Karabakh - dadivank , foto di Matteo Oliveri

Sull'esempio di Abkhazia e Ossezia del Sud, i politici del Nagorno Karabakh invitano a seguire con più determinazione l'obiettivo del riconoscimento della loro repubblica da parte della comunità internazionale

26/09/2008 -  Anonymous User

di Karine Ohanian*, IWPR , 11 settembre 2008
(tit.orig. Karabakhis' Renewed Independence Hopes)
Traduzione per Osservatorio Caucaso: Maria Elena Franco

Il conflitto in Georgia e il riconoscimento da parte della Russia di Abkhazia e Ossezia del Sud come stati indipendenti hanno scosso il conflitto irrisolto tra Armenia e Azerbaijan sul Nagorno Karabakh.

Due dei tre mediatori dell'OSCE impegnati a trovare una soluzione al conflitto del Nagorno Karabakh, il cosiddetto gruppo di Minsk - formato da USA, Russia e Francia - sono in disaccordo riguardo alla Georgia: Washington si è duramente opposta a Mosca che ha sostenuto l'indipendenza di Ossezia del Sud e Abkhazia.

"I mediatori nel processo di pace in Karabakh necessitano essi stessi di una mediazione tra loro", ha commentato Armen Sargsyan, deputato al parlamento del Nagorno Karabak. "Se si considera che i due poli opposti stanno riconoscendo un diritto all'autodeterminazione - l'Occidente in Kosovo e la Russia in Abkhazia e Ossezia del Sud - sarà interessante vedere cosa faranno insieme in Nagorno Karabakh".

La maggioranza armena del Nagorno Karabakh ha dichiarato l'indipendenza dall'Azerbaijan nel 1991, ed è separata de facto dall'Azerbaijan a partire dal 1994, da quando è finita la guerra. Nessuno però, nemmeno l'Armenia, ha riconosciuto il territorio come uno stato indipendente.

Per anni la Repubblica del Nagorno Karabakh ha fatto parte di un'informale "Comunità di Stati Indipendenti 2" insieme agli altri tre territori post-sovietici non riconosciuti, Abkhazia, Ossezia del Sud e Transnistria. Queste entità autoproclamatesi indipendenti si scambiavano osservatori alle elezioni e organizzavano convegni di alto livello. Circa tre anni fa, il Nagorno Karabakh ha iniziato a prendere un po' le distanze, dicendo che la natura dei loro conflitti era diversa.

Questo però non ha impedito alla leadership del Karabakh di congratularsi con Abkhazia e Ossezia del Sud per aver ottenuto il riconoscimento da Mosca. Il presidente del Nagorno Karabakh Bako Sahakian ha detto ai due presidenti Sergei Bagapsh e Eduard Kokoity che "la gente del Karabakh ha accolto questa tanto attesa notizia con gioia sincera", e ha anche espresso la speranza che "il riconoscimento internazionale dell'indipendenza darà un nuovo impulso allo sviluppo e alla prosperità dei nostri stati fratelli".

Anche il ministro degli Esteri del Nagorno Karabakh ha emesso un comunicato in cui accoglie con gioia l'evento ed esprime la speranza che "tutti i poteri interessati alla pace nella regione traggano delle conclusioni da quanto avvenuto nel Caucaso meridionale, e facciano dei passi concreti per risolvere i problemi con mezzi pacifici in un contesto di stabilità regionale".

I politici sono stati più diretti, dicendo che i karabakhi ora dovrebbero perseguire con più forza l'obbiettivo del riconoscimento internazionale. Il parlamentare Artur Tovmasian ha affermato che il caso dell'indipendenza del Nagorno Karabakh è come quello degli altri territori secessionisti: "Stiamo avanzando la proposta che il riconoscimento dell'indipendenza dell'Ossezia del Sud, dell'Abkhazia e, perchè no, del Kosovo vengano messi nell'agenda del Parlamento della Repubblica del Nagorno Karabakh", ha dichiarato Tovmasian.

Sargsyan, un membro del partito nazionalista Dashnaktsutiun (Federazione Rivoluzionaria Armena), concorda con il fatto che il Nagorno Karabakh dovrebbe riconoscere l'indipendenza di "tutte le entità statali non riconosciute", affermando che questo sarebbe un passo verso la riconciliazione degli interessi tra Washington e Mosca.

Anche il politico ed attivista umanitario Karen Ohanjanian ha parlato del riconoscimento dei territori, senza guardare alle loro alleanze internazionali, "così che le persone sulla terra possano vivere in un ordine mondiale condiviso da tutti".

In un incontro pubblico a Stepenakert sugli eventi in Georgia, si è discusso anche di cosa avverrà se l'Armenia non dovesse riconoscere ora l'indipendenza del Nagorno Karabakh e se Erevan potrà riconoscere l'indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud senza danneggiare i suoi rapporti con la Georgia.

La crisi georgiana ha già causato dei tagli di carburante in Karabakh. "Dovevo andare a lavorare a Erevan ed è stata una brutta sorpresa per me trovare i prezzi raddoppiati", ha detto Aren Baghdasarian, autista. "La gente diceva che in Georgia è stato fatto esplodere un ponte e quindi il petrolio non poteva essere importato". Baghdasarian ha affermato che molti dei suoi amici prevedono tagli di farina e gas.

Nelle piazze e negli uffici del Nagorno Karabakh, il conflitto georgiano ha monopolizzato le conversazioni degli ultimi mesi, risvegliando anche le memorie della propria guerra, condotta all'inizio degli anni '90.

Ruzanna Khachatrian, una commessa, ha affermato che quando ha visto alla televisione le immagini provenienti dall'Ossezia del Sud è scoppiata a piangere. "Mi ha fatto pensare a quando vivevamo con i topi in cantina durante i bombardamenti, e come ogni giorno persone anziane, innocenti, donne e bambini, perdessero la vita", ha detto. "Le guardavo e mi sentivo impotente, non sapevo come aiutare quelle persone e porre fine a questo spargimento di sangue. È stato terribile".

Svetlana Danielian, economista, ha affermato: "Se la Georgia avesse vinto, l'Azerbaijan avrebbe potuto seguire lo stesso percorso. Anche se so che il nostro esercito è più forte, nessuno, penso, vuole vivere un'altra guerra".

"Mi fa arrabbiare che nessuno, né qui né in Azerbaijan, prenda in considerazione l'opinione della gente comune. Mi fa arrabbiare che migliaia di vite possano essere stroncate a causa dell'ambizione di due o tre potenti. Ma se la guerra inizia, noi dovremo resistere perchè non abbiamo altro posto in questo mondo al di fuori del Karabakh"

L'ex candidato presidenziale Masis Mailian, ora esperto indipendente, ha affermato che sperava che la crisi in Georgia "raffreddasse le teste calde" che in Azerbaijan e in ogni altro luogo pensavano di poter riprendersi territori separatisti con la forza. Secondo Mailian questo ha rivelato la debolezza degli sforzi internazionali per prevenire il conflitto in Caucaso. "Gli eventi in Ossezia del Sud hanno mostrato la poca efficacia dei meccanismi internazionali per stabilizzare la situazione nella zona di conflitto tra Georgia e Ossezia del Sud", ha affermato Mailian. "Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU non è stato capace di prendere nessuna decisione adeguata" .

L'analista politico David Babayan sperava che il riconoscimento di Abkhazia e Ossezia del Sud avrebbe stabilito un precedente per il Nagorno Karabakh, ma ha spiegato che questo non era il punto più importante. "Il riconoscimento del Karabakh è solo una questione di tempo, ma fortunatamente la gente qui è pronta a sbarazzarsi del cosiddetto "complesso del non riconoscimento", e non lega il suo futuro esclusivamente al riconoscimento dell'indipendenza. Anche il contrario è vero - pensano al riconoscimento come a un qualcosa che viene con l'acquisizione di un certo livello di statualità."

*Karine Ohanian è una corrispondente del giornale "Demo" nel Nagorno Karabakh


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