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A conclusione del festival Kaleidoskop, un bilancio dell'evento e delle relazioni fra Bologna e Tuzla. Intervista a Lucia Fresa, Ufficio relazioni internazionali, cooperazione e progetti del Comune di Bologna

11/08/2009 -  Irene Dioli

Si è svolto dal 30 luglio al 2 agosto il festival Kaleidoskop - "l'Arte del dialogo e il dialogo dell'Arte", nato da una relazione di amicizia e collaborazione di lungo corso tra le città di Bologna e Tuzla, gemellate dal 1994 e dedicato all'incontro e al dialogo fra giovani artisti e gruppi musicali locali e internazionali. Ne parliamo con Lucia Fresa, Ufficio Relazioni internazionali, cooperazione e progetti del Comune di Bologna.

Si è concluso da pochi giorni il festival Kaleidoskop, nato dalla collaborazione fra le città gemellate di Bologna e Tuzla. Che tipo di bilancio possiamo farne?

Penso che il bilancio sia molto positivo. Tutti gli eventi in programma si sono realizzati come previsto e la partecipazione è stata molto ampia, dai volontari di Tuzla che hanno collaborato con la municipalità e con la Casa della Fiamma della Pace per la realizzazione del festival, al pubblico che per alcuni eventi è confluito dalle città vicine, alle città e ai gruppi stranieri che hanno partecipato sia come protagonisti di alcuni eventi che come pubblico, agli ospiti provenienti da diverse parti del mondo. Il sindaco Imamović ha già annunciato, in chiusura del festival, che l'anno prossimo ci sarà una seconda edizione di Kaleidoskop e che la municipalità è pronta a cercare sponsor locali e a finanziare quanto necessario, qualora non vi fossero finanziamenti provenienti da progetti internazionali.

Qual è stata la partecipazione, sia a livello di artisti che di pubblico?

Per quanto riguarda gli artisti, vanno segnalati alcuni artisti di fama internazionale, provenienti dai Balcani, tra i quali Mirko Ilić, designer grafico di origine serbo-croata che lavora a New York, che ha realizzato durante il festival alcuni laboratori con i giovani grafici, così come la mostra "Retrospettiva: fumetti, design, multimedia 1975-2008" alla Galleria Internazionale del Ritratto, in collaborazione con l'Ambasciata Croata e la città di Rijeka; Safet Zeć, scrittore; Mensur Bektić, artigiano di Sarajevo, che ha realizzato un laboratorio di lavorazione del rame e della filigrana insieme agli studenti della Scuola d'Arte di Sarajevo. Tra gli eventi che hanno avuto maggiore successo, segnalerei i laboratori di costruzione di cartoni animati a cura della Cineteca di Bologna, rivolti a bambini e ragazzi, che hanno visto la partecipazione di circa 40 giovanissimi, e la realizzazione di un cartone animato sul tema dell'incontro e del dialogo; il workshop creativo curato da Mirko Ilić insieme a giovani grafici italiani e bosniaci; l'incontro con Jeff Halper, direttore del Comitato Israeliano contro la Demolizione delle Case (ICAHD); i concerti che per tre serate hanno portato a Tuzla gruppi emergenti provenienti da Bosnia Erzegovina, Serbia, Italia, Croazia, Paesi Bassi e Francia, come ad esempio Il Parto delle Nuvole Pesanti, i Les Fauves e le Diva Scarlet dall'Italia, i Darkwood Dub e i Nenormalni Balašević dalla Serbia. L'atmosfera dei concerti era di grande festa, con un pubblico molto misto, non solo di giovani. Penso ci siano state circa mille persone a serata. Bologna ha partecipato con il Comune e l'Università, ma soprattutto con giovani musicisti, fotografi, designer, grafici, pittori, "writer" e registi, in collaborazione con il festival "Iceberg - Giovani artisti a Bologna" e con la redazione Flashvideo dell'Ufficio Giovani. Chi andrà a Tuzla avrà modo di farsi un'idea dell'atmosfera che si è vissuta durante Kaleidoskop anche osservando i disegni dei writer nel Parco della Città e all'Istituto di Cultura Francese. Erano presenti inoltre delegazioni croate e francesi.

Può parlarci del progetto di più ampio respiro all'interno del quale si inquadra l'evento festival?

Il festival si colloca nel contesto del progetto "Culture II: Arte del dialogo, dialogo dell'arte", coordinato dal Comune di Bologna, in partenariato con la città di Tuzla e il Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Bologna. Il progetto prosegue una prima fase progettuale ove si sono realizzati laboratori di formazione sulla promozione del turismo culturale e delle relazioni internazionali in ambito urbano ed intende rafforzare e promuovere gli strumenti e le potenzialità di Tuzla in ambito culturale. Le direttrici sono principalmente due: la didattica e l'allestimento museale rivolti alle scuole e la valorizzazione dell'industria creativa e del talento giovanile, attraverso, appunto, un festival internazionale come Kaleidoskop.

Che tipo di relazione si è creata con amministrazione locale, artisti e cittadinanza della città di Tuzla?

Bologna è città gemella di Tuzla fin dal 1994 e la collaborazione si è sviluppata progressivamente, dall'assistenza umanitaria, alla ricostruzione, intesa sia come riabilitazione di strutture sia come ricomposizione del tessuto sociale, attraverso l'Ambasciata della Democrazia Locale e gli importantissimi progetti di associazioni come Adottando e Tuzlanska Amica, i rapporti tra le due Università, fino alla fase progettuale in corso, finanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna. I progetti e le relazioni sono stati tanti. Ciò chiaramente rende più facile la collaborazione operativa tra le due città e allo stesso tempo rende più interessante, per chi lavora sulla cooperazione internazionale, rinnovarsi e cercare di inserirsi il più possibile, sotto la guida dell'amministrazione locale, nella strategia di sviluppo della città. Ovviamente il contesto più ampio resta quello bosniaco, con tutte le difficoltà dettate dal panorama politico nazionale. L'importanza e la novità di Kaleidoskop credo stiano anche nell'avere rafforzato questa rete di relazioni, soprattutto per quanto riguarda i settori dei giovani e della cultura. Ad esempio, si sta già programmando il soggiorno di alcuni giovani bosniaci a Bologna, per lavorare alla realizzazione di Kaleidoskop 2010 o un altro progetto ad hoc, così come la redazione congiunta di una proposta progettuale da presentare alla Commissione Europea.

Quali sono state le difficoltà incontrate nell'organizzazione e svolgimento del progetto?

Il progetto si è sviluppato senza difficoltà particolari, probabilmente perché le due amministrazioni collaborano da tempo e perché i ruoli dei partner erano chiari fin dall'inizio, e forse anche per la modalità della progettazione, nata da un semplice incrocio della domanda da parte di Tuzla e dell'offerta da parte di Bologna. Tuzla ha indicato una serie di priorità sulle quali lavorare e Bologna ha scelto, quelle sulle quali avrebbe potuto offrire di più, in termini di esperienza e di buone pratiche. Così, la scelta è ricaduta sul turismo culturale e sulle relazioni internazionali in ambito urbano, con il coordinamento scientifico dell'Università di Bologna (Dipartimento di Scienze dell'Educazione, CIRDCE e SPISA). Lavorare sul turismo culturale a Tuzla significa avere ben presenti i limiti dettati dal contesto locale, uno dei maggiori poli industriali dell'ex-Jugoslavia, e dalla carenza di infrastrutture. Da qualsiasi aeroporto internazionale della regione occorrono circa 3 ore di guida, poiché né la rete stradale né la rete ferroviaria sono ancora sufficientemente sviluppate. Questo però non significa che un appropriato lavoro di ricerca e di sviluppo non possa portare ad un significativo miglioramento dell'offerta turistica e culturale, visto anche che il Lago Salato, situato nel centro della città, fa confluire ogni estate migliaia di visitatori. Per quanto riguarda il festival, si tratta di una prima edizione, di un momento per molti aspetti ancora formativo. Vi sarà una valutazione congiunta degli esperti di Bologna e di Tuzla sulle positività e sulle criticità, a livello organizzativo, di contenuti e di promozione dell'evento, al fine di migliorare la prossima edizione. Il programma era molto intenso, gli eventi forse troppi, il tema del "dialogo" non sempre evidente, l'organizzazione forse concentrata eccessivamente negli ultimi mesi. Un dato sicuramente positivo, la collaborazione di decine e decine di giovani volontari di Tuzla, sempre disponibili a risolvere qualsiasi imprevisto, e il grande interesse dei media locali e federali.

Che continuazione si prevede per questo percorso di relazione tra Bologna e Tuzla?

Pare che il festival sia stata un'esperienza molto positiva, sia per Tuzla sia per Bologna, quindi penso che le due città manterranno una rete di collaborazioni per la preparazione del prossimo festival. A parte questo, continuano sia le relazioni istituzionali sia le attività del progetto Culture II, che si conclude nel novembre 2009. In questo ambito, il 28 ottobre, al Dipartimento di Scienze dell'Educazione, verrà presentato lo strumento multimediale riassuntivo delle attività di formazione realizzate con il progetto Culture. Stiamo inoltre valutando la possibilità di realizzare un evento finale a Bologna, il prossimo autunno, insieme agli artisti bolognesi che hanno partecipato a Kaleidoskop, per mostrare il video-documentario realizzato da Flashgiovani e le fotografie scattate da Giulio Rimondi e Virginia Farini. Penso infine che un naturale sviluppo di tutte le relazioni con Tuzla possa essere la presentazione di una proposta progettuale alla Commissione Europea, su fondi IPA (Strumento di Assistenza per la Pre-Adesione) o su programmi tematici come Cultura 2007-2013, sempre che la Bosnia Erzegovina firmi i necessari protocolli. Vorrei cogliere questa occasione per ringraziare l'Osservatorio, che in questi anni ha seguito con molta attenzione le nostre attività, tutti i colleghi di Tuzla e di Bologna che hanno lavorato tanto per la realizzazione del festival e soprattutto il Prof. Gianni Sofri, che ha mantenuto vive le relazioni istituzionali con Tuzla negli ultimi 5 anni.


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