Libertà di stampa e violenze perpetrate su giornalisti. Su questi temi si incentra il dossier annuale Attacks on the Press in 2008 pubblicato il 10 febbraio da CPJ (Comitato per la Protezione dei Giornalisti)

13/02/2009 -  Giorgio Comai

CPJ è una delle principali organizzazioni internazionali che si occupa a livello mondiale di protezione dei giornalisti, intervenendo direttamente a supporto di reporter che si trovano in situazioni di difficoltà, e soprattutto diffondendo informazioni riguardo a violazioni nei singoli paesi.

Come risulta dal dossier pubblicato recentemente da CPJ, anche il 2008 non è stato un anno facile per i giornalisti che lavorano nell'area caucasica; CPJ ha infatti riportato numerose violazioni riguardanti sia i paesi del Caucaso meridionale che il Caucaso russo.

Durante il conflitto di agosto che ha coinvolto Georgia e Russia con intensi scontri in Ossezia del Sud e nella aree circostanti, sono stati feriti dieci giornalisti e tre sono stati uccisi. Due di questi erano georgiani che scrivevano per testate russe, uccisi da milizie ossete nei dintorni di Tskhinvali, mentre il terzo è un cameraman olandese morto a Gori in seguito ai bombardamenti.

In corrispondenza con la fase acuta del conflitto, le autorità georgiane hanno bloccato l'accesso ad alcuni canali televisivi e siti di informazione russi, cercando di limitare il flusso di notizie discordanti dalla versione ufficiale. Secondo CPJ, tutti i canali televisivi georgiani hanno presentato il conflitto in modo univoco ed evitando qualsiasi critica alle azioni del governo di Saakashvili.

Nel report, si sottolinea come la libertà di informazione nei canali televisivi georgiani sia fortemente limitata. CPJ riporta in particolare la storia del canale televisivo Imedi, ritenuto vicino all'opposizione. Durante le proteste antigovernative del novembre 2007, le trasmissioni di Imedi erano state interrotte. Dopo la morte del proprietario di Imedi Badri Patarkatsishvili nel febbraio del 2008, sono seguiti forti contrasti riguardo a chi avrebbe ereditato il pacchetto di controllo di uno dei più seguiti canali televisivi georgiani. Con il cambio di proprietà, Imedi ha ammorbidito significativamente le sue posizioni critiche.

Per quanto riguarda l'Armenia, CJP ricorda che in seguito alle elezioni presidenziali del febbraio 2008 il presidente armeno Robert Kocharian ha dichiarato lo stato di emergenza nel paese per venti giorni; durante questo periodo sono state imposte forti limitazioni alla libertà d'informazione, ed in particolare era permesso parlare di politica interna solo citando fonti ufficiali. Durante lo stato di emergenza le autorità hanno anche interrotto le trasmissioni di alcuni media internazionali in Armenia, incluso Radio Free Europe/Radio Liberty, e hanno bloccato l'accesso a siti internet di quotidiani di opposizione armeni e del noto servizio di video online YouTube, in quanto su quest'ultimo si stavano diffondendo video di violenze perpetrate dalla polizia.

Caucaso - mappa di Osservatorio Balcani e Caucaso

CJP sottolinea inoltre la difficile situazione di A1+, un canale televisivo che si è visto ritirare la licenza nel 2002 e da allora si è trasformato in una agenzia di notizie online. Le autorità hanno ripetutamente risposto in modo negativo alle richieste da parte di A1+ di ottenere una licenza per riprendere le trasmissioni, nonostante anche la Corte internazionale di Strasburgo abbia condannato il comportamento del governo, costringendolo a pagare un risarcimento ad A1+.

Secondo CJP, nel corso del 2008 in Azerbaijan sono stati arrestati cinque giornalisti con accuse pretestuose o in seguito a presunti crimini appositamente provocati o inscenati. Giornalisti critici del governo sono stati inoltre picchiati e minacciati in diverse occasioni. Situazioni di questo tipo portano ad una diffusa autocensura da parte di reporter e giornalisti.

Il rapporto di CJP dedica un'ampia sezione anche al Caucaso russo, facendo in particolare riferimento all'uccisione nel corso del 2008 del direttore del sito internet Ingushetiya.ru Magomed Evloev e del giornalista religioso Abdullah Alishaev. La sezione dedicata alla Russia del dossier di CJP è quasi interamente incentrata sulla problematica situazione in cui si trovano ad operare i media nel Caucaso settentrionale, una zona dove i giornalisti devono affrontare frequenti vessazioni sia fisiche che "legali" (quali denunce per estremismo, o altre accuse pretestuose) da parte delle forze dell'ordine.


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