La Georgia dopo la guerra del 2008, il rapporto russo georgiano e con i governi de facto di Abkhazia e Ossezia del Sud, gli aiuti occidentali e infine il ruolo dell'Unione europea e il contesto legale del suo intervento in Georgia. Un approfondimento di Gregorio Baggiani

03/12/2012 -  Gregorio Baggiani

La Georgia si trova tra la catena montuosa del Caucaso, la Turchia e Iran, collocazione che la rende strategicamente molto importante. Dal punto di vista storico essa appartiene al mondo cristiano, sebbene i suoi contatti con il mondo europeo siano stati interrotti a partire dalla conquista di Costantinopoli nel 1453 da parte dei turchi che chiusero ogni via di accesso al Mar Nero. La conquista russa della Georgia rimise però in moto l’interrotto processo di europeizzazione culturale del Paese caucasico , sebbene essa portasse con sé anche gli inconfondibili tratti dell’autoritarismo zarista. Di ciò i georgiani si sarebbero sempre lamentati, sebbene molti ammettano che la conquista del paese da parte della Russia abbia comunque preservato il paese dall’islamizzazione forzata ed abbia consentito alla Georgia di ripristinare i contatti culturali con l’Europa. Sulla base di queste vicende storiche la Georgia aspira oggi, ed in particolare la sua elite governativa, ad avvicinarsi ed a integrarsi nel quadro dell’Occidente ed i particolare nel quadro delle strutture politiche europee e quindi nell’Unione Europea ed in quelle militari e cioè la NATO con la quale per il momento collabora nell’ambito del programma PfP cioè Partenariato per la pace, che rappresenta uno stadio iniziale delle trattative, non vincolanti per la NATO, di adesione di un Paese alle strutture atlantiche. E’ evidente che questa retorica basata su questa base civilizzatoria comune presenta delle incongruenze perché la Georgia al presente può essere certamente definito uno stato europeo, ma non occidentale perché le manca una cultura politica simile a quella occidentale che in Europa occidentale si è sviluppata nel corso dei secoli. Manca in Georgia al momento una cultura politica basata sul rispetto della legge e sul rispetto delle procedure, ma esiste invece una cultura basata sul decisionismo e sul forte personalismo e le relazioni personali, come anche una cultura basata sul rispetto delle minoranze presenti sul territorio nazionale, fatto che ha contribuito a scatenare il conflitto armato nelle due repubbliche secessioniste di Abkhazia ed Ossezia del sud.

Questi scontri armati traggono origine da un meccanismo politico risalente al periodo sovietico e precisamente all’etnofederalismo1 di matrice sovietica che attribuiva alla nazionalità titolare la maggior parte delle posizioni di potere ed una limitata autonomia crescente, come detto precedentemente, con il livello gerarchico cioè se si trattava di una Repubblica dell’Unione,(RS- Respubika Sovieta) di una Repubblica autonoma (ASSR) o di una regione autonoma(OR)2. Il suo scopo ufficiale era quello di garantire l’autonomia delle varie etnie all’interno del vasto e multietnico Stato sovietico, ma in realtà serviva a dividere le popolazioni le une dalle altre affinché potessero essere meglio dominate dal centro, cioè Mosca secondo il vecchio concetto latino del divide et impera che uno dei georgiani più conosciuti al mondo, il dittatore Joseph Stalin, seppe usare alla perfezione, anche se, è noto, in totale disprezzo di ogni più elementare diritto umano.

Si trattava quindi di una complessa struttura di governo supernazionale a più livelli (Repubbliche dell’Unione, Repubbliche autonome e regioni autonome).Tutti e tre i livelli erano strettamente dipendenti da Mosca per cui una Repubblica dell’Unione rispondeva a Mosca, una Repubblica autonoma rispondeva gerarchicamente a Mosca, mentre una regione autonoma rispondeva gerarchicamente nei confronti della Repubblica dell’Unione. Il centro sovietico rimaneva perciò arbitro di tutte le dispute insorte tra Repubbliche dell’Unione di secondo e terzo livello. Lo scontro tra le comunità nazionali del secondo e terzo livello è derivato essenzialmente dal crollo del centro sovietico. Inoltre, quando lo scontro esplose in tutta la sua drammaticità, le tradizioni etno-federaliste sovietiche contribuirono al suo inasprimento poiché avevano contribuito a rafforzare simbolicamente e materialmente con mezzi finanziari le identità nazionali e quindi avevano in definitiva contribuito alla formazione di identità orientate in senso fortemente nazionalista.

 

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1 Bruno Coppieters and Robert Legvold, Statehood and security, Georgia after the Rose Revolution, The MIT Press, Cambridge, Massachussets, 2005, p.354

2 Bohdan Nahaylo Victor Swoboda, Disunione Sovietica, Rizzoli, Milano 1991