Il documentario sulla mitica Onda nera del cinema jugoslavo, "Censurati senza censura", è stato presentato nei giorni scorsi al Film Festival Alpe Adria di Trieste. La carriera di alcuni tra i più significativi registi della Jugoslavia di Tito tra sperimentazione e censura

31/01/2008 -  Nicola Falcinella

I 5, 6 anni più importanti e belli del cinema jugoslavo. Ovvero il periodo 1967-1972 dell'Onda nera. Lo raccontano i registi e studiosi serbi Dinko Tucakovic e Milan Nikodijevic in "Zabranjeni bez zabrane - Censurati senza censura", presentato fuori concorso al Trieste Film Festival - Alpe Adria chiuso nei giorni scorsi. Un documentario che, attraverso interviste e spezzoni di film, ricostruisce le vicende singolari di uno dei movimenti cinematografici più significativi dell'est Europa ma non solo. Un lustro legato principalmente ai nomi di Dusan Makavejev, Zelimir Zilnik, Lazar Stojanovic, Alexander Sasa Petrovic e Zivojin Pavlovic, gli ultimi due purtroppo scomparsi.

Pellicole molto poco conosciute in Italia, presentate proprio in una delle prime edizioni di Alpe Adria in una retrospettiva curata da Sergio Grmek Germani e in poche altre occasioni.

La carriera di Stojanovic si esaurì in un corto ("Ona voli" del '68) e nel lungo "Plasticni Isus - Gesù di plastica" (1971), dove un giovane aspirante filmmaker si faceva mantenere dalle donne e in filmati di repertorio apparivano Adolf Hitler, Ante Pavelic e Tito. Il film restò bloccato fino al 1991, quando venne presentato al festival di Montreal. Stojanovic, che rifiutò di cambiare il film e pure di scusarsi, scontò tre anni di carcere. E non potè più lavorare nel cinema.

Makavejev, anche se non gira da un decennio, resta un punto di riferimento del cinema odierno. Tra i suoi titoli "Nevinost bez zastite - Innocenza senza protezione" (1968), "Montenegro" (1981), "Coca Cola Kid" (1985) e "W.R. Misterije Organizma" (1971), che verrà proiettato in un omaggio al regista nella sezione Forum del Festival di Berlino dal 7 al 17 febbraio. Poi "Ljubavni slucaj ili tragedija sluzbebice P.T.T. - An Affair of the Heart" (1967) e "Covek nije ptica - Man is not a Bird" (1965).

L'unico ancora attivo, soprattutto come documentarista, è Zilnik, che raggiunse la vetta più alta tra i cineasti "neri". Il suo "Rani radovi - Early Works" vinse a sorpresa l'Orso d'Oro a Berlino nel 1969 e rivelò al mondo il talento di quella generazione. Con "Crni film", corto del '71, diede nome al movimento, e con il documentario "Tito po drugi put medju srbima - Tito tra i serbi per la seconda volta" (1993) realizzò una delle opere più interessanti del periodo delle guerre. Tra i suoi lavori recenti "Fortezza Europa" e ciclo sul rom Kenedy e la sua casa a Kosovska Mitrovica.

Tucakovic e Nikodijevic hanno intervistato anche Branko Vucicevic, che collaborò con Makavejev e Zilnik, lo sceneggiatore Gordan Mihic, lo storico del cinema Dejan Kosakovic, Tomislav Tom Gotovac, Borislav Andjelic, Snezana Pavlovic e Mladomir Purisa Djordjevic, il grande regista di "San", "Jutro" e altre pellicole, che era di una decina d'anni più vecchio del gruppo dell'Onda nera.

Ne esce un quadro completo del rapporto tra dittatura (soft, soprattutto nell'immagine esterna) e artisti. Tito, che amava il cinema e invitava e incontrava grandi cineasti come Orson Welles, e i suoi collaboratori vedevano tutto e davano il loro parere. A volta si veniva a sapere chi avesse messo il veto su un titolo, a volte no. Dalle parole trapela l'ostinazione e la convinzione degli autori nel difendere le loro opere. E alcuni trucchi come "quello del maiale": in un film storico venne messo un maiale per distrarre l'attenzione, così che nel mercanteggiamento - "tolgo questo e lascio quello" - sopravvivessero scene importanti.

Ma a far scattare la censura bastava poco: una delle colpe di Stojanovic fu di aver scelto un attore "troppo somigliante a Tito". Nel '72 cadde la scure, il gruppo di cineasti dovette rassegnarsi, adeguarsi o andarsene all'estero: Petrovic e Makavejev in Francia e Zilnik in Germania. Pur rinunciando a molto, tutti continuarono a lavorare. Tranne il regista di "Plasticni Isus".


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