Georgia - Alessandro Franzetti

La società civile georgiana ha le potenzialità per divenire il futuro motore della democratizzazione del paese. Ma non lo è ancora. Riceviamo e pubblichiamo questa tesi di laurea di Giulia Dakli

25/07/2007 -  Anonymous User

Di Giulia Dakli

La società civile georgiana ha contribuito a rovesciare nel 2003 il governo corrotto di Shevardnadze, che aveva bloccato la crescita e il processo democratico intrapreso dal paese dopo la dissoluzione dell'Urss. La "Rivoluzione delle Rose" del novembre 2003 ha portato alla Georgia un nuovo Governo e ha assegnato un nuovo ruolo alla società civile, che da allora è molto più coinvolta nelle vicende nazionali.

Passati quattro anni da quell'evento, la società civile si ritrova però nuovamente relegata ai margini delle vicende politiche del Paese. Nonostante i rapporti delle Organizzazioni Internazionali sulla democrazia in Georgia vedano nella società civile il nuovo motore del processo democratico, questa si ritrova davanti a una serie di grandi ostacoli di natura interna e internazionale.

Il primo tra questi è lo scarso riconoscimento dell'attuale Governo al settore non governativo, le cui organizzazioni vengono solo sporadicamente coinvolte dalla politica, mentre quelle organizzazioni più di altre impegnate a verificare l'operato del Governo sono di fatto boicottate. Un'ulteriore difficoltà è data dalla debolezza dell'opposizione parlamentare, che lascia la società civile priva di una sponda politica alla quale appoggiarsi per promuovere le proprie istanze.

Numerose fonti sottolineano, concordemente, come, nonostante vi siano stati progressi che hanno reso per esempio più agevole la defiscalizzazione delle attività delle ONG, il quadro giuridico che regola il settore sia ancora molto lacunoso e come, d'altra parte, il Governo non sembri intenzionato a procedere in tempi brevi alle necessarie riforme.

La situazione più problematica è però quella dei finanziamenti: i finanziamenti statali alle ONG non sono regolati da apposita normativa e, dunque, l'erogazione degli stessi permette al Governo di reindirizzare a sua discrezione le attività e le priorità delle ONG finanziate. Le stesse ONG non differenziano in alcun modo le loro fonti finanziarie e non svolgono quasi mai attività di fund-raising, determinando così una marcata dipendenza dai donatori internazionali.

Alcuni organismi, specialmente in ambito europeo, hanno recentemente cambiato il loro approccio nell'assistenza al Paese, operando così in modo tale da garantire la maggiore autonomia possibile alla società civile. Il grande interesse strategico, in ambito geopolitico ed energetico, rivestito dal Paese, spinge tuttavia i principali Paesi donatori a privilegiare la stabilità politica georgiana anche a scapito dello sviluppo della società civile

La società civile ha le potenzialità per diventare, in futuro, il vero motore dello sviluppo democratico del Paese, ma solo se si verificheranno alcune condizioni indispensabili: una migliore capacità delle ONG di svolgere attività di autofinanziamento, una maggiore attenzione da parte degli organismi di cooperazione internazionale alle istanze portate avanti dalla società civile e soprattutto un legame più proficuo tra società civile e autorità di governo. Riguardo quest'ultima condizione, il recente decentramento, che ha creato per la prima volta in Georgia delle unità di governo locale dotate di autonomia, potrà facilitare la nascita di legami e di forme di partecipazione della società civile georgiana.

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