Organizzazioni internazionali, governative e non, hanno difficoltà a collaborare con le ONG locali del Nagorno Karabakh, la cui indipendenza de facto non è riconosciuta a livello internazionale

29/12/2009 -  Gegam Bagdasaryan Stepanakert

La "Repubblica del Nagorno Karabakh" è un territorio la cui indipendenza è stata proclamata meno di vent'anni fa e non è stata riconosciuta a livello internazionale, e anche per la sua giovane età tutte le sfere della sua vita pubblica si trovano ancora in fase di definizione. Il terzo settore e le organizzazioni non governative non fanno certo eccezione. Nel Nagorno Karabakh si riscontrano sia le problematiche tipiche di tutta l'area post-sovietica, sia caratteristiche più specifiche della nazione stessa. Da una parte infatti le autorità, pur non dimostrando grande interesse nella creazione di una società civile libera e indipendente (come accade d'altronde in Armenia, Azerbaijan e altri stati ex-sovietici) e di organizzazioni non governative forti, in generale forniscono un certo sostegno alle ONG filo-governative. Al tempo stesso però le ONG del Karabakh (oltre 100) si trovano tra due fuochi: poiché la Repubblica del Nagorno Karabakh non è riconosciuta come stato indipendente, molte ONG internazionali rifuggono i contatti con le organizzazioni non governative del Karabakh.

Una delle prime (se non la prima) ONG del paese è il comitato cittadino "Iniziativa di Helsinki-92", creata nel 1992. Questa ONG è stata la prima a collaborare sia con le ONG internazionali che con i colleghi dell'Azerbaijan. La prima visita di rappresentanti della società civile azera alla Repubblica del Nagorno Karabakh è stata infatti organizzata proprio da "Iniziativa Helsinki 92", così come la prima visita di cittadini del Karabakh in Azerbaijan, che ha avuto luogo nel 1993. Nel 2007 l'ONG ha dato il via alla messa in atto del progetto "La Casa della Pace", con la collaborazione della ONG olandese "Pax Christi" . Nel 2008, "Iniziativa Helsinki 92" ha anche inaugurato il progetto "Semi di Pace", con il sostegno di un'altra ONG olandese, la ICCO.

Il Press Club di Stepanakert, creato nel 1998, riveste un ruolo molto importante per le ONG del Karabakh che operano nell'ambito della cooperazione internazionale. Basti pensare al progetto triennale denominato "Il conflitto del Nagorno Karabakh nella rappresentazione dei media e nell'opinione pubblica armena, azera e del Nagorno Karabakh", lanciato dal Centro nel 1999 in collaborazione con organizzazioni analoghe di Yerevan e Baku, condotto all'interno del programma "Media Network Program", promosso dall'Open Society Institute. Nell'ambito del progetto sono state effettuate diverse indagini sociologiche ed è stato messo in atto un programma di monitoraggio dei media. Il Press Club di Stepanakert ha inoltre collaborato con il fondo tedesco "Friederich Ebert" e con l'organizzazione americana World Press Freedom Committee, nonché con le ONG britanniche Media Diversity Institute e Article-19.

Nel 2004 è stato creato un consorzio britannico di ONG, che ha iniziato da subito la propria attività nel Nagorno Karabakh. Tra il 2004 e il 2008, anche grazie al sostegno finanziario fornito da uno dei membri del consorzio, l'organizzazione "Сonciliation Resources", è stato pubblicato il settimanale indipendente "Demo". Giornalisti del Karabakh e dell'Azerbaijan hanno partecipato al progetto "Dialogo attraverso il cinema", finanziato anch'esso da "Conciliation Resources" con la collaborazione del Press Club di Stepanakert e delle sedi armene e azere del consorzio "Internews". Nell'ambito del progetto, inaugurato quattro anni fa, sono già stati prodotti 22 film sulla vita quotidiana nella zona del conflitto, 10 realizzati da abitanti del Karabakh, 10 da azeri e due da troupe miste.

Anche l'"Istituto di Diplomazia Popolare", fondato nel 1998, può vantare numerose collaborazioni internazionali. L'Istituto in passato faceva parte della ONG "Forum Caucasico", ma nel 2004, da una costola del Forum è nato il "Centro per la Promozione di una Cultura di Pace e per l'Implementazione di misure di Confidence-Building". Il progetto è finanziato dalla ONG britannica "International Alert" , sempre nell'ambito delle iniziative intraprese dal già citato consorzio di ONG britanniche. L'obiettivo principale del Centro è forgiare strumenti utili ad operare in contesti che vedano il coinvolgimento della società civile, nonché elaborare e mettere in atto misure di confidence-building come strumento alternativo al conflitto, attraverso la promozione del dibattito tra i giovani dei due paesi e di forum internazionali armeno-azeri.

Per quanto concerne invece le organizzazioni giovanili, in Karabakh ne sono presenti più di 10. Parte di queste organizzazioni , come "Generazione Hayk", lavora a stretto contatto con le autorità governative, ne riceve un significativo supporto finanziario e partecipa attivamente all'attività politica del governo. Altre organizzazioni invece, come la sede locale della YMCA, preferiscono collaborare con le ONG internazionali. La YMCA si è registrata nel Nagorno Karabakh nel 2004. Dal 2007 la sede del Karabakh della YMCA collabora inoltre al progetto "Radici della Riconciliazione" ("Roots for Reconciliation"), un progetto trilaterale (Armenia, Georgia, Repubblica del Nagorno Karabakh) che ha permesso in tre anni di organizzare numerosi raduni giovanili, festival e forum in tutti e tre i paesi.

Anche la collaborazione tra le ONG del Karabakh e le controparti azere presenta aspetti piuttosto interessanti. Prima di tutto, vi è la netta impressione che le ONG del Karabakh operino con maggiore tranquillità. I motivi di tale disparità vanno ricercati nel diverso atteggiamento delle autorità delle due parti del conflitto circa la questione della cooperazione. Le autorità azere tentano in ogni modo di evitare qualsiasi forma di contatto e collaborazione con le controparti del Karabakh, anteponendovi una rigida presa di posizione: prima si risolve il conflitto, e solo in un secondo momento si può parlare di relazioni. Il Nagorno Karabakh sembra invece avere sposato una filosofia diametralmente opposta: è proprio migliorando le relazioni con la parte azera che si favorisce la risoluzione del conflitto. E se in Azerbaijan le organizzazioni che collaborano con le ONG del Karabakh (e, in generale anche con quelle armene) finiscono periodicamente nel mirino delle autorità e dei media filo-governativi, in Karabakh la situazione è decisamente più tranquilla, nonostante si registrino anche qui critiche alla politica "smisuratamente pacifista" delle ONG.

Anche per le organizzazioni internazionali risulta molto difficile mettere in atto progetti di collaborazione, a causa della rigida presa di posizione delle autorità di Baku. Il governo azero tenta in ogni modo di ostacolare qualsiasi rapporto con il Nagorno Karabakh, non solo a livello governativo, ma anche con organizzazioni come la britannica "Halo Trust" (rimozione delle mine antiuomo) e la Croce Rossa Internazionale, attualmente presenti in Karabakh. Le autorità azere hanno l'abitudine di gridare di tanto in tanto allo scandalo, ed è capitato che ad essere coinvolte fossero ad esempio società svizzere.

Per altro, nonostante il Karabakh venga citato nei rapporti stilati da numerose organizzazioni internazionali, occorre sempre considerare che non sempre si fa riferimento ai territori controllati dalle autorità de facto della "Repubblica del Nagorno Karabakh". Ad esempio, nella Strategia di Cooperazione per il Caucaso Meridionale 2008-2011, a cura dell'Ufficio Svizzero per la Cooperazione nel Caucaso Meridionale viene citato il Karabakh, ma soltanto in relazione al lavoro svolto con gli sfollati interni azeri e alle zone delle regioni di Agdam e Fizulinskij che non si trovano sotto il controllo delle forze armate del Karabakh (soltanto il 30% di questi territori è infatti sotto controllo del governo di Stepanakert). In sintesi, gli svizzeri operano soltanto al di là della frontiera, nei territori che si trovano sotto il controllo di Baku. Totalmente diversa è la situazione della Croce Rossa Internazionale, che è uno dei partner dell'Ufficio Svizzero per la Cooperazione nel Caucaso Meridionale, ma opera in Karabakh già dal 1992. È quindi possibile che l'Ufficio Svizzero per la Cooperazione nel Caucaso Meridionale svolga alcuni progetti nella regione proprio in collaborazione con la Croce Rossa Internazionale.

Tornando infine ai rapporti internazionali delle ONG del Karabakh, le organizzazioni di questa regione avranno forse la possibilità di partecipare ai progetti dell'Unione Europea, in particolare a quelli elaborati nell'ambito della politica di vicinato ("European Neighbourhood Policy") e del cosiddetto "Partenariato Orientale" ("Eastern Partnership"), anche se la partecipazione del Karabakh ai programmi europei avverrà molto probabilmente solo in modo indiretto, attraverso ONG internazionali.

Ciò che è certo è che la cooperazione con UE e ONG internazionali aiuterà a rafforzare sia le ONG locali che l'intera società civile del Karabakh.


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