Tra la primavera del 1918 e l’inverno del 1920-1921, la comunità armena mondiale assistette piena di speranze e aspettative alle vicende riguardanti il primo Stato indipendente armeno. I resoconti della stampa italiana dell'epoca. Una tesi di laurea

26/04/2010 -  Davide Figliola

La mia tesi si concentra principalmente su un breve ma importante periodo della storia armena. Infatti nel lasso di tempo compreso tra la primavera del 1918 e l’inverno del 1920-1921, la comunità armena mondiale assistette piena di speranze e aspettative alle vicende riguardanti il primo Stato indipendente armeno che si istaurava dalla fine del XIV secolo. Le successive Repubbliche armene, quella si stampo sovietico e quella attuale, sono debitrici in molti settori alla Prima Repubblica armena. Credo sia giusto non sottovalutare l’aspetto psicologico e antropologico di questo evento per un popolo abituato da secoli a vivere in organizzazioni statali create da e per altri popoli, nei quali esso non poteva che essere una minoranza (in alcuni casi anche importante sotto molti punti di vista ma sempre minoranza).

Dopo una breve introduzione e una sintesi del periodo precedente la fondazione della Repubblica armena, nei capitoli successivi ho illustrato l’evolversi della parabola di questa esperienza istituzionale sia analizzando le questioni interne sia le fondamentali evoluzioni dei trattati internazionali post bellici. Questi ultimi e le posizioni delle grandi potenze uscite vincitrici dalla Prima guerra mondiale furono fondamentali nell’evoluzione delle vicende analizzate.

Quando iniziò la Conferenza di Versailles sembrava imminente il momento nel quale l’Armenia avrebbe visto riconoscere la validità delle proprie richieste e dei propri diritti. Il principale desiderio armeno era rappresentato dalla creazione di un proprio Stato comprendente sia la parte occidentale sia l’orientale del territorio abitato dagli armeni. Alla conclusione dei lavori nel mese di giugno risultava ormai evidente l’utopia di tali obbiettivi. Infatti progressivamente gli stati occidentali abbandonarono la Repubblica armena al proprio destino e quando essa nel dicembre 1920 venne prima invasa dall’Armata rossa poi successivamente annessa all’Unione Sovietica furono in pochi in occidentale a obbiettare concretamente su tale conclusione. Nel 1923 il trattato di Losanna tra il governo turco e quelli occidentali mise una pietra tombale sulle rivendicazioni armene.

Gli ultimi capitoli si occupano della presenza storico-culturale degli armeni in Italia e dei risvolti che le vicende del 1918-1921 ebbero sulla stampa italiana.

Nella realizzazione del mio lavoro mi sono servito oltre che di numerose monografie e riviste specifiche sull’argomento (tra cui la rivista “Armenia” pubblicata in quegli anni a Torino), anche di alcuni tra i principali quotidiani italiani dell’epoca. Data l’importanza della presenza armena in Italia e la contemporanea mancanza di studi approfonditi sull’argomento da me affrontato mi è sembrato utile completare il mio studio sulla prima Repubblica armena con un’analisi dei riflessi di questa storia sulla stampa italiana. Ciò in modo da riuscire a farmi un’idea di come i giornali e le riviste italiane mostrarono queste vicende geograficamente lontane ai propri lettori. La mia attenzione si è concentrata in particolare, ma non solo, sul Corriere della Sera e sul L’Avanti.

La Repubblica armena, con l’inizio del 1921, entrò definitivamente nella sfera sovietica e si chiuse in un muro di silenzio.

Dal punto di vista politico e culturale, solo sporadicamente l’Armenia tornerà all’attenzione pubblica nei paesi al di fuori del blocco socialista fino alla proclamazione della propria indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991.


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