Home / Tutte le notizie / Eccesso di memoria, eccesso di oblio

Commenti

una volta che siamo d'accordo

Caro Alexpg, una volta che siamo d'accordo. Infatti, è incredibile quello che fanno, noi guardiamo e ridiamo e loro convinti nella loro presunzione di aver scoperto acqua calda. E poi si ricomincia. Non è quasi mai il problema la storia di per se. Probabilmente questa mostra sarà pure con i dati veri, non lo so. Il problema è la sua strumentalizzazione politica e il tacere dei propri crimini. Mettendoli invece entrambe forse, FORSE, si potrebbe arrivare ad una riconciliazione.

Numeri

Sono molto d'accordo con il tuo commento cara Jasmina. Non solo è inutile, ma è spospratutto ingiusto non ricordare la nazionalità di vittime massacrate precipuamente per motivi etnici. E' una chiaro negazionismo storicon nonchè la riproposizione di alcune pratiche Jugoslave che hanno contribuito alle ultime guerre balcaniche: la proposta degli emeriti esperti sembra quella di "ricominciare d'accapo come se niente fosse successo" (o come se Tito fosse ancora vivo). La storia a loro sembra non insegnare nulla. Resta però il problema opposto al negazionismo: se la storia viene utilizzata strumentalmente, sottolineando solo gli aspetti che alimentano vittimismo, odio e spirito di rivalsa (non ho visitato la mostra, spero di farlo, mi baso solo sull'articolo). Quindi forse è il caso di riallestire la mostra ma non con questi "esperti", magari scegliendoli nei Balcani. Ma esistono studiosi abbastanza sensibili da raccontare la verità senza usarla a fini politico-nazionalistici? Io spero di si, ma sarebbe il caso di tirar fuori qualche nome, di conoscerli e farli conoscere.

mostra delle vittime non serbe

Sarrei invece propensa a mettere una mostra analoga a questa che contestate ora che è di stampo prettamente opposto: mostrare i dati asciutti di quello che fu fatto a Prijedor negli anni 90. Così alla fine si arriverà a quella che desiderate ora.

negazione all'apartenenza

Ottimo lavoro.
Avrei dei dubbi sulla risposta non etnica e immediatamente antropologica su una persecuzione di netto stampo etnico, di appartenere cioè ad una razza piuttosto che ad un altra. Dire che a Jasenovac ci sono stati anche croati antifascisti ecome dire che ad Aushwitz ci sono stati anche dei tedeschi che si opponevano al nazismo. E c'erano. Ma Auschwitz è il luogo di sterminio prevalentemente degli ebrei. Ovvio che devono essere nominati e giustamente commemorati i zingari, omosessuali, slavi e tutti quelli che vi trovarono la morte. Ma negare quel primo passo, cioè, il diritto ai serbi di piangere il loro olocausto senza paventarlo come un trofeo (come anche gli ebrei e i musulmani di Bosnia), mi sembra pericoloso e parziale, facendo subito invece questo salto "antropologico". Proprio per questo motivo i nazionalismo sono esplosi negli anni 90. Perchè si è sempre negata l'appartenenza etnica nel nome del uomo jugoslavo. Doveva avvenire dal basso, col tempo, oppure un po' e un po', ma non negando i localismi. Si può dire che nella WWII l'intera popolazione serba di Kozara fu sterminata e portata a Jasenovac o no? Si può dire che negli anni 90 furono sterminati quelli che serbi non erano? Dove è il problema nel dire la verità? La manipolazione viene dopo e questo è il rischio che si corre. Nel nome della paura allora noi dobbiamo manipolare anche la verità?

creative commonsTutti i contenuti disponibili sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso sono distribuiti con licenza Creative Commons, se non diversamente indicato. Se vuoi ripubblicare questo articolo sul tuo blog o sito internet puoi farlo utilizzando la dicitura "Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani e Caucaso" includendo un link attivo diretto alla pagina dell'articolo e indicando il nome dell'autore. E' gradita una e-mail di segnalazione alla redazione dell'avvenuta ripubblicazione: redazione@balcanicaucaso.org

Twitter
Facebook
G-plus
Youtube
Flickr
rss
Zograf - Graz
Esplora

Newsletter

Settimanalmente le nostre notizie. Per iscriversi inserire l'email

Programma SeeNet

seenet5_medium

Il Programma di cooperazione decentrata SeeNet II, promosso dalla Regione Toscana e co-finanziato dal Ministero Affari Esteri italiano, coinvolge 6 Regioni, la Provincia Autonoma di Trento, la società civile italiana e 47 autorità locali nel sud-est Europa. Osservatorio Balcani e Caucaso è il partner per l'attività di informazione e approfondimento

Vai alla sezione dedicata

progetto di: riga promosso da: riga con il sostegno di:
Fondazione Opera Campana dei Caduti Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani Provincia autonoma di Trento Comune di Rovereto