mercato Sarajevo

Mercato Sarajevo flickr/di jaime.silva

Nonostante gli sforzi della comunità internazionale a seguito del trattato di pace di Dayton, la Bosnia zoppica e l'integrazione e la collaborazione tra le minoranze etniche rimane ancora lontana. Una tesi di laurea. Riceviamo e volentieri pubblichiamo

08/07/2010 -  Bianca De Rosario

L’attuale Bosnia-Erzegovina è il frutto di uno dei più ambiziosi tentativi di ingegneria politica promossi dalla comunità internazionale. Nonostante le aspettative e l’intensità dell’impegno dei soggetti implicati, i risultati di una tale operazione non possono dirsi soddisfacenti e il Paese sembra essere tutt’ora lontano da una reale normalizzazione.L’accordo di Dayton, trattato di pace, base costituzionale e punto di partenza per la ricostruzione, ha istituito un sistema statale la cui accentuata complessità deriva dal paradosso su cui si basa lo stesso compromesso, ovvero la volontà di conciliare due elementi tra loro contrastanti: il riconoscimento della situazione creata dalla guerra, giustificata dalla necessità di porre fine alle violenze, e la volontà di ricostruire una Bosnia unitaria e multietnica.

A livello politico l’istituzionalizzazione del fattore etnico, necessaria alla stabilizzazione delle relazioni tra le tre comunità nel periodo post-bellico, ha finito con il determinare una situazione di segregazione, di non collaborazione tra i soggetti politici e di vantaggio per i partiti etno-nazionalisti: dall’accordo di pace la Bosnia ha ereditato un “federalismo etnico” orientato più a garantire l’autonomia delle Entità componenti lo Stato che l’integrazione o l’efficienza delle istituzioni centrali. Per quanto riguarda la società civile, poi, quest’ultima è caratterizzata da profonde divisioni sulle più fondamentali questioni riguardanti lo Stato, dal riconoscimento della legittimità delle sue istituzioni comuni alla delimitazione dei suoi confini.

Così, la necessità di tenere conto dell’elemento etnico da parte degli artefici della ricostruzione bosniaca, data la realtà multinazionale del Paese, ha determinato l’emergere di un sistema in cui manca un giusto bilanciamento tra dimensione collettiva e libertà individuali. La dimensione etnica ha finito per prendere il sopravvento, causando l’emergere di gravi disfunzioni quali l’eccessivo rafforzamento delle identità etno-nazionali e la tendenza all’omogeneizzazione all’interno delle Entità, distruggendo le basi per una possibile cooperazione interetnica.

La condivisione di una visione comune e la cooperazione tra gli attori interni, unica via verso un sistema politico funzionante e auto-sostenibile, sono ancora oggi elementi scarsamente presenti sulla scena bosniaca. Con rischi immensi per la stabilità e il futuro dello Stato stesso.

Di fronte ad una situazione talmente precaria e dal futuro incerto, quale genere di processi o incentivi politici sono stati impiegati, o potranno esserlo, per mitigare le divisioni interne e giungere alla tanto agognata normalizzazione dello Stato bosniaco?

Il presente lavoro ha come obiettivo quello di individuare le cause e i fattori che hanno determinato l’impasse attuale e, conseguentemente, ricercare i mezzi e gli incentivi impiegati per tentare di far uscire il Paese dal circolo vizioso in cui è rimasto bloccato.


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