paese (era speaker del parlamento già nel 2001, ed è stata presidente ad interim sia nell'inverno 2003-2004 che nell'inverno 2007-2008), ha cominciato a prendere le distanze dal partito di governo e dal presidente nella primavera di quest'anno; contrariamente alle aspettative, a pochi giorni dalla comunicazione ufficiale delle liste, Burjanadze ha comunicato di non avere intenzione di candidarsi alle elezioni parlamentari del maggio 2008.

Nino Burjanadze ha presto costituito una organizzazione non governativa, la Fondazione per lo Sviluppo e la Democrazia, e non si è avvicinata ad alcun partito in particolare. Durante la crisi in Ossezia del Sud, l'ex-speaker del parlamento ha tenuto una posizione moderata e anche durante una serie di incontri e conferenze negli Stati Uniti non ha mai criticato apertamente la leadership georgiana. In varie interviste ha però dichiarato che ha alcune domande a cui il presidente Saakashvili dovrà rispondere, questioni che interessano direttamente tutti i georgiani.

Burjanadze è infatti certa che alla base dell'inizio degli scontri vi siano state provocazioni da parte russa; non sembra però convinta che sia stato fatto tutto il possibile per evitare l'intervento militare e le gravi conseguenze che esso ha portato al paese. In un'intervista alla Reuters, l'ex-speaker del parlamento ha dichiarato di aver discusso con Saakashvili della situazione in Ossezia prima dell'inizio degli scontri, e di avergli raccomandato di evitare ogni provocazione e di non farsi trascinare in un conflitto armato V. anche l'intervista a Burjanadze di Radio Free Europe/Radio Liberty del 16 settembre scorso.

Sebbene in questa fase Burjanadze abbia deciso di non sbilanciarsi, molti osservatori ritengono che possa giocare un ruolo fondamentale nei prossimi mesi, in particolare se le inchieste riguardo al conflitto dovessero indebolire la posizione di Saakashvili e la Georgia si trovasse ad affrontare un nuovo periodo di instabilità politica.

Democrazia e diritti umani

Benché il conflitto in Ossezia del Sud sia comprensibilmente al centro del dibattito politico, si notano segni di un'insoddisfazione più generale verso il governo ed il sistema politico che si è venuto a formare in Georgia dopo l'arrivo al potere di Saakashvili.

Particolarmente significativo di questo atteggiamento è stato il recente comunicato del difensore civico Sozar Subari, figura di riferimento ufficiale per i diritti umani in Georgia, rilasciato il 25 settembre v. Civil Georgia, 26 settembre. Subari ha sottolineato la perdita di territori che erano sotto l'amministrazione di Tbilisi fino al recente conflitto quali l'alta valle del Kodori e il distretto di Akhalgori, con le conseguenti difficoltà per i residenti georgiani di quelle regioni; non vi sono infatti dubbi che siano state bruciate numerose abitazioni, e gli abitanti georgiani di queste aree siano stati spesso costretti ad abbandonare le proprie case o siano stati vittime di abusi da parte delle forze separatiste e russe V. le foto Unosat.

Il centro della critica di Subari sembra però andare ben oltre il recente conflitto; senza nominare neppure una volta il nome di Saakashvili, l'ombudsman contesta uno ad uno i proclamati successi del governo del presidente georgiano e la realizzazione del programma con cui era arrivato al potere. Secondo Subari, infatti, durante il governo di Saakashvili le elezioni sono state condotte in modo non democratico, gli oppositori sono stati perseguiti, si è diffusa corruzione a livello di élite ed è diminuita la libertà dei media al punto che le televisioni in Georgia sono quasi tutte di proprietà dello stato e trasmettono solo propaganda pro-governativa.

Non è la prima volta che il difensore civico georgiano denuncia violazioni dei diritti umani e critica gli sviluppi politici nel paese. In precedenti relazioni sullo stato dei diritti umani in Georgia, Subari aveva denunciato il diffuso impiego di eccessiva violenza da parte delle forze dell'ordine, una situazione nelle carceri del paese inaccettabile, con episodi di maltrattamenti e tortura, numerosi casi di interferenza politica nei processi giudiziari, limitazioni alla libertà dei media ed altre violazioni dei diritti umani. Subari era stato particolarmente critico anche riguardo alle violenze avvenute in occasione delle dimostrazioni antigovernative di inizio novembre 2007 e della successiva introduzione dello stato di emergenza. Sebbene queste relazioni siano sempre state rese pubbliche, il governo non ha mai reagito con iniziative concrete ed il parlamento georgiano nella primavera del 2008 ha deciso di non ascoltare il rapporto annuale dell'ombudsman per "mancanza di tempo" V. anche La Georgia sta scivolando verso l'autoritarismo? e Nel sovraffollamento delle prigioni georgiane e il report di Human Rights Watch Crossing the line.

Benché rappresentanti della maggioranza dichiarino che i dossier presentati in passato, ed in particolare questo ultimo comunicato, siano politicamente motivati, è giusto ricordare che Sozar Subari non è un militante dell'opposizione, ed era stato nominato difensore civico della Georgia nel settembre 2004 su proposta di Saakashvili e con l'approvazione all'unanimità del parlamento.

Mikhail Saakashvili ha indubbiamente avuto un ruolo dominante nella vita politica georgiana degli ultimi anni; mentre gli osservatori dell'Unione Europea arrivano a Tbilisi, e numerose inchieste parallele (georgiane, russe ed internazionali) sui fatti dell'agosto 2008 cominciano i loro lavori, il presidente georgiano potrebbe trovarsi a rispondere non solo del recente conflitto in Ossezia, ma di altri preoccupanti aspetti del suo governo.


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