Sul confine - Fabrizio Giraldi

La minoranza slovena in Italia e quella italiana in Slovenia dopo l'ingresso di Lubiana nell'Unione Europea. Intervista a Bojan Brezigar, giornalista e consigliere del ministro degli Esteri uscente, Dimitrij Rupel

22/10/2008 -  Andrea Rossini

Bojan Brezigar, giornalista, ha diretto il quotidiano "Primorski Dnevnik" dal 1992 al 2007. Presidente dal 1998 al 2005 dell'Ufficio Europeo per le Lingue Meno Diffuse (EBLUL), è stato consigliere del ministro degli Esteri sloveno Dimitrij Rupel e, nel 2008, portavoce della presidenza slovena dell'Unione Europea. E' presidente del Comitato paritetico istituzionale per i problemi della minoranza slovena in Italia

L'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea e poi nell'area Schengen ha fatto scomparire il confine con l'Italia o ne resta qualche traccia?

Ci troviamo nel mezzo di processi storici. La Slovenia ha fatto un percorso molto rapido, in soli 17 anni è arrivata ad entrare nell'area Schengen e a presiedere l'Unione Europea partendo da zero. Stiamo tuttavia sempre parlando di processi. I problemi esistono ancora, molto minori che non in passato, ma l'importante è il nuovo metodo, l'impegno costante a trovare una soluzione. Un punto che mi sembra particolarmente importante sottolineare è che nelle zone di confine, soprattutto nella parte italiana, il clima è cambiato. Non c'è più quella distanza, per non dire astio, che c'era nei confronti di coloro che stanno dall'altra parte del confine. L'integrazione ha fatto fare dei passi in avanti enormi.

Uno dei contenziosi rimasti aperti tra Italia e Slovenia era quello relativo alle proprietà degli italiani oltre confine. La Slovenia, dopo la fine della Jugoslavia, era coinvolta per una parte della questione. Ci sono ancora problemi in questo settore?

Il problema delle proprietà è stato risolto con il trattato di Roma, a seguito degli accordi di Osimo. In base a questo trattato l'allora Jugoslavia era tenuta a pagare un certo importo, a scadenze annuali. Dopo la fine della Jugoslavia questo importo è stato suddiviso tra Slovenia e Croazia. La Slovenia ha totalmente onorato i suoi impegni, versando quanto dovuto su di un conto nel Lussemburgo. L'Italia tuttavia non ha ancora utilizzato questa somma, sostenendo che gli accordi di Roma costituivano un trattato unico, e che quindi anche la Croazia deve onorare i propri impegni, cosa che invece non è ancora avvenuta. Per quanto riguarda Lubiana, quindi, questo problema non rappresenta più un contenzioso aperto. La Slovenia, poi, si è uniformata agli standard europei in materia di acquisizione di immobili da parte di cittadini residenti in altri Paesi dell'Unione, quindi c'è ormai una grande libertà di mercato in questo settore.

Quali sono i rapporti tra la Slovenia e la minoranza slovena in Italia?

I tipici rapporti che esistono tra uno Stato e una propria minoranza all'estero, non molto differenti da quelli che intercorrono tra l'Italia e la minoranza italiana in Slovenia. Ci sono differenze dovute a differenti modalità di organizzazione e, soprattutto, differenze relative al numero. Gli sloveni in Italia sono molto più numerosi degli italiani in Slovenia.

Quanti sono?

E' una domanda difficile. Una pubblicazione del ministero degli Interni italiano, di circa una decina di anni fa, parlava di un numero intorno alle 70.000 persone, ricavato empiricamente. Non so se questo numero sia ancora valido oppure no, glielo cito per dare un'idea dell'ordine di grandezza, era contenuto nel primo rapporto sulle minoranze linguistiche in Italia.

E gli italiani in Slovenia?

Il numero si aggira intorno alle 2.000, 3.000 unità.

La situazione della minoranza slovena in Italia è cambiata alla luce del percorso di unificazione europea?

Vede, lei non troverà in tutta Europa una sola minoranza che non abbia problemi aperti. Anche le minoranze meglio tutelate rivendicano nuove norme o nuovi provvedimenti, compresi i tedeschi dell'Alto Adige ad esempio. Per quanto riguarda gli sloveni in Italia, devo dire che la situazione è notevolmente migliorata dal punto di vista normativo. C'è la legge 38 del 2001, sulla tutela della minoranza slovena, la cui attuazione, pur essendo proceduta lentamente, nel 2007 ha avuto un forte avanzamento. E' stato infatti finalmente pubblicato il decreto del presidente della Repubblica che definisce l'area geografica nella quale questa minoranza è presente e viene tutelata. Sempre nel 2007 è stata approvata una legge regionale, attuativa di quella nazionale, con alcuni elementi di novità. Ci sono purtroppo alcuni problemi ancora aperti, relativi all'attuazione della legge 38, ma su questi si sta lavorando. Il vero problema attuale è di tipo finanziario. Il governo italiano ha proposto, in finanziaria, una forte riduzione delle sovvenzioni alle istituzioni culturali e ai mass media della minoranza slovena a partire dal 2009. Devo precisare tuttavia che non si tratta di un provvedimento contro la minoranza slovena, rientra nei provvedimenti generali di risparmio e di riorganizzazione del bilancio dello Stato.

Qual è invece la situazione della minoranza italiana in Slovenia?

La minoranza italiana in Slovenia ha un problema di numero, è una minoranza molto piccola. Si è trovata divisa in due parti dopo le dichiarazioni di indipendenza di Slovenia e Croazia, e la gran parte è rimasta in Croazia, circa il 90%. Il problema che loro segnalano è quello del mantenimento del collegamento di questo gruppo etnico, che era unitario e oggi si vede diviso in due Stati. Purtroppo la Croazia non è ancora Paese membro dell'Unione, il confine non è interno all'area Schengen, ci sono degli accordi bilaterali che hanno agevolato il transito ma ci sono ancora un certo numero di difficoltà.

Qual è l'atteggiamento prevalente oggi in Slovenia nei confronti della storia della seconda guerra mondiale, dell'occupazione italiana e delle foibe? Il lavoro svolto dalla Commissione mista italo-slovena di storici è stato accolto nel dibattito pubblico?

E' sempre un po' difficile affrontare questi temi perché c'è ancora tanta gente che ha sofferto, dall'una e dall'altra parte, ed è difficile dimenticare. La Commissione mista ha fatto un ottimo lavoro, e quel documento è un'ottima base. Ma mentre quello è un documento di tipo tecnico, si sa che quando prevalgono le spinte emotive il discorso diventa più difficile. Credo peraltro che dichiarazioni quali quelle che abbiamo sentito nel recente passato, da parte di qualche presidente o politico di alto livello, non contribuiscano alla conciliazione. Ci sono quindi ancora tensioni, anche se credo siano soprattutto interne ai due Stati. Ritengo infatti che la Slovenia non abbia ancora del tutto chiarito il proprio ruolo negli anni dal 1940 fino al 1945-1946, e credo che anche in Italia ci siano dei problemi di rapporto con una parte della propria storia.

Anche l'opinione pubblica slovena si divide su questi temi come in passato quella italiana?

La Slovenia ha subito un trauma molto grave, delitti politici ed eccidi nell'immediato dopoguerra che non sono ancora stati chiariti. Si parla di migliaia di morti, persone scomparse nel nulla nella seconda metà del '45 e all'inizio del '46. Il problema dunque non è tanto il rapporto italo-sloveno, quanto i rapporti interni in Slovenia tra coloro che si richiamano al regime comunista e coloro che sostengono l'altra parte.

Sta parlando di delitti commessi dai partigiani subito dopo la liberazione?

Sì, esatto. Ma quello era ormai l'esercito jugoslavo, non erano più partigiani


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