A due mesi dalla dichiarazione di indipendenza del Kosovo, un'analisi della politica estera russa nei confronti di Abkhazia e Ossezia del Sud

17/04/2008 -  Anonymous User

Di Giorgio Comai. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

La dichiarazione di indipendenza del Kosovo e il suo riconoscimento da parte di Stati Uniti e di alcuni tra i più importanti Paesi dell'Unione Europea hanno suscitato, come era lecito aspettarsi, intense reazioni da parte delle regioni indipendenti presenti nello spazio post-sovietico. Ricordiamo infatti che nei territori dell'ex Urss sono ancora presenti quattro regioni de facto indipendenti, benché non riconosciute internazionalmente da nessuno stato: la Transnistria (Moldavia), l'Abkhazia e l'Ossezia del Sud (Georgia) e il Nagorno-Karabakh (Azerbaijan).

L'attuale situazione mette in evidenza quanto un interessante modello di diversificazione della politica estera russa permetta al Governo di Mosca di mantenere una posizione ufficiale fedele alle norme del diritto internazionale e alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu ed allo stesso tempo di soddisfare in certa misura le richieste di regioni quali Abkhazia e Ossezia del Sud dove, in questi ultimi 5 anni, molti cittadini hanno richiesto e ottenuto il passaporto russo.

Durante la tradizionale conferenza stampa annuale con i giornalisti, solo tre giorni prima che il parlamento di Pristina approvasse la dichiarazione di indipendenza del Kosovo, il Presidente russo Vladimir Putin, a un giornalista che gli chiedeva se in risposta all'eventuale riconoscimento del Kosovo da parte dell'America e di altri Paesi europei la Russia avrebbe riconosciuto l'indipendenza di Transnistria, Abkhazia e Ossezia del Sud, dichiarò che non si sarebbe certo messo a scimmiottare il comportamento dei governi occidentali. Pur ribadendo ripetutamente il concetto nel corso del suo intervento, precisò che il riconoscimento internazionale del Kosovo "sarebbe un segnale per noi, e noi reagiremo al comportamento dei nostri partner in modo da difendere i nostri interessi".

La posizione ufficiale di Mosca, ripetutamente espressa da Putin e dal ministro degli Esteri Lavrov, è rimasta invariata nel corso dei due mesi successivi alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo; secondo Mosca, infatti, il Kosovo non è un caso "unico" ed ha le stesse caratteristiche degli altri conflitti di questo tipo nella regione: "conflitto etnico, crimini commessi da entrambe le parti e completa indipendenza de facto." La dichiarazione di indipendenza unilaterale è quindi "amorale e illegittima".

I leader di Tskhinvali e Sukhumi intanto, rispettivamente il 4 e 7 marzo, hanno indirizzato una richiesta ufficiale di riconoscimento della propria indipendenza alle Nazioni Unite, ad altre organizzazioni internazionali e a singoli Paesi.

Il 6 marzo, con una nota ufficiale del ministero degli Esteri indirizzata agli altri Paesi della Comunità Stati Indipendenti (Csi), il Governo russo ha dichiarato di uscire unilateralmente dal regime di sanzioni economiche stabilito dalla Csi ed in vigore dal 1996 nei confronti della repubblica abkhaza, e ha invitato gli altri stati a fare lo stesso.

Mappa dell'Abkhazia

Il 21 marzo, la Duma ha discusso ufficialmente la situazione di Transnistria, Abkhazia e Ossezia del Sud, ed elaborato un documento in cui si afferma che "dopo la dichiarazione di indipendenza unilaterale del Kosovo, si rende necessario per la Federazione Russa correggere la propria politica nei confronti di Abkhazia, Ossezia del Sud e Transnistria, basandosi sui desideri della popolazione che risiede in questi territori." In questa dichiarazione, si ribadisce che la Russia deve aumentare la propria collaborazione a tutti i livelli con queste regioni raccomandando di "considerare l'opportunità di accelerare l'oggettivo processo che porta alla sovranità di Abkhazia e Ossezia del Sud". Indipendentemente da questa situazione, la Duma invita il Presidente e il Governo a prendere in considerazione "l'opportunità di riconoscere l'indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud."
Una decina di giorni più tardi, intervenendo a una seduta del parlamento russo, il ministro degli Esteri Lavrov ha dichiarato che il suo ministero, in collaborazione con altre strutture governative, intende proporre delle misure concrete a sostegno della dichiarazione del Parlamento del 21 marzo. Lavrov ha inoltre dichiarato che il Governo valuterà attentamente la questione del riconoscimento di Abkhazia e Ossezia del Sud considerando diversi fattori, inclusa la dichiarazione di indipendenza unilaterale del Kosovo.

Nei giorni e nelle settimane successive, il Governo russo ha continuato ad esprimere il suo supporto a Abkhazia ed Ossezia del Sud. In particolare, il giorno in cui Putin si è recato a Bucarest per partecipare al summit Nato, ha scritto anche una lettera ai Presidenti di queste regioni, dichiarando la propria preoccupazione riguardo all'intenzione della Georgia di entrare nell'Alleanza Atlantica. Il sostegno russo ad Abkhazia e Ossezia del Sud continuerà ad essere "effettivo, e non solo dichiarativo", scrive Putin; "la parte russa intende allargare ed approfondire la collaborazione pratica a diverso livello con Abkhazia e Ossezia del Sud, per il bene dei loro popoli e nell'interesse della pace, della sicurezza, e della stabilità nella regione."

Quest'ultima frase, come d'altra parte numerosi altri interventi, sembrano rendere molto plausibile l'ipotesi secondo la quale nei prossimi mesi la Russia istituirà delle sedi ufficiali di alcuni suoi enti governativi nei territori di Abkhazia e Ossezia del Sud. Come suggerito anche in un recente articolo pubblicato su Nezavisimaya Gazeta, il Governo russo intenderebbe aprire delle sedi di rappresentanza dalla denominazione generica che includerebbero, ad esempio, uffici del Ministero per lo Sviluppo Economico, del Fondo Pensionistico, o di altri enti che possano aiutare a migliorare la situazione dei cittadini russi in Abkhazia.


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