Strada Maggiore

Strada Maggiore (Kikifollettosa - Flickr)

Essere senzatetto in Italia può portare a perdere dei diritti fondamentali, a meno che qualcuno non si batta per far applicare ciò che la legge prevede. 'Avvocato di strada' è una onlus di Bologna, con sportelli in 19 città d'Italia. Da quasi un decennio assiste legalmente persone senza dimora, italiane e straniere, di cui molte del sud-est europeo

31/05/2010 -  Nicole Corritore

"Non è facile riuscire a ricostruirsi una vita in un paese straniero, soprattutto se sei scappato da una guerra e magari senza avere con te alcun documento. Io sono stata fortunata e ho trovato sostegno dove ora abito, mentre i miei fratelli vivono ancora per strada". Sono le parole di K., una giovane donna fuggita nel 2000 dal Kosovo e approdata in Italia da profuga. Ora vive in un comune del Trentino, dove ha trovato il sostegno del Comune e di associazioni locali.

Le persone che per diversi motivi in Italia si ritrovano a vivere in strada, senza fissa dimora, sono oggi tantissime. Una condizione di vita in cui vengono private di diritti fondamentali, come racconta Costantino Giordano, un volontario d Avvocato di strada Onlus di Bologna. "Il progetto Avvocato di strada è nato a Bologna alla fine del 2000, nell'ambito dell'Associazione Amici di Piazza Grande. L'idea è partita dalla necessità di poter garantire un apporto giuridico qualificato a quei cittadini che si sono ritrovati senza fissa dimora".

Il progetto pilota è partito dal riconoscimento del diritto alla residenza, che nell'ordinamento italiano è presupposto necessario per l'accesso ad un pacchetto di diritti quali l'accesso al servizio sanitario nazionale, l'iscrizione presso le liste di collocamento, l'accesso ai servizi sociali, l'apertura di una partita IVA, per ottenere una pensione e, per chi è cittadino italiano, anche il diritto al voto. Tutti diritti che fanno da volano per un percorso di inserimento o reinserimento nella società che altrimenti risulta impossibile.

Il primo caso seguito nel 2001 dagli avvocati volontari fu quello di difesa di un uomo che viveva in un dormitorio, al quale il Comune di Bologna si rifiutava di concedere la residenza e dunque l'iscrizione nelle liste anagrafiche. La causa fu vinta e divenne precedente giurisprudenziale. Giordano spiega perché: "La legge anagrafica, spesso disapplicata dai comuni, prevede che le persone senza dimora ottengano la residenza in una via fittizia, di cui ogni città deve dotarsi". Fino a qualche anno fa a Bologna questa via si chiamava 'Via Senzatetto' ora prende il nome di 'Via Mariano Tuccella' in memoria di un senzatetto che una notte, mentre dormiva sul suo cartone sotto dei portici, fu picchiato selvaggiamente da alcuni ragazzi ubricahi e dopo sei mesi di coma morì.

Questa decisione, al momento unica nel panorama nazionale, fa sì che il Comune di Bologna abbia oggi trecento cittadini in più, molti dei quali hanno trovato un lavoro e stanno intraprendendo il faticoso percorso che li allontana dalla precarietà.

Negli anni si sono uniti all'iniziativa tanti legali e nel 2007 è nata Avvocato di strada Onlus, oggi con sede in 19 città italiane oltre che a Bologna. Gli sportelli funzionano come veri e propri studi legali. Gli avvocati ricevono senza appuntamento, valutano le problematiche e decidono poi come proseguire nell'assistenza. Gli avvocati non ricevono alcun compenso e le eventuali somme vinte in tribunale a titolo di risarcimento alla voce "spese legali", vengono versate all'associazione.

Ma quanti sono i senzatetto assistiti? Perché si trovano in questa condizione? "I dati sulla provenienza degli utenti dei nostri sportelli differiscono da città a città. La maggioranza è rappresentata da persone di paesi extraeuropei. Ad esempio nel 2009, sul totale degli assistiti della nostra associazione (2.072) sono il 62%. Quindi l'anno scorso abbiamo seguito 1.284 pratiche" racconta Giordano. Tra questi anche molti provenienti da paesi dell'area sud-est europea, soprattutto dalle zone colpite dall'ultimo conflitto degli anni novanta.

Però, sottolinea Giordano, una percentuale significativa è rappresentata da cittadini italiani, che dal 2008 sono praticamente raddoppiati, per arrivare nel 2009 a 663 persone che hanno chiesto aiuto: "Gli italiani sono in aumento vertiginoso, segno che la crisi economica e la perdita del lavoro sono una delle prime cause che portano un individuo a finire per strada". Infatti per questi cittadini lo sfratto e le problematiche relative alla locazione, oltre alle cause per licenziamento, crediti e altri problemi relativi al diritto del lavoro, sono in cima alla classifica dopo i procedimenti per ottenere il diritto alla residenza.

L'assistenza comprende anche la difesa di persone che proprio per la condizione in cui vivono, "a cielo aperto", hanno subito aggressioni, minacce e molestie o sono state vittime dello sfruttamento e delle prostituzione. Lo sportello affronta con frequenza anche problemi correlati ai figli minori delle persone che vivono in strada. Su indicazione degli assistenti sociali e con decisione del Tribunale dei minori, di regola questi bambini vengono dati in adozione ad altre persone, invece di scegliere l'affidamento temporaneo e dare così il tempo al genitore che vive in strada di seguire un percorso di recupero, che possa farlo tornare a vivere con i propri figli.

Per le persone che provengono da paesi extra Ue, quasi l'80% dei casi presi in carico all'Associazione si riferiscono a problematiche relative ai permessi di soggiorno, alle questioni legate ai fogli di via e ai decreti di espulsione. A questo proposito Giordano aggiunge: "Il pacchetto sicurezza ha destato per la nostra attività un particolare allarme. In esso infatti sono contenute alcune norme che riguardano direttamente le persone senza dimora. Ad esempio la concessione della residenza condizionata dal vaglio del Comune delle condizioni igieniche dello stabile presso il quale la si richiede". Si può ben dedurre quanto questo "paletto" metta la persona senza dimora nella situazione di vedere bloccata in partenza ogni richiesta... quali condizioni igienico sanitarie offrono gli angoli di una stazione ferroviaria o la panchina di un parco?

Senza contare casi complessi come quelli di persone che fuggono da paesi colpite da un conflitto e che chiedono asilo politico in Italia: "Ad esempio, in questo momento stiamo seguendo il caso di un ragazzo del Kurdistan iracheno, entrato in Italia minorenne (oggi ha 19 anni) attraverso le frontiere greche. Gli è stato negato l'asilo politico in Italia. La motivazione addotta è che doveva rivolgere la richiesta al primo paese di approdo, la Grecia". L'Associazione sta facendo ricorso sebbene con qualche difficoltà. In Italia, gli avvocati esperti di immigrazione non sono tanti e quindi i pochi che operano in Avvocato di strada si ritrovano sovraccarichi di lavoro.

Una battaglia che la Onlus prosegue attraverso i suoi sportelli di cui uno di prossima apertura a Rovereto, in Trentino; cercando di favorire la crescita comune delle esperienze e scambiando le informazioni tra volontari di territori diversi, per migliorarne le competenze e renderle più adatte alla realtà in cui lavorano. E soprattutto, riflettendo tutti insieme sulle caratteristiche e sui cambiamenti sociali in atto, come sui possibili nuovi percorsi per riconoscere lo stato di diritto anche a chi non ha un tetto sulla testa.


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