Sospettati di terrorismo, tre anni fa i "6 Algerini" erano stati arrestati dalle truppe americane in Bosnia e deportati a Guantanamo, nonostante la giustizia bosniaca li considerasse innocenti. Ora un gruppo di avvocati americani sta conducendo una battaglia legale per i loro diritti. I giudici federali hanno respinto una prima istanza di scarcerazione. Un aggiornamento dal settimanale "Dani"

03/02/2005 -  Anonymous User

Di Esad Hećimović, DANI, 28 gennaio 2005 (titolo originale: "Caduta l'accusa contro George W. Bush")

Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Ivana Telebak

Il 19 gennaio, il giudice federale americano di Washington si è rifiutato di rilasciare in libertà i sei Algerini che tre anni fa sono stati trasferiti da Sarajevo al carcere militare americano di Guantanamo Bay a Cuba. Il giudice Richard Leon, nominato a vita dal presidente Bush per questa funzione, afferma nelle 34 pagine della sua sentenza che il Congresso ha dato l'autorizzazione a Bush di mettere in prigione gli stranieri - i militari nemici, fuori dal territorio degli USA, durante la guerra contro Al-Kaida. Il giudice Leon afferma che quando si tratta della incarcerazione di stranieri durante gli scontri bellici, i tribunali hanno poca autorità.

Si tratta della prima sentenza del Tribunale federale di Washington, dopo che nel luglio dello scorso anno la Corte suprema degli Stati Uniti, nella sentenza "Rasul contro Bush", aveva permesso ai prigionieri della prigione militare di Cuba di riesaminare davanti al tribunale il motivo della loro incarcerazione. Come tribunale competente è stato assegnato il tribunale regionale di Washington. I sei giudici analizzano le 13 accuse dello stesso genere, in cui i prigionieri affermano che la loro incarcerazione a Guantanamo viola i diritti loro garantiti dalla Costituzione americana, dalle leggi federali e dagli accordi internazionali. Nel primo caso risolto si trattava dell'accusa contro sei algerini arrestati in BiH (Bosnia Erzegovina, ndt.) e di un cittadino francese arrestato in Pakistan.

Nel caso "Lakhdar Boumediene e altri contro George Bush e altri" i cinque algerini con cittadinanza BiH e un cittadino dell'Algeria con residenza permanente in BiH hanno chiesto di esaminare di nuovo la legalità della loro incarcerazione e le condizioni del loro internamento nella prigione militare americana a Cuba. In modo particolare hanno contrastato l'autorizzazione del presidente Bush del 13 novembre del 2001 a dare "L'ordine militare sulla detenzione, procedimento e processo di certe persone che non sono cittadini degli Stati Uniti nella guerra contro il terrorismo".

Con questo ordine del presidente Bush gli stranieri sospettati vengono posti fuori dalla competenza dei tribunali ordinari, e le garanzie costituzionali che proteggono gli incriminati per gli atti penali per loro non sono valide. Nell'ordine di Bush si dice che per i loro casi sono competenti esclusivamente i tribunali militari e che "tale individuo non avrà il diritto di chiedere un provvedimento legale o di condurre qualsiasi procedimento, diretto o indiretto, cioè che venga chiesto un provvedimento giuridico o condotto un processo a nome di tale individuo, davanti a qualsiasi tribunale degli Stati Uniti o di qualsiasi stato della federazione, davanti a qualsiasi tribunale di qualsiasi Paese straniero, o davanti qualsiasi tribunale internazionale".

Nella sua accusa, il "Gruppo algerino" ha "attaccato la legalità del proprio internamento su due fronti", spiega il giudice Leon. Prima hanno contrastato l'autorità del presidente di dare l'ordine sulla base del quale sono stati incarcerati. Poi hanno affermato che, anche se fosse autorizzato per tale ordine, la loro incarcerazione a tempo illimitato, fino alla fine della guerra contro il terrorismo, viola i loro diritti costituzionali, inoltre viola i loro diritti secondo le leggi federali, secondo gli accordi internazionali sottoscritti dagli USA e secondo le leggi internazionali. Alla fine dell'accusa hanno affermato che "almeno una di queste violazioni elencate fornisce al tribunale la base legale secondo la quale sarà dato non soltanto l'ordine per portarli davanti ad un giudice ma anche di dichiarare illegale loro incarcerazione". Il giudice Leon non è d'accordo con siffatta interpretazione.

Per tale decisione il giudice Leon ha elencato alcune ragioni. Prima ha confermato che il Congresso ha autorizzato il presidente Bush a dare l'ordine militare il 13 novembre 2001: "Il fatto che loro non siano stati arrestati sul o in vicinanze del fronte in Afghanistan, non ha un significato legale perché l'autorizzazione del presidente di condurre la guerra contro il terrorismo non è geograficamente limitato". Poi il giudice Leon ha affermato che loro, "come stranieri arrestati in territorio straniero e incarcerati sul territorio sovrano di un altro Paese, non hanno nessuno dei diritti che garantisce la Costituzione degli USA" agli stranieri sul territorio americano.

Spiegando perché nel loro caso non è possibile applicare gli accordi internazionali firmati dagli USA, il giudice Leon ha detto che su di loro non si può applicare la Convenzione di Ginevra perché "non sono stati arrestati nelle vicinanze delle attività belliche". Col che si è contraddetto da solo dando valore legale al fatto che "Il gruppo algerino" sia stato arrestato lontano dal fronte.

Semplicemente, il giudice Leon ha ridotto la questione dell'incarcerazione del "Gruppo algerino" a Cuba alla questione se il Congresso ha autorizzato il presidente e l'esercito per detta incarcerazione, rifiutando di discutere se la decisione sia giusta o basata sui fatti. Secondo la sua spiegazione della divisione del potere negli USA, le autorizzazioni di guerra sono divise fra il Congresso e il potere esecutivo, in modo che i tribunali non possano immischiarsi negli affari esterni e nelle questioni della sicurezza nazionale.

Stephen H. Oleskey*, difensore dei "6 Algerini"

Di Irham Čečo, DANI, 28 gennaio 2005

Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Ivana Telebak

DANI: Cosa l'ha spinta ad impegnarsi nel caso del "Gruppo algerino" e quali passi legali ha intrapreso?

OLESKEY:Alcune organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani hanno cercato degli avvocati pronti a rappresentare i prigionieri della base di Guantanamo. Abbiamo accettato di occuparci di questo caso. Siccome i detenuti non erano in grado di raggiungere i loro difensori, ci hanno ingaggiato le loro mogli. A dicembre ho visitato Guantanamo, così anche loro hanno accolto formalmente la nostra assunzione. Ci occupiamo di questo caso dal primo luglio 2004. L'abbiamo accettato pro bono, per dimostrare che l'America è ancora un luogo in cui alla gente interessa che regni il diritto, e i diritti umani. E nonostante il nostro governo abbia fatto grossi sbagli qua, negli Stati Uniti ci sono ancora persone alle quali importano i principi.
Io vedo il caso in questo modo: "Gli algerini" negli Stati Uniti non sono mai stati accusati di alcun atto penale, né per terrorismo, né per niente altro. Sono solo state eseguite alcune procedure militari, create dal nostro governo per tenere queste persone a Guantanamo. Ma, ciò non è equivalente alla persecuzione penale. In Bosnia il 17 gennaio la Corte suprema della Federazione BiH ha chiesto la loro liberazione. Sapete che dopo di questo sono stati consegnati in modo illegale agli Americani e deportati a Guantanamo. La Casa per i diritti umani durante il 2002 e il 2003 ha concluso che tale atto è stato contro la legge, e che con esso sono state violate le norme europee dei diritti umani, e sono stati violati anche le leggi bosniache. Con alcune decisioni è stato assegnato anche il risarcimento alle famiglie, sono state prese le decisioni sul ritorno. Alcune cose sono state rispettate, alcune no.

Però, loro ancora non tornano. Il governo non li restituisce nonostante l'ordine del tribunale.
Alla metà del mese di novembre dell'anno scorso il Consiglio dei ministri della BiH ha votato sulla procedura del loro ritorno, e ha preso la decisione sulla necessità di fare delle trattative con la parte americana. Ma, non è iniziato ancora nulla, e sono passati già due mesi! Guantanamo non è per niente un posto piacevole per soggiornarvi. A giugno dell'anno scorso la Corte suprema degli USA ha sentenziato che davanti al tribunale possono essere portati i casi delle persone, degli stranieri imprigionati a Guantanamo. Noi abbiamo subito iniziato il processo a nome dei bosniaci. Abbiamo avviato la causa davanti al Tribunale federale di Washington, insieme alle altre persone che rappresentano gli altri prigionieri, chiedendo al Governo di spiegare davanti al tribunale perché tali persone sono state imprigionate. A questo caso lavora una squadra di 20 avvocati del nostro studio, e vi spendiamo molto tempo.

DANI: Avete già perso questo processo?

OLESKEY: La sentenza presa dal giudice Richard Leon è contraria alla decisione presa ancora a giugno dalla Corte suprema, secondo la quale gli internati a Guantanamo, sebbene siano cittadini stranieri, hanno il diritto di essere trattati in accordo con le leggi degli USA nonostante siano a Cuba. Crediamo che il Tribunale federale abbia commesso un errore nel nostro processo, e in tali casi esiste un'istanza di grado superiore che corregge tali errori. Credo ancora nella giustizia americana; se cessassi di farlo, lascerei il posto a qualcun altro. I nostri clienti si differenziano dagli altri internati di Guantanamo perché sono stati già affrancati in BiH da tutte le accuse di terrorismo. In tale processo hanno collaborato anche gli Americani, l'hanno appoggiato. Perciò il caso bosniaco è più forte e le richieste più giustificate nelle trattative con gli americani.

DANI: Credete che sia giunto il momento per le trattative, mentre il governo è di opinione contraria?

OLESKEY: Immaginate di essere internati da tre anni senza un'accusa, senza accesso agli avvocati, senza i contatti telefonici con la famiglia, persino le lettere sono state censurate, senza processo. Poi, c'è la questione del maltrattamento fisico, di cui ha scritto la stampa americana. Sono state pubblicate storie in cui si afferma che ci sono stati dei maltrattamenti sistematici a Guantanamo, più sistematici che ad Abu Ghraib! E' una cosa pessima. Alcuni memorandum della FBI sono trapelati in pubblico, e affermano che i loro investigatori, che andavano a Guantanamo ad esaminare gli internati, hanno scoperto il maltrattamento dei prigionieri. Loro hanno chiesto alla FBI e al Governo di premunirsi da ciò, e di fermare tali malversazioni. Uno dei nostri clienti ha persino mostrato davanti al Tribunale militare a Guantanamo le sue dita rotte dalle guardie! E' ora che i nostri clienti tornino a casa!

Abbiamo fatto visita al Ministero della giustizia, al Ministero degli affari esterni, all'Ufficio dell'accusa federale, al giudice della Corte suprema... Attraverso il dialogo con loro abbiamo chiarito il nostro punto di vista sul caso, e siamo d'accordo che bisogna rispettare le decisioni della Casa per i diritti umani e la precedente decisione della Corte suprema. Contro queste persone non ci sono state delle prove. Secondo tutte le decisioni prese fino ad ora, il governo della BiH ha l'obbligo di iniziare le trattative sulla loro liberazione, trattative concrete con l'ambasciata americana. Nonostante ciò, fino ad ora tali trattative non ci sono state!
Queste persone non sono state in Iraq, non sono state in Afghanistan, hanno vissuto qua e avevano un posto di lavoro, famiglia, erano cittadini della BiH! A tali persone nessuno può restituire tre anni di vita, ai loro figli nessuno può ridare il tempo passato senza i genitori, ad alcuni sono nati i figli mentre erano in prigione; queste famiglie vivono in condizioni molto difficili perché nessuno porta a casa dei soldi. E' emotivamente e fisicamente molto pesante, ma ancora peggio è a Guantanamo.

Il Governo degli USA ha annunciato il piano per la costruzione del centro per la detenzione a Guantanamo con una capienza di 200 persone. Momentaneamente ne hanno circa 550. Oltre 400 di loro hanno intenzione di tornare in una ventina di Paesi dai quali sono stati portati via! Certamente, non sono disposti a metterli di punto in bianco su un aereo e mandarli a casa, insistono sulle trattative con i governi di tali Paesi. E' ora che il governo della BiH prenda un atteggiamento decisivo. Non solo sulla carta: da tanto tempo si sta aspettando la nomina della persona che a nome del Ministero della giustizia dovrebbe condurre le trattative. Il Governo americano chiaramente ha scoperto che la politica verso Guantanamo sta cambiando, è fondamentale sfruttare tali cambiamenti. Ciò che deve accadere è che qualcuno del Ministero della giustizia o del Ministero degli affari esterni alzi la cornetta e chiami l'ambasciata americana!

*Stephen H. Oleskey è uno dei più noti avvocati americani, responsabile del team di avvocati che sta difendendo a titolo gratuito il "Gruppo algerino"

Vedi anche:
L'Helsinki Committee bosniaco si spacca sugli algerini

Comitato di Helsinki BiH senza presidente


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