Una ricerca sul campo, a Cluj Napoca, Transilvania. Serena Scarabello racconta in questo suo lavoro la comunità rom dei Gabor. I nomi, la memoria, i rapporti tra uomo e donna. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

12/02/2007 -  Anonymous User

Di Serena Scarabello

Gli Zingari in Romania costituiscono circa il 2,46% (dati relativi al censimento della popolazione del 2002) della popolazione e sono organizzati in varie comunità, ciascuna con un proprio nome che normalmente fa riferimento all'attività lavorativa tradizionale: gli Zingari "aurari" lavoravano l'oro, i "rudari" erano artigiani del legno, gli "ursari" allevatori di orsi, i "caldarari" costruttori di contenitori di rame, i "laudari" musicisti.

Attualmente non esiste più una reale corrispondenza tra il lavoro praticato e il nome della comunità, poiché le recenti trasformazioni della società romena hanno indotto la maggior parte degli zingari ad abbandonare le attività tradizionali per adeguarsi al nuovo contesto economico.

In particolare le politiche attuate in epoca comunista hanno profondamente modificato la situazione economica e sociale della popolazione zingara: il regime infatti non riconobbe mai gli zingari come una minoranza culturale e tentò di assimilarli alla popolazione romena, attraverso l'obbligo al lavoro salariato nelle fabbriche o nelle cooperative statali, l'obbligo alla scolarizzazione e alla residenza fissa.

Negli anni in cui il partito comunista fu al potere, gli zingari vennero romanisaţi, cioè "romanizzati". La diffusa proletarizzazione delle comunità zingare, soprattutto quelle urbane, avvenuta in questa fase storica, favorì l'ascesa sociale di alcune famiglie, ma anche l'abbandono delle attività in cui gli zingari erano specializzati, dello stile di vita tradizionale e la disgregazione di molte comunità.

Nelle zone rurali queste politiche di assimilazione non sempre furono applicate con la stessa severità e, grazie a speciali autorizzazioni, alcuni gruppi zingari continuarono a praticare le attività artigianali tradizionali, come la costruzione dei mattoni o la lavorazione del ferro, e a fornire ai romeni un servizio utile e insostituibile. In genere gli artigiani soggiornavano qualche mese in un villaggio e, a seconda delle richieste, si trasferivano poi in altre località con tutta la famiglia: praticavano il loro lavoro in forma itinerante e questo contribuì al mantenimento di legami molto forti all'interno del gruppo e la conservazione di tradizioni che differenziavano nettamente queste comunità dalla popolazione maggioritaria.

La distinzione tra gli Zingari "romanizzati" e i "tradizionali" ha avuto origine dalle politiche applicate in epoca comunista ma è tuttora una terminologia in uso in Romania, con una connotazione apparentemente paradossale: gli zingari "romanizzati" sono disprezzati e si dice che pratichino attività illegali e amorali danneggiando il resto della popolazione mentre i "tradizionali" sono ben visti perché vivono isolati nelle loro comunità, rispettando le regole della società maggioritaria e si pensa abbiano un lavoro onesto. Questa idea è presente nell'immaginario collettivo dei romeni e, pur se stereotipata, è indicativa di alcune particolarità della condizione attuale degli zingari.

La diffusa percezione negativa degli zingari "romanizzati" è dovuta alla loro attuale condizione economica e sociale, estremamente misera e difficile: la maggior parte di loro è stata infatti proletarizzata durante il regime comunista senza però avere una formazione che potesse garantire delle qualifiche professionali.

Di conseguenza questa manodopera non-specializzata subisce ora un'esclusione economica legata all'incapacità di adeguarsi alle nuove tecnologie e alle evoluzioni dell'economia di mercato. Il miglioramento delle loro condizioni è ostacolato anche dalle discriminazioni che subiscono, dalla disgregazione dei legami comunitari e dalla perdita dei riferimenti culturali tradizionali, causata dall'assimilazione rapida e forzata.

In genere questi zingari soffrono di un senso di inferiorità rispetto ai non-zingari ed hanno assorbito le concezioni negative che la popolazione romena ha nei loro confronti, arrivando a disprezzare e a rifiutare la loro stessa cultura, senza però avere reali possibilità di accesso a quella della società maggioritaria.

Diversa, per certi aspetti, è la situazione degli zingari tradizionali, che hanno mantenuto durante il periodo comunista fino ai giorni nostri un intenso legame comunitario e le tradizioni sociali e lavorative: la famiglia è rimasta il nucleo fondamentale in cui gli individui crescono, educati ai valori e alle usanze del gruppo e le attività artigianali tradizionali sono state mantenute e tramandate di padre in figlio.

È interessante il fatto che molte di queste comunità non sono rimaste rigidamente legate ai metodi lavorativi tradizionali, ma hanno saputo rinnovare le loro abilità ed adattarle all'economia di mercato, scegliendo però in autonomia le strategie economiche e cercando di non tradire i valori tradizionali. Ad esempio, secondo la tradizione uno zingaro "vero" non deve svolgere un lavoro salariato, ma un lavoro indipendente e possibilmente avere come collaboratori gli uomini della sua stessa comunità: per questo molti zingari "tradizionali" si sono impegnati nel commercio, creando un'organizzazione comunitaria più o meno complessa e dando vita a vari sistemi commerciali.

Un esempio è il mercato "Aurora" di Timişoara: all'entrata si viene accolti da zingari, donne generalmente, che cercano di persuadere ad acquistare profumi di grandi marche, ovviamente contraffatti. La prima zona del mercato è riservata ai commercianti romeni, mentre nell'area successiva si incontrano degli zingari in abito tradizionale che gestiscono banchi di vestiti usati: la differenza con l'area precedente è stridente, l'atmosfera qui è più frizzante, accesa dai colori dei mucchi di vestiti, dai chiacchiericci delle donne, dai bambini che corrono da tutte le parti.

La maggior parte di questi zingari sono "Gabori", appartenenti cioè ad un gruppo che tradizionalmente lavorava il ferro per la costruzione di grondaie e che ora si dedica prevalentemente al commercio, organizzato all'interno della comunità in tutte le sue fasi. Sono gli uomini Gabor infatti che vanno all'estero varie volte all'anno, in Belgio, in Austria, in Germania e in Italia per recuperare la merce da rivendere alle famiglie di grossisti di Timişoara che a loro volta riforniscono le famiglie che lavorano al mercato "Aurora".

Il gruppo Gabor di Timişoara è un esempio di comunità che ha mantenuto un legame cooperativo tra le famiglie molto forte e ha riadattato le proprie risorse ed abilità al nuovo contesto economico: è interessante notare il fatto che chi, tra i Gabori di Timişoara, partecipa a questa organizzazione di commercio di vestiti gode di un certo benessere economico.

Si tratta inoltre di un gruppo che mantiene dei valori e delle usanze tradizionali anche in ambito familiare: lo si può facilmente intuire dalle regole vigenti per le donne, che devono sottostare al volere prima del padre e poi del marito e che hanno come ruolo principale quello di madre e poi di suocera.

I matrimoni stabiliscono dei rapporti di alleanza tra le due famiglie, spesso dello stesso rango sociale, e sono combinati dai genitori quando le ragazze sono ancora molto giovani, cioè a partire dai 12 anni. I Gabori sono quindi un gruppo tradizionale ed endogamico che ha rigidamente regolato i contatti con la cultura romena: gli uomini limitano all'ambito lavorativo i rapporti con l'esterno, le donne non possono avere relazioni di nessun tipo con uomini non-gabor, i bambini frequentano solo le prime classi della scuola elementare.

 I membri di questa comunità spiegano il loro volontario isolamento dicendo che non vogliono subire discriminazioni nel lavoro e nella scuola romena e che vogliono mantenere le usanze tradizionali perché sono necessarie al mantenimento della comunità, che è il punto di riferimento di ogni individuo. Dicono anche di voler continuare il lavoro nel commercio, perché permette di ottenere un certo benessere economico e di avere un rapporto con i romeni equo e paritario. Temono il momento in cui la Romania entrerà a pieno titolo in Europa, perché presumono, probabilmente a ragione, che le normative europee impediranno loro di lavorare e vivere con le modalità attuali.

Sicuramente i cambiamenti saranno numerosi e profondi e i Gabori dovranno riuscire a mantenere unita la loro comunità quando la scolarizzazione sarà veramente obbligatoria, i matrimoni tra minorenni sanzionati più severamente e il commercio più rigidamente regolamentato. D'altra parte, la Romania, assieme all'Europa, dovrebbe trovare dei modi per riconoscere e rispettare maggiormente le esigenze di minoranze come quella degli zingari, che hanno bisogno di vivere, studiare e lavorare in libertà e con dignità.

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