Stabiliti dalla Legge finanziaria 2007 gli stanziamenti per l'Aiuto allo Sviluppo. Vivace il dibattito, nonostante l'aumento sensibile rispetto ai fondi previsti dalla finanziaria precedente

24/10/2006 -  Nicole Corritore

Con la Legge finanziaria 2007, approvata dal Consiglio dei Ministri lo scorso 29 settembre e presentata in Parlamento il primo ottobre, sono stati definiti anche gli stanziamenti per l'Aiuto Pubblico a favore dei Paesi in via di Sviluppo (APS). Lo stanziamento, pari a 600 milioni di euro, comporta un incremento del 50% rispetto ai fondi previsti dalla finanziaria del 2006.

Nonostante il sensibile aumento, lontano per l'Italia l'obiettivo dello 0,33% del prodotto interno lordo per l'Aiuto Pubblico allo Sviluppo entro il 2007, come stabilito dagli Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo (Millennium Development Goals o MDG) fissati dalle Nazioni Unite e sottoscritti dai 191 stati membri sei anni fa. L'Italia infatti si attesta ancora sullo 0,15% del PIL e il governo si è impegnato a proseguire nell'aumento dell'APS con l'intento di raggiungere entro il 2010 la tappa dello 0,51% del PIL e tendere allo 0,70% previsto per il 2015, come dichiarato dal sottosegretario agli Esteri con delega ai diritti umani e alla democrazia, Gianni Vernetti. Intento sottolineato anche da Patrizia Sentinelli, viceministra agli Esteri con delega alla cooperazione il 16 ottobre da Lussemburgo, dove ha partecipato alla riunione del Consiglio Affari Generali sul Commercio legato allo Sviluppo. In questa occasione ha dichiarato che sebbene l'Italia sia ancora molto indietro rispetto alla percentuale del PIL dedicata da altri Paesi europei all'APS, con la recente finanziaria c'è stata una netta inversione di tendenza.

Immediate alcune reazioni provenienti dall'ambiente delle Organizzazioni Non Governative. Il CINI - Coordinamento Italiano Network Internazionali in un comunicato stampa recita: "Le ONG italiane riconoscono al governo di aver lanciato un segnale di rivalutazione dell'importanza politica che rivestono le attività di cooperazione dell'Italia". Prosegue poi il comunicato in maniera critica con le parole di Raffaele K. Salinari, portavoce di CINI nonché presidente di "Terre des Hommes": "Pur capendo il contesto della manovra e l'incremento di solo 220 milioni rispetto all'anno scorso, rimane il fatto che è nostro dovere incalzare il governo sul rispetto del patto stipulato in campagna elettorale con le ONG internazionali e gli organismi multilaterali". Salinari si riferisce, come dichiarato nello stesso comunicato, alla promessa del progressivo aumento del PIL destinato alle attività di Lotta alla Povertà allo 0,33% in tre anni e poi allo 0,7%. Salinari sottolinea inoltre: "A questi fondi si dovranno al più presto aggiungere 150 milioni di euro per il pagamento della quota italiana al Fondo globale contro l'AIDS ed un preciso accordo di indirizzo per chiarire l'utilizzo dei fondi stanziati per la cooperazione che, in nessun caso, dovranno essere dirottati per le missioni militari". In linea con la questione sollevata da Salinari, Patrizia Sentinelli, nel corso di un'audizione alla Commissione esteri della Camera del 18 ottobre, ha richiesto che nella Finanziaria venga inserito un fondo speciale di 150 milioni di euro a copertura degli arretrati dovuti al Fondo globale per la lotta all'AIDS, alla tubercolosi e alla malaria.

In una lettera scritta il 19 ottobre per Lettera 22 da Raffaele Salinari a nome del CINI riguardo alle dichiarazioni di Patrizia Sentinelli si legge. "Se questo scenario dovesse concretizzarsi, il gap tra gli impegni assunti dall'Unione in campagna elettorale, lo 0,33% del PIL cioè circa un miliardo di euro, a fronte dello 0,15% di oggi, registrerebbe un passo ulteriore anche se la rata del Fondo non deve essere in alcun modo conteggiata tra i fondi per la cooperazione". Aggiunge che rimangono due punti cruciali da affrontare, per mettere in pratica gli intenti del governo: "La prima riguarda il come arrivare alla quota inizialmente prevista. In Finanziaria non risulta ancora nessun dispositivo automatico per portare i fondi verso lo 0,33% né tanto meno verso lo 0,7%, una mancanza preoccupante alla luce delle ristrettezze e delle richieste provenienti da varie parti. Un secondo ordine di problemi, ancora più politico, concerne la riforma della vetusta legge 49/87, oramai inservibile per ogni azione di cooperazione degna di questo nome."

Sempre durante l'audizione alla Commissione esteri, la viceministra Sentinelli ha illustrato le linee di indirizzo per l'Aiuto Pubblico allo Sviluppo. In questa occasione ha sottolineato: "qualità, quantità e continuità devono essere alla base degli impegni assunti dalla cooperazione e dal governo italiano" e ha ripreso il problema della riforma della legge 49 del 1987: "una legge che dopo trent'anni è superata e va modificata. E che dovrà avere come obiettivi principali pace e solidarietà internazionale". Dopo aver puntualizzato che "la cooperazione è elemento fondante della politica estera italiana", la viceministra ha ribadito che occorre fare distinzione tra operazioni militari e interventi umanitari per non generare caos e mettere in pericolo la sicurezza degli stessi cooperanti.

Preoccupazioni che emergono nettamente anche dal dettagliato rapporto "Finanziaria per noi!" realizzato dalla "Campagna Sbilanciamoci!" e aggiornato al 12 ottobre 2006. Nel quarto capitolo "Disarmare l'economia e costruire la pace" vengono analizzati lo stato di stallo delle politiche pubbliche nell'ambito della cooperazione allo sviluppo, i ritardi dell'Italia di fronte agli impegni presi internazionalmente e il fallimento della legge 49, e lanciate delle concrete proposte di reperimento dei fondi e di utilizzo degli stessi.

Questioni che aveva ripreso anche Alain Economides, Direttore Generale della DGCS (Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo) nel suo intervento alla Tavola Rotonda "Il futuro della cooperazione allo sviluppo" organizzato dall'Associazione ONG Italiane lo scorso 29 settembre. "La DGCS ha bisogno di obiettivi chiari, a cui segue la ripartizione delle risorse che si collegano strettamente ai primi ma poi queste devono essere sicure senza tagli in corso d'anno" ha dichiarato Economides "c'è poi il problema della normativa, cioè i tempi rapidi e l'efficienza dei progetti e delle procedure". Rispetto al piano organizzativo ha sottolineato che uno dei punti cruciali da risolvere è il rapporto tra normativa e funzione delle ONG, dove vi sono delle discrepanze notevoli. Ha concluso il suo intervento mostrando l'intenzione di trovare soluzioni coerenti e condivise: "in prospettiva credo che ci sia bisogno da parte nostra di maggiori finanziamenti, un miglioramento delle procedure e, progressivamente, un dialogo che ci faccia risolvere insieme i nodi che finora non sono stati superati."

Dunque con la finanziaria divengono ancora più pressanti le questioni importanti da affrontare, dalla necessità di mantenere costante negli anni l'aumento dei fondi per l'APS al bisogno di definire chiaramente la ripartizione che se ne farà, fino all'urgenza di concludere il processo di riforma della legge 49 che regolamenta il settore della cooperazione allo sviluppo ed infine, ma non meno importante, delineare la direzione politica e organizzativa in questo ambito.