Bosnia (flickr/peretzp)

Agricoltura come indicatore del benessere – o malessere - di uno stato. Agricoltura come analisi di quanto fu, ma agricoltura come speranza, piattaforma da cui lanciarsi verso le sfide poste da un mondo globalizzato. Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa tesi di laurea

19/09/2012 -  Andrea Massetti

L’approvvigionamento alimentare è il primo indicatore del benessere di un popolo e la potenza tecnologica in esso contenuta offre chiare pennellate del contesto industriale e terziario in cui il settore di produzione alimentare si sviluppa.

Il cipiglio scientifico-economico di questa tesi permette al lettore di mettere a fuoco gli aspetti ritenuti nevralgici per lo sviluppo del settore agricolo in Bosnia e dei problemi che un passato turbolento e sanguinoso vi ha lasciato, apparentemente irrisolvibili.

La buona dotazione di risorse naturali, data da un clima mediterraneo clemente, da vaste regioni bagnate da corsi d’acqua naturali, da paesaggi incoraggianti il turismo, corredati da una cultura rurale ben radicata (vero punto in comune tra le diverse etnie), viene sfruttata con un’efficienza molto scarsa.

Uno sviluppo agricolo che potrebbe trascinare l’economia tutta del paese, sviluppo che resta vincolato, inibito, imbrigliato, frenato da molti fattori: la situazione politico-amministrativa fortemente frammentata, decentrata e priva di coordinazione impedisce la creazione e l’applicazione di politiche agricole di medio/lungo periodo adeguate; la struttura aziendale polverizzata in una regione in cui la transizione dal sistema economico socialista è stata enormemente rallentata dalla guerra ha portato una stagnazione innaturale del mercato fondiario; la scarsa disponibilità di credito per il settore, impedisce la creazione di un panorama imprenditoriale fertile e resiliente; la popolazione, troppo poco istruita (dopo la fuga di cervelli degli anni della guerra) è caratterizzata da uno dei livelli di povertà e disoccupazione più alti della regione europea.

Uno sviluppo agricolo che non riesce ad innescarsi, nonostante gli ingenti aiuti forniti dai cosiddetti paesi avanzati; un’analisi dei rapporti commerciali aiuterà a delineare i controversi rapporti con una mamma UE così prodiga negli aiuti, ma evidentemente interessata nel mantenere in una situazione di dipendenza quasi completa dalle proprie esportazioni, i paesi della regione della ex-Jugoslavia.


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