Dal dissolvimento della ex Jugoslavia al percorso d integrazione europea. A che punto sono i Paesi dei Balcani occidentali? Una tesi di laurea specialistica. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

27/07/2012 -  Jacopo Corsini

Se guardassimo oggi la mappa dei Balcani Occidentali, avremmo di fronte una regione formata da sette Paesi tra loro economicamente e politicamente differenti ma soprattutto in posizioni radicalmente diverse in relazione al processo di integrazione nell’UE: uno, la Croazia, diverrà il 28° membro dell’Unione nel luglio del prossimo anno, tre Paesi hanno ottenuto lo status di Candidato, Macedonia, Montenegro e Serbia, e i restanti tre, Albania, Kosovo e Bosnia-Erzegovina, rimangono ancora nelle fase iniziali del processo di integrazione, con Pristina fanalino di coda.

Il percorso che questi Paesi hanno dovuto affrontare è stato lungo e tortuoso: molti sono stati i problemi politici interni ed esteri che ne hanno condizionato l’andamento, mentre la stessa UE, dopo aver impiegato anni per costruire una strategia verso la regione, ha iniziato a rallentare il processo di adesione dopo il fallimento delle Costituzione Europea e l’irrompere della crisi economico-finanziaria.

Questo lavoro, supportato da una cospicua bibliografia composta da fonti in quattro lingue differenti, intende riassumere l’intero approccio europeo verso la regione e analizzare da un punto di vista geopolitico il percorso compiuto dai singoli Paesi dei Balcani Occidentali e dalla regione nel suo complesso verso l’adesione europea, con una particolare attenzione per il Kosovo.

Nel primo capitolo si ricostruisce il percorso storico della penisola balcanica a partire dall’antichità fino ai giorni d’oggi, soffermandosi in particolare sugli eventi avvenuti a partire dal secondo dopoguerra: da Tito a Milosevic fino alla guerra del Kosovo.

Il secondo capitolo tratta della lenta costruzione della prospettiva europea per la regione sino al 2003, ovvero analizza l’inazione dell’UE durante le guerre jugoslave e l’inefficacia dell'Approccio Regionale sino al lancio del Processo di Stabilizzazione e Associazione nel 1999 e il successivo percorso per perfezionare e dare una forma compiuta a questo approccio strategico.

Il terzo capitolo affronta il percorso seguito dai Paesi dell’area all’interno del Processo PSA. In particolare vengono approfonditi gli effetti dell'allargamento del 2004 sul processo di adesione e i conseguenti tentativi di rianimare la prospettiva europea per la regione; vengono poi trattati gli effetti della crisi economica e la necessità di ridare vigore alle politiche europee dedicate ai Balcani.

Il breve capitolo quattro ripercorre la nascita della PESC ed esamina l'impiego di questi strumenti nella regione, analizzando in particolare le figure dei Rappresentanti Speciali e le missioni PESD.

Il quinto capitolo è interamente dedicato al Kosovo. Viene analizzata la struttura della missione civile internazionale e la situazione economico-politica della regione per poi approfondire il percorso che ha portato all'indipendenza nel 2008. Ampio spazio viene dato alla posizione dei cinque Paesi dell'UE che non riconoscono il Kosovo, in particolare la Spagna. Infine vengono presi in considerazione gli ultimi eventi legati all'opinione consultiva espressa dalla Corte Internazionale di Giustizia.

In conclusione si tenta di presentare alcune considerazioni generali sulla situazione in cui versano i Balcani Occidentali e il Kosovo, provando a delineare quali potrebbero essere le prospettive per il futuro della regione.


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