E' iniziata il 19 gennaio la campagna elettorale per le presidenziali armene: slogan e programmi simili per i candidati "in Armenia non ci saranno più poveri"

29/01/2008 -  Anonymous User

Di Kristine Gasparyan corrispondente da Yerevan
Traduzione di Carlo Dall'Asta per Osservatorio sui Balcani

Le elezioni parlamentari della primavera 2007 scortano senza scosse l'Armenia verso le elezioni presidenziali, che avranno luogo il 19 febbraio 2008. Si prevede che anche queste elezioni si risolveranno senza grosse tensioni. Il successo alle elezioni parlamentari del Partito repubblicano, attualmente al governo, è considerato un passo importante perché il candidato di questo partito domini le elezioni presidenziali. Ora, con la comparsa nell'arena politica del primo Presidente armeno, Levon Ter-Petrosyan, la competizione non sembra più così 'noiosa' come ci si aspettava alla luce delle elezioni parlamentari, anche se la sua candidatura non è considerata una seria 'minaccia' dal partito dominante.

Il 6 dicembre la Commissione elettorale centrale armena ha registrato i candidati alle elezioni presidenziali. Come già in precedenza, l'opposizione non è riuscita a proporre un rappresentante unitario. Alle elezioni presidenziali partecipano nove candidati: Aram Harutyunian (leader del Partito di consenso nazionale ed ex portavoce del parlamento), il leader del partito Orinats Yerkir (Paese della legalità) Artur Bagdasarian, il leader del partito Unità Nazionale Artashes Geghamian, Arman Melikyan, Ministro Affari esteri del Nagorno Karabakh, il presidente del Partito popolare Tigran Karapetian, il presidente dell'Unione democratica nazionale, nonché Primo ministro di Armenia dal 1990 al 1991 Vazgen Manukian, Vahan Hovhannisian, membro del Dashnaktsutyun Bureau che, in coalizione col Partito repubblicano, ha dei membri nel governo, l'attuale Primo ministro armeno Serzh Sargsyan e il primo Presidente Levon Ter-Petrosyan.

Il Presidente uscente, Robert Kocharian, non si presenterà alle elezioni dato che secondo la Costituzione armena ci si può candidare alla presidenza solo per due mandati. Kocharian è stato eletto Presidente nel 1998, e rieletto nel 2003.

I programmi elettorali dei candidati hanno più o meno gli stessi contenuti già visti negli altri Paesi ex-comunisti, o perlomeno sono identiche le parole utilizzate: "crescita economica", "sviluppo", "sicurezza sociale", "transizione", etc. Nella maggior parte dei casi i piani d'azione concreti proposti suonano assai incerti, privi di alcun chiaro meccanismo di implementazione, che sia basato sulle reali potenzialità del Paese anziché sul futuro "desiderato".

L'altro tratto distintivo delle campagne elettorali in Armenia è che esse sono altamente personalizzate. L'accento è posto principalmente sugli individui, e non sui programmi, incentrandosi sulle caratteristiche personali dei leader selezionati. In simili circostanze, il ruolo del leader carismatico è alto. Un breve esempio del tenore delle promesse pre-elettorali di Serzh Sargsyan: "L'Armenia avrà un governo che saprà meritarsi la fiducia dei suoi cittadini. Tutti saranno uguali di fronte alla legge. Non ci saranno barriere artificiali tra Stato e cittadini. In Armenia non ci saranno più poveri". Tralasciando ogni altro commento, menzionerei il fatto che negli ultimi dieci anni della sua vita, all'incirca, questo candidato era alla guida dell'Esercito armeno, e il livello di corruzione nell'esercito era del 40,4%, stando alle ricerche condotte da Transparency International.
Lo schema si ripropone più o meno identico coi programmi elettorali degli altri candidati.

Le quotazioni dei candidati oscillano principalmente in base alle possibili soluzioni del conflitto del Nagorno Karabakh. La futura soluzione del conflitto rimane ancora il tema principale della politica armena. E proprio i nomi di due candidati, Serzh Sargsyan e Levon Ter-Petrosyan, sono ampiamente associati al conflitto del Nagorno Karabakh.

Serzh Sargsyan: l'attuale Primo ministro

Nominato Primo ministro di Armenia il 4 aprile 2007, il 54enne Serzh Sargsyan si presenterà come candidato alle elezioni presidenziali del 19 febbraio. Egli è sostenuto dal potente Partito repubblicano di Armenia, un partito di stampo conservatore che detiene importanti posizioni di potere nel Paese.
Sargsyan è stato ministro della Difesa e presidente del Consiglio di sicurezza nazionale. Il suo nome è fortemente associato al conflitto del Nagorno Karabakh per diverse ragioni: prima di tutto, egli è nato in Nagorno Karabakh. Durante il periodo comunista, egli ricopriva importanti posti di potere in Nagorno Karabakh, e in seguito è stato presidente del Comitato di difesa del Karabakh. Sargsyan è considerato inoltre uno dei fondatori delle forze militari del Karabakh.
Serzh Sargsyan gode dei vantaggi di un candidato al potere. La crescita a due cifre del PIL armeno, la ricostruzione delle strade, il calo della corruzione e altri fattori giocano a favore del politico che guida l'attuale governo.

Levon Ter-Petrosyan, il primo Presidente armeno
Levon Ter-Petrosyan è il leader del Movimento nazionale armeno ed è stato il primo Presidente armeno, dal 1991 al 1998. Il Movimento nazionale armeno, partito che precedentemente deteneva il potere in Armenia, venne fondato nel 1988. Nel 1991 Levon Ter-Petrosyan fu eletto Presidente, per la prima volta nella storia dell'Armenia. Fu rieletto nel 1996 e presto, sotto la pressione di una serie di difficoltà, fu costretto a rassegnare le dimissioni nel 1998. Da allora il primo presidente era rimasto lontano dalla politica.

Levon Ter-Petrosyan è stato fin dagli esordi uno dei leader del movimento per il Nagorno Karbakh, il che ha giocato un duplice ruolo nella sua carriera politica: coinvolgerlo nella politica nata dall'emergere del conflitto del Nagorno Karabakh, e costringerlo a dimettersi a causa delle sue idee sulle possibili soluzioni del conflitto.

Dopo un silenzio di dieci anni Ter-Petrosyan è tornato alla politica, e ciò che è più sorprendente è il sostegno datogli da politici che correvano per la presidenza durante elezioni precedenti, in particolare Stepan Demirchian, figlio del leader del regime comunista Karen Demirchian, che divenne poi portavoce del parlamento e fu assassinato nel 1999 nell'attentato condotto da un gruppo di terroristi che fece 8 vittime tra gli esponenti del governo allora in carica, NdT. Tra gli assassinati c'era anche l'allora Primo ministro Vazgen Sargsyan, il cui fratello Aram Sargsyan ora sostiene anch'egli la candidatura di Ter-Petrosyan alla presidenza.

Ci sono fondamentalmente due visioni riguardo alla ricomparsa del primo Presidente: il primo approccio è piuttosto scettico quanto al vedere Ter-Petrosyan come potenziale 'vincitore' delle elezioni. Si ritiene che il suo principale 'obiettivo' non sia la carica di Presidente bensì il 'ripulire' la sua reputazione dopo le dimissioni. L'altra visione è più ottimistica rispetto alle possibilità di Ter-Petrosyan di venire eletto. Ciò che è più sorprendente, anche per la comunità internazionale, è che la gente facilmente dimentica il fatto che il primo Presidente mantenne la sua carica per otto anni, nonostante la crisi economica, l'embargo e l'isolamento dell'Armenia dal resto del mondo. Come potremmo chiamare un simile comportamento, "memoria corta"?

L'inizio ufficiale della campagna elettorale è fissato il 19 gennaio 2008. Le elezioni saranno seguite da osservatori internazionali. In particolare arriveranno in Armenia 28 osservatori a lungo termine e 250 a breve termine dell'OSCE/ODIHR.
Benché i risultati della elezioni presidenziali in Armenia siano pressoché scontati, con la candidatura del primo Presidente si è guadagnato un pizzico di incertezza. L'Armenia si aspetta più o meno lo stesso scenario che si è creato in Russia, ovvero che l'attuale Primo ministro venga eletto Presidente e che il Presidente uscente sia nominato Primo ministro. Seguendo questa logica, ora nella sfera politica il dibattito è più su chi sarà il nuovo Primo ministro, e di conseguenza c'è meno interesse per la carica di Presidente.

Benché le reali possibilità per l'opposizione siano davvero poche, essa continua a lottare per correggere l'attuale legislazione elettorale, che lascia spazio a violazioni dei basilari diritti umani. Ciò riguarda in particolare l'articolo 301 del Codice penale armeno che recita: "Il pubblico richiamo ad impadronirsi del potere statale con la forza, sovvertendo l'ordine costituzionale della Repubblica di Armenia, è punito con un'ammenda da 300 a 500 volte il salario minimo, o con l'arresto da 2 a 3 mesi, o con la detenzione fino a 3 anni". Secondo l'interpretazione che ne dà l'opposizione, questa norma viola esplicitamente la libertà di espressione. L'altra interpretazione della legge, quella filogovernativa, la vede come una protezione del Paese contro l'anarchia. Un approccio più o meno moderato mira a riformulare questo articolo specificandolo ulteriormente, affinché il "richiamo" sia inteso come istigazione al conflitto armato. Il Difensore dei diritti umani in Armenia ha fatto appello alla Commissione di Venezia per avere un'opinione in merito.


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