La chiusura del rubinetto del gas russo ha avuto ripercussioni sul Paese dei Carpazi, che importa annualmente da Mosca il 40% del suo fabbisogno di gas. Ma Bucarest rassicura la popolazione e gli analisti prevedono una rapida soluzione della crisi

03/01/2006 -  Mihaela Iordache

La guerra del gas tra la Russia e l'Ucraina provoca conseguenze dirette anche in Romania. Due grandi paesi vogliono ricordare al mondo quanto sono importanti, almeno quando si tratta del gas. La Russia, perché possiede il gas e l'Ucraina perché lo trasporta tramite le condotte che attraversano il suo territorio. Come ritorsione per il rifiuto delle autorità di Kiev di firmare un nuovo contratto che prevede un aumento di quattro volte del prezzo unitario per ogni 1000 metri cubi di gas, la Russia decide di chiudere il rubinetto per l'Ucraina ma lo lascia aperto per gli altri paesi. Ma il gas non arriva a pressione normale. Mentre le trattative sul nuovo prezzo del gas chiesto dai russi faticano a procedere, in Romania il 2 gennaio il flusso giornaliero importato è sceso del 25%. Il governo di Bucarest ha già chiesto alla Russia di rispettare il contratto sulla fornitura di gas metano, firmato a novembre. Nel frattempo, il ministro romeno dell'economia, Codrut Seres, prova a rassicurare la popolazione e i consumatori industriali che i parametri della fornitura del gas sono ancora normali. Il ministro sostiene anche che le riserve e la produzione interna di gas sono sufficienti al fabbisogno per questo inverno gelido, se la temperatura non scenderà ulteriormente. Ma sono le previsioni meteorologiche ad indicare un peggioramento delle condizioni ambientali.

La Romania importa annualmente dalla Russia il 40% del suo fabbisogno di gas naturale (tra 3 e 3,5 miliardi di metri cubi ad un prezzo di 285 dollari per 1000 metri cubi). Non è dunque difficile immaginare le preoccupazioni di Bucarest, come di molti altri paesi europei, giacché il gas dalla Russia rappresenta un quarto del fabbisogno dell'UE. La chiusura del rubinetto russo provoca a cascata situazioni che potrebbero trasformarsi in vere crisi. Perciò nella capitale romena come a Roma, a Parigi o a Praga si parla di misure per prevenire eventuali emergenze. Nei prossimi giorni, mentre la popolazione continuerà a ricevere gas a parametri normali, per far fronte alla nuova situazione creatasi in seguito al conflitto russo-ucraino, diminuirà il rifornimento per i grandi consumatori che potrebbero essere costretti ad utilizzare combustibili alternativi.

L'UE chiede alla Russia di risolvere il problema. La compagnia statale russa Gazprom però respinge le accuse e accusa a sua volta. Il vicepresidente di Gazprom, Alexander Medvedev, ha accusato l'Ucraina di rubare dai gasdotti milioni di metri cubi di gas dagli export russi destinati ad altri paesi. Questo da domenica, quando la Russia ha interrotto la fornitura del gas all'Ucraina. In una prima fase Kiev ha provato a difendersi dalle accuse russe, negando di aver sottratto gas dalle condotte che lo trasportano verso altri paesi, ma ha ammesso che lo farà se la temperatura dovesse scendere sotto i 3-4 gradi sotto zero. La Romania aspetta di ricevere gas dalla Russia, cosi come è previsto dal contratto. Gazexport (la divisione per il commercio estero della Gazprom) ha rassicurato Bucarest che rispetterà i termini del contratto. Intanto la pressione è diminuita di almeno il 25%. Se la crisi russo-ucraina fosse destinata a continuare, la Romania potrebbe avere dei seri problemi nel rifornimento di gas, dal 9 gennaio, quando riprenderanno a pieno ritmo le attività industriali e sono previste temperature gelide. In questo caso, anche i consumatori privati ne soffrirebbero. La pressione del gas potrebbe quindi scendere anche nelle case, mentre per le termocentrali potrebbero essere indicati i combustibili alternativi, come ad esempio il carbone.

Gli analisti politici ed economici ritengono tuttavia che la crisi tra la Russia e l'Ucraina non sia destinata a durare a lungo. E che in realtà, la Russia voglia attirare l'attenzione dell'UE e far sapere che non scherza sul prezzo del gas, mentre l'Ucraina spera di dimostrare al mondo l'aggressività della politica di Mosca nei suoi confronti. Per molti, la vicenda sarebbe quasi un "regalo inaspettato" del Cremlino per il presidente Yushchenko in vista delle elezioni parlamentari di marzo. Della situazione internazionale creatasi vuole approfittare anche il presidente della Repubblica Moldova, Vladimir Voronin.

Leader del partito comunista ma, dopo le ultime elezioni, orientato più verso l'occidente che verso la Russia, Voronin dichiara che il prezzo di 160 dollari per 1000 metri cubi proposto da Mosca a Chisinau è troppo alto e non corrisponde ai salari che hanno i cittadini della Moldova. I vecchi stati satelliti della Russia provano a girare su altre orbite, ma sembra che non abbiano ancora sufficiente energia (gas) per farlo.

Con la scusa di voler allineare il prezzo del gas a quello europeo la compagnia russa Gazprom ha chiesto all'Ucraina 220-230 dollari per 1000 metri cubi, quattro volte di più di quello pagato finora. Dall'altra parte, l'Ucraina vuole un prezzo ridotto in cambio del transito delle forniture destinate ai paesi europei attraverso i gasdotti situati sul suo territorio. Anche il ministero ucraino degli esteri ha reagito violentemente alle accuse di Mosca circa il furto di gas considerando che "la Russia prova a destabilizzare l'economia dell'Ucraina" attraverso una decisione "irresponsabile".

Gazprom pratica, in ogni caso, prezzi differenti e congiunturali. Ad esempio, la Bielorussia, uno degli alleati fedeli di Mosca paga 47 dollari per 1000 metri cubi. L'Armenia e la Georgia 110 e i paesi baltici, 120 dollari. I paesi dell'UE comprano gas al prezzo di 240 dollari, mentre la Romania è quasi da record, con 285 dollari per 1000 metri cubi. D'altronde, il caro gas dell'import ha determinato l'aumento del prezzo anche per i consumatori, sicché dal primo gennaio i romeni pagano il 17% di più per questo combustibile. Gli effetti per i cittadini si faranno sentire anche con le prime bollette dell'elettricità, dal primo dell'anno aumentata del 2%. Nel piano di azione in vista dell'adesione della Romania all'UE, prevista per il 1° gennaio 2007, il Governo di Bucarest propone di aumentare diversi prezzi allineandoli a quelli occidentali. Tra questi, anche il prezzo del gas. Inoltre, per coprire i costi di produzione interna il prezzo del gas quest'anno dovrà crescere del 25% per 1000 metri cubi. Un'altra misura riguarda il settore minerario dove continuerà la ristrutturazione con la chiusura di altre sedici miniere. Così che il problema del gas russo non ci voleva, proprio ora che la Romania accelera lo sprint sull'ultimo centinaio di metri per raggiungere il traguardo dell'UE.

Il contesto della crisi tra Russia e Ucraina

La Russia offriva all'Ucraina gas al prezzo di 50 dollari per 1.000 metri cubi. Ora la compagnia russa statale Gazprom chiede 200-230 dollari. L'Ucraina dice di non poter pagare un tale prezzo e accusa Mosca di pressione politica per l'aumento del prezzo del gas. Finora c'era un'intesa secondo la quale l'Ucraina riceveva gas a basso costo, mentre la Russia utilizzava le condotte per il trasporto verso altri paesi dove lo esporta. Il presidente russo, Vladimir Putin ha dichiarato che in seguito alle divergenze sul prezzo del gas, "i rapporti tra la Russia e l'Ucraina attraversano una fase di crisi". Putin ha avanzato alle autorità ucraine l'idea di un prestito per poter pagare il prezzo richiesto dalla compagnia Gazprom. Kiev ha respinto però questa proposta. I rapporti tra i due paesi sono peggiorati dopo le ultime elezioni in Ucraina, quando la "Rivoluzione arancione" ha portato alla guida dello Stato un presidente filo-occidentale,Viktor Yushchenko. Le autorità di Kiev interpretano il gesto della Russia circa l'aumento del prezzo del gas, come una misura di natura politica e contro il desiderio dell'Ucraina di diventare indipendente rispetto Mosca e di sviluppare legami più forti con i paesi occidentali. Dall'altra parte, la Russia sembra decisa a recuperare l'influenza persa su alcune ex-repubbliche sovietiche.


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