Un'orchestra multietnica composta da artisti provenienti da diverse regioni del Caucaso sogna di esibirsi e suonare insieme in questa regione tormentata, provando così che una coesistenza pacifica è possibile. Nostra intervista

16/01/2009 -  Roberta Bertoldi

Nel film documentario Grozny Dreaming i registi svizzeri Mario Casella e Fulvio Mariani seguono la tournée della Caucasian Chamber Orchestra, raccontando la vita dei musicisti, le gioie e le difficoltà insite in un progetto musicale difficile da realizzare in una regione da anni teatro di guerre e conflitti.

Mario Casella, ci può spiegare cosa ha condotto due registi svizzeri a girare un film su un gruppo di musicisti che vivono nel Caucaso?

Due sono i motivi, il primo è legato direttamente al mio profilo professionale, io sono regista ma anche giornalista, mi sono sempre occupato di politica estera e in particolare dei paesi balcanici e della Federazione russa verso cui nutro un grande interesse. Il secondo motivo riguarda il carattere montuoso della regione: sia io che Fulvio Mariani siamo appassionati di alpinismo. Insieme abbiamo girato in passato dei film legati al mondo della montagna e non solo per quanto riguarda l'aspetto alpinistico ma anche culturale. Alcuni viaggi ci hanno portato nella regione caucasica e ci siamo innamorati di questi paesaggi e di queste valli poco frequentate.

Il film è stato girato nel 2007 quindi prima degli scontri tra Russia e Georgia dell'agosto scorso. Che ne è oggi della Caucasian Chamber Orchestra?

Purtroppo le notizie non sono positive. In concomitanza con l'uscita del film è scoppiata l'ultima crisi georgiana. L'orchestra era allora in Europa, anzi a Venezia e a Verona per la tournée di presentazione del film e per dei concerti. Alcuni musicisti allora non riuscirono a tornare in Georgia perché avevano il passaporto russo e il loro rientro è stato poi molto complesso.
L'orchestra non è stata sciolta però ora non ha più uno statuto di orchestra stabile il che significa che i musicisti non hanno più stipendio. Mancano i finanziamenti. Nella situazione di crisi attuale, l'orchestra ha dovuto interrompere l'attività regolare. Ora i musicisti si riuniranno solo per degli spettacoli particolari, su richiesta.

Nel film l'orchestra intraprende un viaggio. Quale percorso segue, da dove parte e dove arriva quale è il significato di questo viaggio?

L'ipotesi iniziale era quella di fare una tournée per la pace in tutta la regione caucasica, quindi toccare più paesi possibile in quest'area, sia nel Sud che nel Nord del Caucaso. Nel film seguiamo l'Orchestra e raccontiamo le difficoltà di muoversi nei diversi paesi. In alcuni non è stato possibile arrivare e allora abbiamo seguito il direttore che da solo si reca a cercare un accordo con le autorità per suonare, talvolta ottenendo solo un rifiuto come nel caso dell'Azerbaijan o dell'Abkhazia. L'obiettivo finale era di concludere la tournée attraverso il Caucaso suonando nei luoghi simbolo dei conflitti caucasici come Grozny o Beslan. A Grozny non è stato possibile suonare. Nel film raccontiamo perché non è stato possibile suonare lì e come la Cecenia rimanga un'ipotesi comunque aperta.

Questo film può essere definito un road movie? Quali sono state le maggiori difficoltà nella realizzazione?

Nel film ci sono due livelli narrativi. Uno più classicamente documentaristico, in quanto presentiamo le storie di questi musicisti. Raccontiamo la loro vita di tutti i giorni. Ad esempio mostriamo la difficoltà di vivere a Tbilisi di una musicista russa sposata con un georgiano oppure le vicissitudini di un georgiano che non riesce ad uscire dal suo Paese. Tutto questo è fuori dallo stile road movie, mentre poi, quando seguiamo l'orchestra nel viaggio a bordo di un autobus in giro per le regioni del Caucaso, la strada ci accompagna nella narrazione.

Le difficoltà maggiori sono state di tipo logistico, organizzativo e burocratico. Girare un film con l'orchestra che deve passare diverse frontiere in Caucaso, è molto più complesso di quanto sia farlo in Europa dove le frontiere non esistono più. E poi ci sono le incognite. Sino all'ultimo non si sapeva se nei paesi saremmo stati respinti o accolti. Ci siamo trovati respinti o accolti in modo insperato. Ad esempio siamo riusciti a suonare in una località a pochissimi chilometri da Tskhinvali dopo aver superato i controlli dell'esercito e al di là delle ultime posizioni georgiane.

Nel film avete inserito immagini di conflitti che hanno afflitto il Caucaso negli ultimi anni. Qual'è il significato dentro la storia che raccontate?

C'è un aspetto sicuramente didattico ed esplicativo perché non si possono capire le difficoltà attuali del Caucaso senza risalire nella storia. Si tratta di un espediente per dare una prospettiva storica e fare capire maggiormente le radici delle difficoltà e di questa utopia che l'orchestra porta avanti.

Il film è già uscito nelle sale svizzere?

Sì, il film è già uscito nelle sale della Svizzera italiana, prossimamente uscirà nelle sale della Svizzera tedesca e francese. E' stato selezionato e quindi sarà presentato inoltre nell'ambito delle Giornate cinematografiche di Soletta, il più importante appuntamento cinematografico elvetico.
Speriamo di trovare presto un distributore anche per l'Italia.


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