foto di Karen Mirzoyan per IWPR

Dopo la fine dell'Unione Sovietica, un villaggio armeno sceglie il comunismo

19/06/2006 -  Anonymous User

Di Marianna Grigorian e Gayane Mkrtchian* per IWPR , 1 giugno 2006
Traduzione di Gaia Baracetti per Osservatorio sui Balcani (titolo originale: "Armenia: Waiting for Lenin")

Ai tempi dell'Unione Sovietica, il villaggio di Lernamerdz era uno dei pochi posti in Armenia a non avere una statua di Lenin. Gli abitanti ricordano di essere stati dei comunisti abbastanza passivi, e sostengono che tra loro ci fossero solo sette attivisti comunisti.

Poi, l'Armenia divenne indipendente, e statue e busti del grande leader furono abbattuti ovunque nel paese. Ma nel 1996 la gente di Lernamerdz (il nome significa "vicino alle montagne" in armeno) eresse un busto di basalto nel mezzo del villaggio. Pesa due tonnellate ed è diventato una parte importante del villaggio e una fonte di grande orgoglio.

Gli abitanti del villaggio dicono di aver capito il valore del comunismo solo dopo la sua fine.

"Nel 1990, quando l'ordine sovietico crollò, noi volevamo sapere cosa era giusto in questa vita", spiega Azat Barseghian, sergetario dell'organizzazione comunista di Lernamerdz, situata nella valle Ararat, non lontano da Yerevan. "Ci sono voluti sei anni, e alla fine abbiamo capito che c'è solo una verità: il socialismo. Abbiamo adottato l'ideologia comunista e portiamo la nostra croce fino a oggi."

"Appena Lenin tornerà, l'acqua mormorerà nei ruscelli e la gente comincerà a vivere meglio", continua il quarantunenne Ararat.
Lernamerdz è conosciuta come la "Piccola Cuba" dell'Armenia. Lo spirito del comunismo regna in quasi ogni casa. Ci sono 103 famiglie e 530 abitanti nel villaggio. Secondo l'anziano del villaggio e convinto comunista Saak Mirzoyan, 102 delle 103 famiglie sono comuniste.

La Piccola Cuba è diventata un'attrazione turistica. Nel registro degli ospiti di Lernamerdz, che ha un ritratto di Lenin nella prima pagina, ci sono i commenti, gli auguri e i complimenti di visitatori provenienti da Russia, Vietnam, Francia, Bielorussia, Grecia, Cipro, e altri paesi.

In un angolo di una casa di pietra rossa, il sessantunenne Azat sistema con cura una grande foto di Lenin. In un altro posto, c'è un piccolo busto di Lenin dietro la porta di vetro di una credenza: un piccolo altare comunista.

"La statua di Lenin ci dà forza, è testimonianza della nostra fede e del nostro progresso", dice il quarantunenne Arthur Pilosian.

Attorno a questa fonte di forza gli abitanti del villaggio organizzano tutti gli avvenimenti importanti. Festeggiano il compleanno del grande leader, il giorno della sua morte, l'anniversario della rivoluzione di Ottobre, e le festività socialiste del Primo Maggio e del 7 Novembre.

Sotto lo sguardo orgoglioso e immobile di Lenin, i bambini sono nominati pionieri e consacrati come membri dell'organizzazione locale del Komsomol.

In queste occasioni, i 50 fazzoletti rossi che Azat tiene con cura nella sua casa non bastano per tutti.

foto di Karen Mirzoyan per IWPR

"Spesso ci prendono in giro nella stampa, dicendo che stiamo 'legando la feccia del comunismo attorno ai colli dei nostri bambini'", dice. "No, noi stiamo legando dei fazzoletti attorno al loro collo per mantenere pulite le loro anime."

Albert Mirzoyan, quattordici anni, a differenza dei suoi coetanei in altre regioni del paese, ha le idee chiare su chi fosse Lenin. Snocciola i particolari di tutte le feste comuniste, celebrate in pompa magna.

"Sai che non vediamo l'ora che arrivi il primo maggio?", esclama. "È il nostro giorno preferito. Andiamo a Yerevan e facciamo le parate."

Ma il quindicenne Armen Barseghian, che mostra orgoglioso il suo fazzoletto rosso, dice che le sue cose preferite sono le bandiere rosse e i palloncini, il fatto che tutto il villaggio, vecchi e bambini, partecipa alla parata, e il modo in cui tutti gridano "Primo Maggio!"

Lyuda Harutiunian, trentotto anni, abita nel vicino villaggio di Voskehat. Dice che a Lernamerdz sembra che vivano ancora in un'era in cui tutti stavano bene, come una volta.

"Le feste in questo villaggio mi riportano ai tempi in cui andavo a scuola, quando marciavamo coi nostri fazzoletti rossi", ricorda.

"Gli abitanti di questo villaggio sono molto cordiali e penso che questo sia il risultato dell'idea di solidarietà che è parte del comunismo", spiega il preside della scuola di Lernamerdz, Zaven Grigorian, che vive nel vicino villaggio di Aghavnatun.

Fino a poco tempo fa gli scolari della scuola del villaggio di Lernamerdz prendevano il diploma indossando il loro fazzoletto rosso.

Tuttavia, gli abitanti del villaggio raccontano che dopo un "ordine dall'alto", e l'arrivo di un nuovo preside, gli alunni non erano più obbligati a mettere i fazzoletti, visto che "non rientrano nel programma". Ma né la fine dei fazzoletti, né i tentativi di rendere illegale l'insegnamento di poesie su Lenin e sul socialismo, hanno intaccato lo spirito degli abitanti del villaggio, secondo il nuovo preside, Zaven Grigorian.

"Tutti la pensano allo stesso modo e tutti sono uniti, che è la cosa più importante", dice. "E questo viene trasmesso ai bambini. Credo che si possa fare molto restando uniti".

foto di Karen Mirzoyan per IWPR

Gli abitanti di Lernamerdz sono d'accordo. Dicono che la loro fiducia nel futuro e gli ideali egualitari del comunismo li aiutano a superare le difficoltà che ha attraversato ogni famiglia dal crollo dell'Unione Sovietica.

Ma la vita qui non è più facile che negli altri villaggi dell'Armenia, specialmente da quando i terreni sono stati privatizzati.

Lernamerdz è famoso non solo per la sua nuova dedizione al comunismo, ma anche per il suo dragoncello (una pianta aromatica, n.d.r.) di alta qualità, che gli ha permesso di sopravvivere nei momenti di crisi.

Gli abitanti del villaggio dicono che negli anni '90, da aprile fino all'inverno, il dragoncello di Lernamerdz veniva consegnato direttamente a Tblisi, assicurando loro un reddito dignitoso e sicuro. Al giorno d'oggi, gli intermediari fanno la parte del leone, comprando il dragoncello a prezzi molto bassi e in grandi quantità, e vendendolo a un prezzo di molte volte più alto.

"La gente dice che non c'era libertà ai tempi del comunismo", si lamenta un abitante di Lernamerdz. "Ma ora la gente è legata alle proprie case ancor di più che ai tempi del comunismo."

Un abitante di Lernamerdz dice orgogliosamente che il suo è l'unico villaggio in Armenia dove il socialismo sopravvive ancora e gli abitanti sono rimasti fedeli alle idee dei loro antenati. E crede che la sua ora stia giungendo di nuovo.

"È stato possibile distruggere uno stato forte che esisteva da 70 anni, e allora perchè non si potrebbe distruggere un governo costruito sulle ceneri di quello stato?", chiede. "Credo che il comunismo vincerà alla fine."

*Marianna Grigorian and Gayane Mkrtchian scrivono per Armenia Now a Yerevan


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