Janez Jansa

Il premier sloveno presenta a Strasburgo il programma della nuova presidenza dell'Unione. Apertura nei confronti del percorso europeo di Belgrado, monito sui rischi connessi ad una mancata soluzione per il Kosovo. Reazioni europee alle indiscrezioni sul cosiddetto piano di azione serbo

18/01/2008 -  Rosita Zilli Bruxelles

"La stabilità nei Balcani e l'allargamento dell'Unione Europea a tutti i Paesi dell'area saranno tra le priorità della nostra Presidenza". Così il premier sloveno Janez Jansa durante la seduta plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, in cui ha presentato il programma della nuova Presidenza del Consiglio Ue per il primo semestre 2008.

Questione kosovara in primo piano dunque. Come da attese. Davanti agli europarlamentari e al Presidente della Commissione europea Barroso, Jansa ha ricordato che negli anni '70 il Kosovo aveva raggiunto l'autonomia nell'ambito del contesto federale jugoslavo e che veniva equiparato alle altre Repubbliche. "15 anni dopo - ha spiegato il premier - Milosevic, non solo ha annullato questo status, ma ha anche cercato di effettuare una pulizia etnica, bloccata poi dalla comunità internazionale. L'accordo di pace che ne è seguito - ha proseguito - non è stato capace di risolvere la situazione dello status: questa diviene adesso una delle sfide più importanti dell'Unione europea".

Jansa ha poi dichiarato che la presidenza slovena si impegnerà nel ricercare una soluzione accettabile per entrambe le parti implicate. "Anche se - ha ammesso - il lungo processo negoziale sembrai ormai aver dimostrato che queste possibilità sono esaurite". Il premier sloveno non ripone speranze nemmeno nel Consiglio di sicurezza dell'ONU, sede in cui non ritiene "sia possibile un accordo in un tempo prevedibile".

Ma per Lubiana il fattore tempo è invece di critica importanza e "ogni ritardo può portare ad una destabilizzazione dell'area occidentale dei Balcani". Jansa ha spiegato che "vi è un accordo di principio dell'Ue per inviare una missione civile in Kosovo (una forza di polizia di 1800 uomini, in aggiunta ai militari dell'ONU, ndr)" e che "sono tutti concordi nel ritenere insostenibile la situazione attuale. In questo quadro - ha concluso - cercheremo misure e soluzioni che saranno sostenute dal massimo novero di Paesi all'interno dell'Ue e che contribuiscano alla stabilità della regione".

Stabilità della regione che si regge sul filo del rasoio e che viene continuamente messa in discussione da più fronti: dal disegno diplomatico svelato dall'International Herald Tribune che prevede un'intesa bilaterale Germania-USA per riconoscere l'indipendenza del Kosovo non appena questa sarà proclamata dai kosovari albanesi, in modo da trascinare poi gli altri Stati membri dell'Ue nella scelta antiserba, fino alla recente approvazione da parte di Belgrado di un misterioso "piano di azione" da applicare in caso di dichiarazione d'indipendenza del Kosovo.

Un piano la cui ombra piomba sulla campagna elettorale serba e di cui non si è voluto rivelare i contenuti attraverso fonti ufficiali. Secondo indiscrezioni, lo stratagemma prevede un degrado delle relazioni diplomatiche tra la Serbia e i Paesi che riconosceranno il Kosovo indipendente attraverso il ritiro degli ambasciatori serbi dagli stessi. Per il nuovo Stato kosovaro, non esclude invece un embargo commerciale ed il taglio dell'energia elettrica. Non vi sarebbe per contro alcuna menzione a misure militari. L'esercito serbo non ha infatti previsto alcun provvedimento specifico ma, come ha spiegato il ministro serbo della Difesa Dragan Sutanovac "si terrà pronto a reprimere qualsiasi forma di violenza nella regione". Una grana in più per l'Unione europea.

La portavoce del Commissario europeo all'Allargamento Olli Rehn, ha reagito al "piano d'azione" dell'esecutivo Kostunica ricordando gli obblighi della Serbia nell'ambito del cammino politico intrapreso verso l'Ue. "Non conosciamo le misure contenute nel piano e perciò non ci sentiamo di commentarlo. In ogni caso - ha dichiarato - la cooperazione regionale costituisce un obbligo nel quadro del processo di stabilizzazione e di associazione: ci aspettiamo quindi un impegno chiaro di tutte le parti per promuovere la stabilità regionale e consolidare la cooperazione interregionale, anche in circostanze politiche difficili", ha infine aggiunto.

A Strasburgo, Jansa ha invece preferito limitarsi ad asserire che "la Serbia ha sempre avuto un ruolo importante nei Balcani occidentali" e a sottolineare quanto sia "cruciale" che, nonostante le varie turbolenze, "si sostenga il suo indirizzo europeo".

Per la Presidenza slovena un processo di mediazione che stenta dunque a decollare e che si prospetta di sempre più difficile soluzione. Il suo prossimo atto andrà in scena il 19 gennaio a Lubiana, dove si incontreranno i ministri degli Affari esteri dei Paesi europei membri del "Gruppo di contatto" internazionale sul Kosovo - Germania, Francia, Regno Unito, Italia - su invito del loro omologo sloveno, Dimitrij Rupel. Ai lavori parteciperanno anche l'Alto Rappresentante dell'Ue per la Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC), Javier Solana, ed il Commissario Rehn.

Sul tavolo, i vari aspetti del dossier che saranno anche all'ordine del giorno del Consiglio "Affari generali" del prossimo 28 gennaio: coordinamento stretto tra Ue e Pristina sullo scadenzario per l'eventuale indipendenza della provincia, riconoscimento o meno da parte di ogni singolo Stato su un futuro Kosovo indipendente e decisione sull'invio di una missione civile nell'ambito della Politica europea di sicurezza e difesa (PESD). La scelta sulla missione PESD sarà tuttavia senza dubbio rinviata a febbraio per non influenzare le elezioni presidenziali in Serbia il cui primo turno è previsto il 20 gennaio ed il secondo il 3 febbraio.


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