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Stati diversi da tutti gli altri, che nella loro natura hanno forti elementi multinazionali. Una tesi di laurea

20/05/2013 -  Davide Sartori

Questa tesi di laurea ha a che fare con una categoria di ordinamenti contrastanti per molti aspetti con il modello statuale seguito dalla maggioranza delle esperienze costituzionali contemporanee. Si tratta degli ordinamenti multinazionali, a cui fanno riferimento enti sovrani (quali, ad esempio la Bosnia Erzegovina) la cui popolazione non appare riconducibile né a livello sociale né costituzionale ad un’appartenenza nazionale onnicomprensiva o almeno maggioritaria ma a due o più gruppi, tutti paritariamente riconosciuti come costitutivi dell’identità statale.

Dietro a tale definizione generale si celano tuttavia esperienze statuali tra loro significativamente differenziate, a cui la letteratura giuridica specialistica del nostro tempo ha dedicato un’attenzione sempre maggiore per almeno due motivi. Il primo inerisce alla ragionevole aspettativa di incremento nel tempo delle situazioni in cui l’organizzazione statuale non sarà più chiamata a rispecchiare una comunità omogenea ma piuttosto un insieme di gruppi sociali uniti nella diversità. La seconda giustificazione di tale crescente interesse è data paradossalmente dalle numerose esperienze critiche o persino fallimentari fatte registrare dagli ordinamenti informati a questo modello, la cui stabilità si dimostra spesso fondata su un equilibrio precario e di difficile soluzione tra riconoscimento delle identità collettive plurime e ricerca della coesione nazionale, anche unitamente all’imprescindibile riconoscimento delle posizioni soggettive individuali dei cittadini.

Le criticità dimostrate dalle sperimentazioni concrete di tale soluzione, unitamente all’ineluttabilità del suo impiego in molte circostanze, hanno fatto sì che tanto la dottrina ed i costituenti ex ante, quanto le corti nazionali ed internazionali ex post, si siano frequentemente interrogate rispetto agli strumenti giuridici ideali ad assicurare contemporaneamente stabilità dell’ordinamento e soddisfazione dei gruppi costitutivi in tali contesti.

Così, alla non facile opera di definizione dei contorni fondamentali di tale forma di Stato (di cui si dirà nel primo capitolo), è seguita l’elaborazione - tanto ad opera della dottrina giuridica che sociopolitica - di una pluralità di modelli tra loro anche in larga parte contrapposti e rivolti a definire i caratteri ideali della forma di governo in questo contesto, nel senso di una maggiore integrazione delle identità diversificate o del loro accomodamento attraverso gli schemi della democrazia consociativa. Delle principali scuole di pensiero in materia si dirà nel secondo capitolo, privilegiando l’analisi giuridica degli istituti di constitutional design proposti dalle stesse.

Nella seconda parte di questo lavoro, la misurazione dei confini e delle distanze, sia tra modello multinazionale e soluzioni di trattamento delle differenze di diversa impostazione che tra declinazioni diverse del tipo in parola, proseguirà proponendo la comparazione di due esperienze ordinamentali contemporanee: quella del Regno del Belgio, e quella della Confederazione elvetica. Essendo entrambi caratterizzati a livello costituzionale dal pluralismo identitario, questi Stati dimostrano l’impiego di soluzioni istituzionali idonee a riconoscere la valenza istituzionale delle appartenenze collettive e tuttavia sembrano operare questo riconoscimento attraverso strumenti differenziati.

Completano la trattazione alcune considerazioni finali a cui è affidato il compito di tirare le fila dei riscontri di questa comparazione, cercando di ricostruire il senso ed i risultati realisticamente ottenibili impiegando forme di analisi giuridica come questa, al fine di agevolare il raggiungimento di un duraturo equilibrio istituzionale nelle società divise.


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