Il 2 aprile scorso si è tenuto a Sarajevo un incontro tra persone e organizzazioni italiane e bosniache per riflettere sul ruolo che la cooperazione internazionale in Bosnia Erzegovina ha avuto fino ad oggi e sulle sue prospettive future

13/04/2006 -  Roberta Bertoldi

La sala del "Kino Teatar Prvi Maj" (ex Kino Bosna) si è via via riempita di gente che da anni lavora a progetti di cooperazione in Bosnia Erzegovina e che volentieri ha accettato l'invito da parte dell'Associazione ADL a Zavidovici ad avviare un confronto di riflessione e approfondimento, insieme con le organizzazioni bosniache, su alcuni importanti temi della cooperazione internazionale: come si intende la cooperazione; - quale sia il livello di condivisione nella realizzazione degli interventi; - quale sia il ruolo della cooperazione nel creare dinamiche comunitarie e identitarie; - che cosa significhi fare cooperazione nel tempo dell'interdipendenza.

A moderare il dibattito Agostino Zanotti dell'Associazione ADL a Zavidovici onlus che ha ricordato come l'anno 2005 abbia segnato il decennale di eventi di grande portata storica: l'eccidio di Srebrenica, la fine della guerra in Bosnia Erzegovina, la firma degli Accordi di Dayton. "Dopo più di dieci anni di presenza nei Balcani con interventi e progetti di cooperazione internazionale, contraddistinti dalla ricerca di costruire un futuro comune ma anche da vistose contraddizioni è necessario" rileva Zanotti "un confronto con i soggetti che in vario modo hanno operato ed operano in questo Paese. E' fondamentale oggi una valorizzazione delle risorse e delle competenze locali in una logica di reciprocità".

Risto Karajkov del Program Officer BCYF, Macedonia ha aperto i lavori presentando un quadro degli aiuti internazionali alla BiH attraverso un'analisi dettagliata delle positività e criticità del sistema: pur riconoscendo agli aiuti internazionali il merito dei cambiamenti avvenuti in BiH negli ultimi dieci anni è compito e diritto del beneficiario cercare un miglioramento. Il dibattito è uno dei passi più importanti in questa direzione.
Per Risto Karajkov una delle criticità maggiori negli aiuti umanitari è la "mancata corrispondenza tra le necessità effettive della popolazione e i programmi di cooperazione". Tale criticità è basata sul disequilibrio di potere tra i donatori e i beneficiari. Accade che un programma di intervento rivolto a Paesi in via di sviluppo venga replicato ovunque senza adeguate conoscenze di contesto. "Nei Balcani ad esempio, quando negli anni '90 si sono avviati programmi di aiuti internazionali, si è fatto riferimento e si sono replicati programmi già realizzati in Zambia".

Il controllo locale del progetto è solitamente compito dei donatori che stabiliscono anche le priorità e questo, aggiunge Karajkov "comporta demotivazione e scarsa collaborazione da parte dei beneficiari, se non rifiuto". Sottolinea poi che "i consulenti e i responsabili dei progetti di cooperazione sono per lo più stranieri: per coprire i loro compensi si spende circa 1/4 del costo dell'intero progetto e non vengono impiegati esperti e consulenti locali".
Obiettivi degli aiuti internazionali sono la ricostruzione, la stabilizzazione e lo sviluppo locale, ma spesso gli stessi divengono strumento di controllo, che impongono condizioni (spesso politiche) per la concessione dell'aiuto. Per quanto riguarda i Balcani occidentali il condizionamento può manifestarsi attraverso l'imposizione a collaborare con il Tribunale internazionale dell'Aja, oppure a non sostenere un partito nazionalista.... sebbene uno dei maggior problemi sia la "ghettizzazione" ottenuta tramite il regime dei visti d'ingresso, che impedisce la mobilità nei paesi dell'Unione Europea. "I visti d'ingresso sono uno strumento per ricattare i Balcani".

Altra pesante criticità sottolineata da Karajkov è la mancanza di una valutazione finale nei progetti di cooperazione. Per un problema di costi solitamente si tralascia l'importante fase di valutazione dei risultati, utile non solo per soppesare la "bravura" dei soggetti attuatori, ma anche, se non soprattutto, per assumere i necessari aggiustamenti di intervento affinché gli effetti degli stessi risultati divengano permanenti.

Ha quindi preso la parola Rada Zarkovic, Componente del Direttivo della Cooperativa "Insieme" di Bratunac (Bosnia) che ha sottolineato come nella popolazione bosniaca sia forte la convinzione che gli aiuti umanitari sono necessari per il Paese. Anche la signora Zarkovic denuncia il mancato coordinamento con il territorio nella definizione dei programmi di intervento. Gli aiuti umanitari seguono i programmi delle Nazioni Unite, portando a delle situazioni paradossali per cui, ad esempio, nell'anno internazionale degli anziani vengono realizzati programmi indirizzati a un'unica categoria mentre il resto della popolazione viene dimenticato.

"E' fondamentale oggi ricordare che l'emergenza è finita" dichiara Rada Zarkovic "ora si devono incentivare progetti di sviluppo i quali, a differenza dei programmi di emergenza che potevano essere svolti da singole ONG, necessitano di un coinvolgimento comune di più soggetti sul medesimo obiettivo affinché creino uno sviluppo sostenbile delle comunità coinvolte". Nasce così dalla sollecitazione di Rada Zarkovic l'importante proposta emersa in questo incontro: la costituzione di un coordinamento, una rete tra le diverse associazioni che operano in Bosnia Erzegovina che faciliti lo scambio di informazioni e di contatti per un'efficace collaborazione.

A seguire l'intervento di Marco Bruccoleri, responsabile Ics in Kosovo e in Bosnia Erzegovina. Broccoleri ha accolto con entusiasmo la proposta di Rada Zarkovic di mettere in rete le esperienze comuni, rilevando come questo bisogno sia importante "anche tra le ONG italiane, poiché il cambiamento delle politiche nazionali e internazionali nell'ambito della cooperazione allo sviluppo ha nel tempo spostato l'obiettivo dalla cooperazione alla competizione". Compito di queste reti locali deve essere innanzitutto quello di mantenere centrali i bisogni della gente, ma anche la creazione di nuove proposte strategiche da sottoporre ai grandi donatori.

L'intervento di Michele Nardelli, per Osservatorio sui Balcani, ha ripercorso l'analisi sullo stato dell'arte della cooperazione internazionale. Per Nardelli essa deve mutare in un concetto di cooperazione permanente tra territori, cioè in cooperazione comunitaria. "Il pensiero deve andare oltre l'emergenza, oltre la dimensione economica e occuparsi della convivenza" ha sottolineato Nardelli, aggiungendo che "ènecessario ripensare la cooperazione nel segno della reciprocità, perché sia sostegno alle comunità nel percorso di riappropriazione delle proprie risorse". Non solo: sia la politica che la cooperazione, devono essere improntate a criteri di reciprocità ed eticità.

Grazia Paoleri, coordinatrice di Ai.Bi.-Amici dei Bambini in Bosnia Erzegovina, denuncia nella sua analisi il mancato coordinamento tra le diverse ONG italiane che operano nel Paese e che spesso tendono a replicare interventi analoghi. "La cooperazione italiana è arrivata in Bosnia dieci anni fa con aiuti di primo soccorso e oggi" sostiene Paoleri "ancora molte ONG sono ferme ad una tipologia di aiuto post bellico. La cooperazione allo sviluppo prevede interventi ben diversi da quelli di emergenza: necessita di esperienze tecniche e di competenze". Ha poi concluso che "per Ai.Bi. questi ultimi 12 anni di permanenza nel Paese sono stati un fondamentale laboratorio che ha condotto l'Associazione a rivedere le proprie politiche di cooperazione".

Zlatko Malic della Caritas bosniaca ha sottolineato in positivo la presenza italiana in Bosnia Erzegovina soprattutto nell'ambito della formazione e dell'educazione. "Ora è importante lavorare in Italia" dice Malic "affinché i problemi e tutto ciò che riguarda la Bosnia Erzegovina siano conosciuti e presi in considerazione dai media". Anche per Malic è auspicabile la nascita di un coordinamento locale ad uso delle diverse associazioni che operano nel Paese, anche straniere.

Questa serena giornata di confronto, consentita dall'impegno dell'Associazione ADL a Zavidovici, si è conclusa sottolineando la necessità, emersa in tutti gli interventi in sala, di creare spazi di costante confronto, conoscenza, scambio di informazioni ed analisi relative alle problematiche correlate al fare cooperazione, auspicando anche la costituzione di una rete delle diverse associazioni, italiane e bosniache, che operano in Bosnia Erzegovina.

Presentazione dell'intervento di Risto Karajkov
in lingua italiana (.pdf)
in lingua bosniaca (.pdf)