La presenza italiana nei Balcani. Una tesi di laurea. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

25/11/2009 -  Luca Vivese

L’intervento pacificatore italiano, a partire dall’ultimo conflitto balcanico, indica sia la ridefinizione di un piccolo ruolo internazionale che l’opportunità di una riflessione che dal rango arrivi alle radici stesse dell’identità nazionale; di una rielaborazione del passato coloniale e imperialista.

Dal travagliato processo di costruzione nazionale, infatti, è derivata la persistenza di uno schema politico e socio-economico trasformistico-corporativo, a cui possono essere ricondotte tutte le culture politiche italiane, nate da questo lungo processo: attraverso il Risorgimento, il Fascismo e, poi, la Repubblica. Adattandosi reattivamente, nella continuità, al contesto internazionale, secondo schemi fondamentali di politica estera basati sulla dialettica ruolo-rango (internazionale) e (politica estera) continentalista-mediterranea.

Al centro di queste linee di continuità c’è la strutturalità del rapporto tra Italia e Balcani. Strutturalità ideologica, nell’Unità, che deriva dalla tradizione dell’interventismo democratico e dalla sua istituzionalizzazione in chiave nazionalista. Dalla strutturalità delle aree venete, assunta dalla nazionalizzazione e dal ridimensionamento che queste aree subiscono. Anche a partire dalla quale si produce la trasfigurazione del mito risorgimentale.

L’Unità italiana si compie, nella realtà, secondo il modello del diritto di conquista, ossia di un modello approssimabile a quello coloniale; segnalato dalla rivoluzione dall’alto e dalla despecificazione in cui si esprime il mito risorgimentale.

La conquista e la composizione dello Stato unitario sarebbero la premessa di un lungo ciclo colonial-imperialista con le sue fasi successive nel colonialismo e nel revisionismo balcanico. Con il Trattato di Osimo e con l’integrazione – economica, quando non ancora politica – dei Balcani e dell’Europa Orientale in uno spazio europeo riunificato, il ciclo revisionista si chiude anche simbolicamente.

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