Il ruolo della Chiesa ortodossa all'interno della società serba, la distinzione impercettibile tra identità nazionale e identità religiosa, la ricerca delle radici storiche di questo fenomeno per capire il nazionalismo. Una tesi di laurea

20/06/2011 -  Silvia Cittadini

Il 28 giugno del 1989 Slobodan Milosević vola in Kosovo per partecipare ad una celebrazione in commemorazione di una battaglia combattuta seicento anni prima contro i Turchi. Davanti a un milione di persone radunatesi nella Piana dei Merli (Kosovo Polje) esordisce con tali parole:

Circostanze sociali hanno fatto sì che questo grande seicentesimo anniversario della battaglia di Kosovo Polje abbia luogo in un anno in cui la Serbia, dopo molti anni, dopo molte decadi, ha riottenuto la sua integrità statale, nazionale, e spirituale.” 

Questo è uno dei discorsi con cui Milosević inizia a far uso di una retorica nazionalistica impregnata di motivi religiosi e mitici che segneranno il suo successo popolare.

Il risorgere del fermento nazionalistico nella regione balcanica tra gli anni '80 e '90 del secolo scorso è caratterizzato dall'ampio utilizzo di una retorica religiosa impregnata di miti e storia. La Chiesa è considerata non ha torto l'unica istituzione che ha saputo difendere l'identità serba durante il periodo buio della occupazione ottomana e dal contrasto alle istanze nazionalistiche nei decenni del socialismo jugoslavo.

Dalla retorica nazionalistica che emerge a partire dalla metà degli anni '80 possiamo riscontrare due fattori fondamentali dell'ideologia serba che ne fanno un caso del tutto peculiare: la sacralizzazione dello Stato e la secolarizzazione della Chiesa.

Lo Stato, o meglio, la Nazione viene percepita come un’entità benedetta dal Signore e diretta verso la salvezza e per questo perseguitata da nemici stranieri e infedeli che vogliono ostacolare il compimento della volontà divina e sottrarre la terra consegnata al popolo serbo da Dio.

La Chiesa diviene portatrice della coscienza collettiva e paladina delle istanze nazionaliste del proprio popolo, assumendo un ruolo che ha poco a che fare con la religione in quanto insieme di credi e convinzioni personali. Questo comporta una confusione che rende la distinzione tra identità nazionale e identità religiosa impercettibile, se non del tutto inesistente.

Lo studioso serbo Petrovich definisce questa commistione tra Chiesa e nazionalismo “fede serba”.

Questo ruolo della Chiesa spiegherebbe il motivo per cui questa istituzione continua a mantenere un ruolo di primo piano all'interno della società serba, anche in quei periodi in cui l'affiliazione religiosa in Serbia raggiunge livelli bassissimi, come gli anni '80.

L'obiettivo di questa tesi è quello di ricercare le radici storiche di tale ruolo della Chiesa per far luce su alcuni aspetti del nazionalismo serbo che ancora oggi sono poco studiati dagli osservatori occidentali e troppo spesso sottovalutati.

L'approccio storico della mia tesi, che analizza un periodo che va dal basso Medioevo fino alla celebre battaglia di Kosovo Polje, tende soprattutto ad evidenziare come un ruolo fondamentale sia giocato dall'eredità ideologica bizantina, che fonda le sue basi proprio sulla differente percezione del rapporto tra i due poteri rispetto al mondo occidentale. Un'eredità lontana nel tempo, ma che gioca ancora oggi un ruolo fondamentale nelle coscienze dell'est europeo e per questo necessita di una maggiore considerazione.


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