Cecenia: la maggior parte dei kadyrovcy e degli altri mercenari combatte dalla parte delle forze federali russe per evitare la vendetta di sangue o per vendicarsi. Continuiamo nella pubblicazione di materiale pubblicato su Novaya Gazeta da parte di Anna Politkovskaya

14/11/2006 -  Anonymous User

La pubblicazione di questi materiali sulla Novaya Gazeta del 28 settembre scorso è stata curata da Anna Politkovskaya
Traduzione per Comitato per la Pace nel Caucaso (cpc_italia@yahoo.it) e Osservatorio sui Balcani: Ilaria Cotrone
Una recente conferenza tenutasi a Stoccolma ha affrontato, fra gli altri, anche i problemi relativi al Caucaso del Nord. Tra gli invitati c'erano politologi, giornalisti e attivisti per la difesa dei diritti umani. Pubblichiamo ora i brani di una relazione di Vakha Ibragimov, ricercatore ceceno:

"Un numero considerevole di residenti ceceni ritiene l' "attività" delle unità di sicurezza cecene assai più negativa dell'operato dei cosiddetti federali. Non di rado ho sentito gente domandarsi: "Quelli erano russi, e va bene. Ma questi sono ceceni come noi. Come possono trattarci così?". Tuttavia, nonostante la posizione critica verso i kadyrovcy e l'odio che nutre nei loro confronti, la popolazione non vorrebbe tornare alla situazione di tre-quattro anni fa quando a detenere il controllo totale ed esclusivo della Repubblica erano i militari russi e i collaboratori dei servizi speciali.

Perché? E' molto semplice: i membri delle unità di sicurezza filomoscovite, essendo ceceni, non hanno pregiudizi di natura etnica nei riguardi degli altri abitanti della Repubblica. I loro nemici non sono né chi è etnicamente ceceno né i separatisti veri bensì famiglie e persone concrete con le quali hanno conti personali da regolare. Si può quindi affermare che per la maggior parte dei kadyrovcy e degli altri gruppi di mercenari, la decisione di combattere accanto alle truppe federali non è motivata politicamente. E' un modo comodo di risolvere conti personali forti dell'aiuto dello Stato che gli garantisce impunità e che soddisfa i loro bisogni di carattere materiale.

I membri di questi drappelli, implicati in casi di rapimento, sono responsabili di omicidi e torture e per la loro crudeltà non hanno nulla da invidiare agli "squadroni della morte" (costituiti da ufficiali dei servizi di sicurezza russi), ma le loro azioni hanno un carattere più selettivo. Gli abitanti che non oppongono resistenza né a loro né all'autorità federale (quest'ultima passa persino in secondo piano), solitamente non vengono toccati.

Ma cosa rappresentano e da chi sono formate queste unità? Con il beneplacito delle autorità, i media ne classificano i membri come ex guerriglieri i quali, compresa "l'inutilità di portare avanti la resistenza", sono passati dalla parte dei russi. Tale affermazione è assai lontana dal vero.

Una delle componenti principali della politica russa nella regione è la vendetta di sangue, un istituto mai sradicatosi dalla società cecena e che anche oggi, esercita persino una funzione stabilizzatrice. Non tutti i criminali sono assassini. Quanti hanno commesso una volta un crimine del genere e non sono riusciti ad ottenere il perdono, sono destinati a morire. L'unica via d'uscita era la fuga. Nei periodi in cui le strutture statali erano più fragili, molti di loro si sono spesso riuniti in gruppi armati e da una posizione di forza hanno reagito ai loro persecutori. Anche alcuni dei gruppi armati che esistevano negli anni del governo Maskhadov, e che gli procuravano non pochi fastidi, erano formati da uomini assetati di vendetta.

E' stata proprio l'amministrazione russa che ha scelto di servirsi di questi elementi per la propria politica. Un numero consistente dei cosiddetti apparati di sicurezza ceceni odierni è stato creato con la partecipazione e sotto il diretto comando di uomini che hanno commesso omicidi premeditati e rapimenti. Ad esempio subito dopo l'occupazione dei territori ceceni, il gruppo guidato da Movladi Bajsarov passò al servizio dei militari russi. Bajsarov era membro della banda di un criminale recidivo, Ruslan Labazanov annientata nell'estate del 1994 dagli apparati di sicurezza ceceni. Nel periodo tra le due guerre, lui e il suo seguito si erano distinti per i rapimenti a scopo di estorsione.

Uno dei primi a schierarsi dalla parte dell'autorità federale è stato Sulim Jamadaev. Stando alle informazioni riferite dalla procura, anche il suo gruppo era responsabile di rapimenti. Legalizzato in seguito come compagnia speciale presso il comando militare del distretto di Gudermes, ha costituito la base da cui si è formato il battaglione "Vostok" integrato nella 42° Divisione di fanteria motorizzata del Ministero della Difesa della Federazione Russa. Nella stessa Divisione è stata inclusa, sotto il nome di battaglione "Zapad",anche l'unità di Said Magomed Kakiev, un altro membro della banda di Ruslan Labazanov, accusato di una serie di crimini e di atti terroristici.

Ciò che scatena la maggiore indignazione nella popolazione civile è l'attività dei cosiddetti kadyrovcy. A guidare queste unità, sorte dai servizi di sicurezza di Akhmat Kadyrov, sono tutt'oggi le sue ex guardie del corpo che occupano tutti i posti chiave in Cecenia. Ruslan Alchanov, per esempio, è ministro dell'Interno mentre Adam Demil'chanov è vice primo ministro addetto alla sicurezza. In origine erano entrate a far parte di questa struttura alcune decine di uomini, soprattutto parenti stretti dell'ex muftì della Repubblica (Kadyrov padre) e persone provenienti dal suo stesso villaggio. Con il suo consolidarsi confluirono in essa i membri di bande criminali uscite dalla clandestinità. Allora come oggi, l'ossatura delle formazioni kadyroviane - un tempo sotto forma di "centri di antiterrorismo", oggi come battaglioni "Jug" e "Sever", 2° reggimento del servizio di vigilanza della milizia ecc., cooptati nelle strutture di sicurezza della Federazione Russa - è costituita da uomini che hanno commesso omicidi e rapimenti. Tra loro sono stati designati i comandanti incaricati di selezionare nuove reclute.

E' emblematica la storia di Lema Salmanov, originario del villaggio di Majrtup. Nel novembre del 2002, sparò nel cortile di casa a due compaesani, venuti, come pattuito, a ritirare il denaro per la vendita di un camion. I parenti delle vittime giurarono a Lema vendetta. Ma a salvare l'assassino intervennero le autorità: Lema fu nominato comandante delle unità di kadyrovcy nel villaggio e poi incaricato di costituire il centro antiterroristico del distretto di Kurčaloj. Avendo ricevuto poteri praticamente illimitati, iniziò a perseguitare coloro che gli avevano giurato vendetta, i loro parenti stretti e quanti, anche solo ipoteticamente, avrebbero potuto un giorno vendicarsi di lui. Alcuni raggiunsero i guerriglieri sulle montagne, altri si nascosero presso conoscenti, i quali solo per il fatto di aver concesso loro un rifugio, subirono rappresaglie: furono picchiati, torturati e trucidati. Diverse le famiglie che risultarono coinvolte nel conflitto. I media presentarono alcuni singoli casi della vicenda come episodi di lotta contro "i terroristi". Nel 2005, nel giorno della milizia russa, Lema Salmanov, che sei mesi prima aveva fatto uccidere il vecchio prozio che aveva tentato di riportarlo alla ragione, fu insignito di un'onorificenza governativa.

Salmanov è ancora oggi uno dei più influenti comandanti delle formazioni kadyroviane. Eppure, verrebbe da chiedersi, di che utilità può essere per l'autorità russa? Dopotutto con la sua attività non ha soltanto accumulato cadaveri di nemici personali, non dello Stato, ma ha anche spinto decine di persone a fuggire verso le montagne per unirsi ai guerriglieri.

L'impressione è che la vera sostanza della cecenizzazione, concepita sin dall'inizio per aizzare i ceceni gli uni contro gli altri, stia proprio in questo: impedire che il conflitto si plachi dilatandolo in una guerra civile. Ovvio che per poter sostenere una politica del genere la cosa migliore è affidarsi a chi, una volta commesso un delitto, non si fa troppi scrupoli a commetterne un secondo. Nessuno è intenzionato ad abolire la vendetta di sangue in Cecenia, è possibile perseguitare qualcuno per i crimini commessi, e tra molti anni la natura del legame tra queste persone e l'autorità russa, sarà di gran lunga più forte di qualsiasi ideologia.

Questa politica risolve allo stesso tempo anche questioni prettamente propagandistiche: lo schierarsi dei residenti ceceni dalla parte dei federali, per esempio, consente di affermare che il conflitto non ha radici separatiste.

Nel contesto ceceno ci sono sempre stati oppositori all'idea di una Cecenia staccata dalla compagine russa. Costoro disponevano di movimenti organizzati e truppe armate. Bislan Gantamirov, per esempio, comandava un centinaio di uomini che combatteva i separatisti fin dall'inizio degli anni Novanta. All'inizio della seconda guerra cecena, prima ancora che venisse creato il servizio di sicurezza di Akhmat Kadyrov, si erano formate in alcuni distretti, delle milizie volontarie grazie alle quali l'esercito russo potè impadronirsi della parte montuosa della Repubblica senza subire grosse perdite. I membri di tali milizie e i loro comandanti rifiutarono però di partecipare alle cosiddette začiski (spedizioni punitive), nonché ai sequestri di persona e alle esecuzioni sommarie praticate dai federali. Pur sottolineando la loro fedeltà all'autorità russa, le milizie volontarie si dimostrarono ugualmente intenzionate a difendere la popolazione anche dai militari.

Fu a partire dall'estate del 2000 che i federali cominciarono a sbarazzarsi degli alleati "inaffidabili". Le milizie del distretto di Vedeno furono dapprima sciolte e la maggior parte dei loro membri rapita o uccisa. La compagnia di fucilieri presso l'ufficio del comando militare del distretto di Šatoj, la cui base era ideologicamente schierata con i russi, venne annientata. La causa fu il loro rifiuto di entrare a far parte del battaglione "Zapad" costituito in larga parte da elementi criminali.

In altre parole, il processo di cecenizzazione non è semplicemente il trasferimento dei pieni poteri a strutture gestite da ceceni residenti, quanto la promozione e la legittimazione di coloro che avevano preso parte alle spedizioni punitive contro la loro stessa popolazione. In questo modo la cecenizzazione si rivela un piano di estensione della guerra.

Il risultato di questa strategia politica è che il genocidio compiuto dagli apparati federali nella fase iniziale del conflitto è stato rimpiazzato ora dal terrore messo in atto da bande criminali e semi-criminali supportate e guidate da Mosca".


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