Nella regione di Javakhéti - Eurasianet

La regione di Javakhéti, povera e prevalentemente agricola, attraversa una grave crisi dalla chiusura della base militare russa che vi aveva sede. Promesse a vuoto del Presidente georgiano Saakashvili ed i contadini che continuano a prendere "il treno delle patate"

07/02/2006 -  Anonymous User

Di Olesya Vartanian - IWPR
Tradotto a cura di Osservatorio sui Balcani e Courrier du Caucase, gennaio 2006

Il piccolo treno ghiacciato era completamente vuoto, e poi in poco tempo si è riempito di patate e dei loro proprietari. Due uomini sono saliti con due pesanti sacchi sulle spalle, e poi tutti i corridoi e gli scompartimenti si sono riempiti di sacchi. Quando il treno è partito i passeggeri si sono seduti in cima al cumulo di sacchi, nel poco spazio rimasto tra questi ultimi ed il soffitto.

Il treno è composto da due soli vagoni e fa spola tre volte a settimana tra Ninotsminda e Tiblisi, dal mese di aprile sino a fine dicembre. Trasporta pesce, formaggio ma soprattutto patate: l'elemento tipico dell'alimentazione della gente della regione di Samtskhe-Javakheti.

Il treno è la sola opportunità che i produttori di patate hanno per vendere il proprio raccolto. I primi tre mesi dell'anno il treno è bloccato dalla neve, ed anche le strade, e queste ultime sono in tale stato che il trasporto su gomma non coprirebbe le spese.

Lo scorso settembre la speranza di superare tutte queste difficoltà è nata tra gli abitanti della regione dopo la visita del Presidente Mikhail Saakashvili che ha annunciato che l'intera produzione di patate, di carne e di prodotti caseari della regione sarebbe stata acquistata dall'esercito georgiano.

Quando gli è stato chiesto, durante un incontro pubblico nel distretto di Ninotsminda, cosa di preciso avesse intenzione di acquistare l'esercito il Presidente Saakashvili ha risposto: "Tutto ciò che è prodotto nella regione di Javakheti, e potrebbe non essere ancora sufficiente per l'esercito georgiano". Poco tempo dopo, a Tibilisi, aveva promesso che "nemmeno uno dei nostri concittadini della comunità armena resterà senza risorse". L'inquietudine in merito all'andamento dell'economia locale si è accentuata con la chiusura della base russa di Akhalkalaki, dove erano assunti numerosi abitanti della regione.

Dopo la visita del Presidente il ministero della Difesa aveva aiutato nel creare dei punti di raccolta per i prodotti locali ed i militari avevano messo a disposizione i propri veicoli per portare i propri prodotti in questi punti di raccolta. Furono create delle liste di agricoltori pronti a vendere i propri prodotti.

Ciononostante il ministero della Difesa si era rifiutato di rispondere ai giornalisti in merito alla quantità di raccolto che si intendeva acquistare ed il prezzo, limitandosi ad un evasivo "stiamo redigendo un piano d'azione".

Quando infine, a novembre, l'esercito ha iniziato ad acquistare la maggior parte del raccolto è rimasto invenduto. Le statistiche ufficiali hanno riportato che la regione di Javakheti aveva prodotto 30 volte più patate di quante i 20.000 uomini dell'esercito georgiano riuscissero a consumare e 210 volte più di latte.

Questo ha causato la disperazione degli abitanti. "Avevo già iniziato a fare dei calcoli, a fare un piano per restituire i miei debiti, per acquistare delle cose, e con mia moglie ci si era detti che era terminato il patire e che dal prossimo raccolto avremmo addirittura risparmiato qualche cosa" si lamenta Misha Putulian, un agricoltore del villaggio di Khojabeg. "Cos'è successo? All'inizio ci era stato detto che avrebbero acquistato un mille tonnellate di patate ed alla fine, poco a poco, si è scoperto che quest'anno l'esercito ne aveva bisogno solo di 125. Ed alla fine hanno acquistato tutto altrove e ci hanno dimenticati".

"Noi siamo un'azienda commerciale. Ci hanno detto di acquistare 125 tonnellate e noi l'abbiamo fatto dia primi che sono arrivati. Le liste non servivano a niente. C'erano sopra i nomi di contadini che abitano in villaggi tanto remoti che avremmo perso soldi ad andare laggiù per prendere le patate", spiega Jumber Lomidze, responsabile degli acquisti per l'esercito.

Secondo Nana Intsikirveli, portavoce del ministero della Difesa, lo scorso anno l'esercito avrebbe acquistato nella regione lo scorso anno 240 tonnellate di patate e 35 di carne. Ma ha poi aggiunto che vi era in programma, per il 2006, di acquistare sei volte di più. "La gente è stata illusa. E' logico perché il tutto aveva un fondamento politico e le decisioni erano prese per abbassare la tensione in seguito alla chiusura della base russa", spiega Gia Nodia, un analista politico.

Per l'anno nuovo, come accade sempre, le vie di Akhalkali erano piene di automobili venute da Tiblisi, piene di oggetti per la casa da scambiare con le patate. Yegish Sirakanian, del villaggio di Gandza, racconta che si aspettava quanto poi accaduto e che era contento di essere andato in città a vendere le sue patate. "Adesso abbiamo sufficiente denaro per vivere sino a quanto i nostri ragazzi non ritornano". "I nostri ragazzi" sono i giovani della famiglia che, come altri del villaggio, sono partito per la Russia per dei lavori stagionali, per aiutare le loro famiglie.

Javakheti est la regione principale nel Paese per la produzione di patate e formaggio. Il responsabile per il settore agricolo della regione, Norik Saakian, spiega che la produzione aumenta del 10% ogni anno, ma che il problema più grosso è piazzare sul mercato il prodotto.

Ai tempi dell'Unione Sovietica lo Stato acquistava il prodotto dalle fattorie collettive. Ora invece l'assenza di acquirenti di un certo peso ha creato il fenomeno del "treno delle patate". Quest'ultimo è un vero e proprio progetto di assistenza sociale e non porta alcun vantaggio alle ferrovie georgiane.
Gli agricoltori pagano 8 lari (4,5 dollari) per andare a Tiblisi e 1,5 lari per ogni sacco portato con loro. Quando arrivano, il mattino presto, alla stazione Navlugi di Tiblisi, gli acquirenti li aspettano ed iniziano le compravendite. Per un chilo di patate ricavano circa 25 letri (25 cents).

«Gli acquirenti la fanno da padroni e la gente della nostra regione può vendere solo ad alcune persone . A volte arrivano anche a minacciarli ed allora provo ad intervenire. Ma nessuno può avere a che fare con questa mafia", spiega Armen Khovanasian, un poliziotto del villaggio di Ninotsminda che accompagna il treno. Qualche ora più tardi, le patate vengono rivendute almeno al doppio.
Quando il treno lascia Tiblisi è quasi vuoto e Masrop ha l'aria contenta. Con i soldi guadagnati dalle sue patate ha comperato alcuni sacchi di mandarini per i suoi figli.


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