In conseguenza alla guerra in Bosnia Erzegovina quasi la metà della popolazione complessiva della BiH è fuggita o è stata cacciata. Fuori dai confini del Paese sono cresciute nuove generazioni. Oggi i giovani bosniaci della diapora vogliono dare il proprio contributo nelle relazioni tra BiH e Europa e occasione importante sarà l'incontro del Consiglio Generale della Diaspora Bosniaca nel Mondo (GO SSD BiH) dal 10 al 12 marzo a Piacenza

06/03/2006 -  Roberta Bertoldi

Ivan Butina e Lejla Ja?arevic della rete giovani bosniaci in Italia "BHOmladina_Italia" non celano il loro entusiasmo per l'evento che si realizzerà grazie all'appoggio delle istituzioni locali, del corpo diplomatico della Bosnia Erzegovina in Italia e delle associazioni bosniache "Bosnia Erzegovina Oltre i Confini" di Piacenza e "Bosna u Srcu" di Roma.

Secondo i dati riportati nel Dossier Caritas i bosniaci in Italia sono circa 15.000. In conseguenza alla guerra in Bosnia Erzegovina quasi la metà della popolazione complessiva della BiH è fuggita o è stata cacciata e ha atteso la fine della guerra lontano dalle proprie case.

L'importanza cruciale della diaspora per lo sviluppo della Bosnia Erzegovina è rilevata dal politologo Vedran Dzihic , membro dell' Associazione BiH 2005 che spiega: "L'Accordo di pace di Dayton solo in apparenza ha creato la cornice legale per i ritorni. Sono stati necessari alcuni anni prima che il rientro diventasse di massa ma nel frattempo fuori dai confini della BiH sono cresciute nuove generazioni per le quali la BiH, a causa della situazione economica, politica e sociale, è rimasta una creazione artificiale. (...) Alla Bosnia è necessario un nuovo slancio verso un futuro migliore e per questo abbiamo bisogno di tutti i cittadini della BiH a prescindere da dove si trovino. I giovani istruiti, che hanno energia e voglia di cambiare qualcosa devono essere più attivi tanto in BiH quanto all'estero. Quelli all'estero possono offrire una lobby efficace per la BiH, promuovere la sua originaria cultura pluralista, influenzare i luoghi in cui si prendono le decisioni. Benché nella maggior parte dei casi si tratti di una diaspora di giovani, non va trascurata la loro influenza politica nei Paesi in cui vivono e lavorano".

A conferma di quanto affermato da Dzihic, Ivan Butina e Lejla Ja?arevic sostengono fiduciosi che "se si vuole assicurare un futuro sereno alla Bosnia ed Erzegovina così come all'Europa bisogna puntare sui giovani poiché i giovani sono il ponte più naturale tra i due Paesi. La formazione dei giovani bosniaci che oggi vogliono prendersi l'impegno di dare il proprio contributo nelle relazioni tra BiH e Italia si è giovata dell'influenza di entrambi i Paesi e va a vantaggio di quella nuova società cui tutti aspiriamo e che è l'unica strada possibile per la creazione di un'Europa veramente forte e unita".

Ivan Butina e Lejla Ja?arevic hanno partecipato anche alla fiera dell'immigrazione, intercultura e comunità straniere "Aza Mataotra 05" tenutasi a Modena il dicembre scorso a cui hanno aderito varie associazioni in rappresentanza delle comunità straniere in Italia.
Fra i tanti stand presenti ce n'era anche uno della Bosnia Erzegovina che, promosso dal Consolato Generale della Bosnia ed Erzegovina di Milano, dall'associazione "Bosnia Erzegovina oltre i confini" di Piacenza e da "Bosna u Srcu" di Roma, ha presentato i molteplici aspetti del Paese.

Tra i vari appuntamenti dello stand bosniaco il principale è stato la tavola rotonda avente per tema "La Bosnia Erzegovina in cammino verso l'Unione Europea: la sfida multiculturale da due prospettive diverse". Nella discussione - raccontano Butina e Ja?arevic - si è parlato della realtà eterogenea della Bosnia Erzegovina e della sua alta percentuale di matrimoni misti nel periodo precedente la guerra nonché dello stato attuale degli stessi. Da questo punto di vista la Bosnia Erzegovina è il terreno più fertile dei Balcani per la mescolanza delle etnie e di fedi religiose ma è anche quello dove i conflitti causati da vere o presunte diversità rischiano di causare conseguenze molto tragiche, com'è successo negli anni novanta. Il tema della guerra è inevitabile quando si parla di questo Paese ma è anche importante sottolineare i problemi attuali che ne rendono difficile la ripresa. I due aspetti della tragedia bosniaca, quella passata e quella presente, non sono in alcun modo divisibili e uno dei fili che li unisce è il bisogno di giustizia: la necessità che i responsabili dei crimini commessi durante la guerra siano arrestati e giudicati affinché non siano più in grado di condizionare le sorti del paese frenandone la ripresa. L'indicazione emersa per la Bosnia Erzegovina dalla tavola rotonda è stata di riscoprire gli aspetti positivi del proprio passato.

Parlando della Bosnia Erzegovina si sottolinea spesso la presenza di una consistente popolazione musulmana storicamente presente al suo interno e quindi l'importanza dell'ingresso di quella fetta d'Europa non cristiana nell'Unione Europea. Ma quale tipo di Islam porta con sé la Bosnia Erzegovina? Per rispondere a questa domanda, i partecipanti alla tavola rotonda si sono chiesti quali modelli di convivenza, ma anche di contagio culturale e religioso si sono affermati in questo paese prima di esplodere nella tremenda guerra degli anni novanta. Oggi sia la Bosnia Erzegovina che l'Unione Europea si trovano di fronte al problema della convivenza nella diversità. Certamente sono due situazioni differenti, ma come il futuro europeo della Bosnia Erzegovina è fondamentale per la sua stabilizzazione, così forse l'analisi delle passate esperienze di questo piccolo paese può dare un contributo alla ricerca di nuovi modelli multiculturali per l'Unione Europa. In ogni caso i due destini sono incrociati.

Programma dell'incontro del Consiglio Mondiale della Diaspora della Bosnia Erzegovina (pdf 232,07 kB)
Program susreta GO Svjetskog Saveza Dijaspore BiH u Italiji (pdf (246,00 kB)