Cecenia e Russia. Un elaborato su come la tragica vicenda ha trovato spazio sulla pubblicistica italiana a partire dal 1989. Una tesi di laurea

25/10/2011 -  Lorenzo Chemello

L’incessante situazione di instabilità politica che ha coinvolto la Cecenia negli ultimi vent’anni ha in realtà origini antiche dovute all’impatto culturale del mondo russo, che ha cercato sempre di allargare la sua sfera d’influenza nella regione montana del Caucaso, sottoponendo a dure restrizioni le popolazioni che lì abitano da secoli. La storia del popolo ceceno viene qui approfondita andando a investigare i rapporti di scontro o di pacifica convivenza che queste genti di montagna hanno affrontato a partire dal primo millennio avanti Cristo, con i popoli circostanti.

A partire dal ‘700 con l’espansione dell’Impero russo di Caterina II a spese dei popoli vicini, si avvierà un fenomeno radicato di resistenza contro l’invasore russo, che darà vita ad una tradizione di eroi combattenti, rimasta molto viva nella memoria dei ceceni, che l’hanno riproposta come modello di ribellione negli anni recenti di richiamo all’ordine lanciati militarmente da parte del governo della Federazione russa.

Le guerre di Putin, e la successiva pacificazione mascherata sono gli ultimi episodi in ordine di tempo di una lunga storia di conflitti che vede opposti il colonialismo russo alla vita di comunità del popolo ceceno, fiero da sempre della propria identità culturale.

La pubblicistica italiana, a partire dalla data fatidica della caduta del Muro di Berlino, riguardante la questione cecena è al centro di questa tesi di laurea. Concentrare l’attenzione su questa svolta politica è centrale per guardare anche al futuro prossimo della Cecenia, che oggi si trova nella morsa del governo filorusso di Ramzan Kadyrov ed è sottoposta ad un processo di svilimento delle proprie caratteristiche etno-culturali, a partire dall’abbandono obbligato nello spazio pubblico (scuole, uffici amministrativi) della lingua cecena.

Sono stati presi in esame saggi storici di studiosi italiani e stranieri che si sono occupati della questione cecena, riesplosa dopo la caduta dell’URSS nel 1991 con il riaccendersi di spinte indipendentiste da parte di una moltitudine di etnie non russe costrette nelle maglie dell’Unione sovietica a partire dalla Rivoluzione del 1917. Inoltre molti giornalisti (tra cui la rimpianta Anna Politkovskaja della “Novaya Gazeta”) hanno contribuito a far conoscere anche qui in Italia il dramma di una regione dove la democrazia non è mai stata resa praticabile a causa della militarizzazione del territorio sia durante ma soprattutto dopo l’ufficiale fine delle ostilità.

Evento annunciato ma poco veritiero visto il succedersi periodico di attività terroristiche da parte di gruppi islamisti che combattono la presenza dei russi anche con azioni che hanno avuto risonanza mondiale per lo spargimento di sangue avvenuto, come la presa in ostaggio, finita con l’irruzione delle forze speciali, degli spettatori del teatro Dubrovka a Mosca nell’ottobre del 2002 o della strage di bambini avvenuta a Beslan, nella regione caucasica dell’ Ossezia del Nord, nel settembre del 2004. A questi episodi di terrorismo è stata testimone diretta la Politkovskaja riportandone la cronaca e l’analisi lucida in alcuni volumi pubblicati in Italia, tasselli essenziali per comprendere l’attualità sociale e politica contemporanea della Cecenia ma soprattutto della Russia post-sovietica, ancora evidentemente succube di logiche autoritarie e razziste rappresentate in pieno dalla classe dirigente che circonda Putin, principale artefice della crisi permanente vissuta quotidianamente in Cecenia.


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