Home / Racconti diari di viaggio / Bosnia, mai solo ''andata''

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...un soffio di sogno, uno sguardo di vita: emozioni!

Novalis vedeva la notte da poeta, tu hai vissuto la Bosnia con poesia..
Ascoltare musica, accogliendo pensieri che da lontano arrivano e chissà dove approderanno...
ascoltare quei pensieri, vederli, leggerli... sentirli. Sentirli per chi ha negli occhi la memoria del mondo.
Quel suono, quella melodia, quel rumore, quella sinfonia... chiamala come vuoi... è tua! E'... la tua!
..perchè inspiegabilmente la "musica dei luoghi".. è di chi la percepisce! Succede quando il ritmo della vita si accorda con noi.. e noi con esso.
"Quando soggiorniamo in un paese e ce ne innamoriamo, è possibile udire un accordo musicale, o meglio un unisono: allora pensiamo che anche quella sia la nostra patria." Ma..." il cammino, è più importante della meta... nel senso che esso può diventare meta in ogni istante." Saranno anche istanti brevi, ma vivranno nel mondo e nel tempo... e Junger è buon maestro in questo!
Ciò che osserviamo ci entra dentro, ciò che percepiamo diventa una rima!
Del resto quando a Mostar spira un po' di vento, tutto diviene uno strumento musicale.
Mai "solo andata"... lo spirito del ritorno è forte.. qualcuno ha scritto: Durò una vita intera l'ultimo minuto e non fu mai passato, il tempo che passò!
In fin dei conti, "la realtà non è meno magica di quanto il magico sia reale. Perché un tramonto, non è mai solo un tramonto. E' al contempo un'alba in un altro spicchio di mondo."

Complimenti

Conosco la Bosnia, da 25 anni è meta delle mie vacanze, per un po' è stata anche la "nostra vacanza", mai hai scritto qualcosa di così profondo. Sono contento per te. Il tuo ottimismo e la passione potrebbero piacere al regista che ti piace tanto...Emir Kusturica. Ciò che ho letto è molto intenso e potresti farlo diventare un cortometraggio se lo volessi e ti liberi da "impegni vari" ti do una mano volentieri. Ad un angelo da parte di un Angelo.

IL SUO VILLAGGIO

"Se vuoi essere veramente universale, parla del tuo villaggio" Honoré De Balzac.

Con piacere ho letto quanto ha descritto. Ammetto che non è il mio genere, ho incominciato a leggere qualche frase saltellando come uno scoiattolo a fatica. Ho incominciato a sentirmi a "casa" quando ha scritto: "Nessuno potrà cancellare il dolore di ognuno, ma lo spirito di ciascuno non ha prezzo, e la forza di tutti ha diritto di essere orientata verso l'unità. Ma in che tipo d'unità possiamo sperare noi tutti? Quale libertà e a che prezzo?" nessuna risposta! Chi può darle risposte? Allora sono tornato all'inizio ed ho letto ogni singola parola. Grazie per averci fatto conoscere il suo "VILLAGGIO". Attendo il suo prossimo racconto, a quando il ritorno in Bosnia? P.

INTERESSANTE OSSERVAZIONE "MATERNA"

H0 TROVATO INTERESSANTE LA PROSPETTIVA DA CUI IL PRECEDENTE "COMMENTATORE" E' RIUSCITO A COGLIERE UNA "MATERNITA' IN ATTO" E VEDERVI QUANTO SI SVELAVA ALLA LUCE DI CIO' CHE COMPORTA "CRESCERE": SCEGLIERE. SCEGLIERE SE RIDERE O PIANGERE, SE PARTIRE O RESTARE SE TRADIRE O AMARE.... SE TUTTO CIO' FOSSE APPLICATO AI BALCANI, A TUTTE LE TERRE E GLI ABITANTI CHE HANNO BISOGNO DI RI-NASCERE FORSE AVREMMO MENO GENTE CHE TEME LA VITA E UN IMPEGNO IN ESSA. COMPLIMENTI AMICA MIA. CLAUDIO. PS: CHISSA' TRA ALTRI NOVE MESI COSA SCRIVERAI.

Per Raffaella

Cara Raffaella, questo viaggio in Bosnia ti deve davvero aver sconvolto e scavato nel tuo intimo un solco profondo che credo ti rimarrà per tutta la vita. E' stato un viaggio che ti ha segnato interiormente come un parto per mia madre. E lo conferma il fatto che tu lo abbia pubblicato, quasi inconsciamente, dopo nove mesi, il tempo utile perché "nuove ali" nascessero in te e ti indicassero ove andare. In questo tuo singolare racconto-diario, oltre che prendere atto del valore del contenuto descrittivo dello stesso che fa vivere momenti di ansia e di angoscia per chi non ha visitato quel Paese e rivivere le medesime emozioni per chi c'è già stato, apprezzo non poco le tue doti letterario-giornalistiche a me ignote che, unitamente alla tua conosciuta preparazione artistica, presentano l'articolo come un pregiatissimo "quadro d'autore". Complimenti vivissimi e, impegni tuoi permettendo, spero che qualche volta tu possa inviarmi qualche articoletto da pubblicare nel trimestrale da me diretto che tu ben conosci. Pino

nuove ali

Junger diceva: Un'opera d'arte si spegne, impallidisce nella stanze dove ha un prezzo ma non un valore. mi sembra in questo blog la Bosnia abbia trovato il giusto valore nell'anima di una persona che ha avuto il coraggio di valorizzarlo e raccontarlo... se letto con un Balasevic in sottofondo, ci si riesce a calare ancora meglio in queste terre... sarebbe bello se ciascuno avesse delle ali, sempre nuove per poter sorvolare su tutto e scendere in picchiata su ciò che incuriosisce e solletica i sentimenti...

Tutta questione di spirito

"L'uomo non deve mai dimenticare che le immagini che ora lo terrorizzano sono la proiezione della sua interiorità" Questsa citazione mi ha permesso di approfondire la mia conoscenza su Junger, è da pochi estimatori conosciuto, ma lo spirito e la forza che sa "parlare" di terre e uomini è per il suo tempo inusuale. Egli suddivide di sovente gli uomini in vivi e morti. Quelli vivi: sono in grado di rinnovarsi. Quelli in lutto: sono le anime senza le sue ali, sono rappresentati da ombre e sagome che vagano nella vita senza trovare pace. la guerra (interiore e ufficiale) ne lascia molti di questi cadaveri. Ma solo quelli che hanno combattuto possono piangere su sè stessi per un po'. Gli altri meritano sguardi di compassione, perchè la miseria umana è da noi spesso "concimata". E' tutta questione di spirito - come dice lei Raffaella G.- peccato che la sfera intellettuale e politica spesso nè dimostra poco. Radko P.

Foibe e cimitero

L'immagine della"culla" rimanda per la sua "acuizione" anche alle stragi/violenze etniche che le donne del posto hanno dovuto subire. La culla per qualche secondo riesce perfino a trasformare quelle barbarie e mancanze in un qualcosa di tenero, acerbo indifeso di cui prendersi cura. Ricorda quelle sacche colorate che le donne africane portano con sè per infilarci i loro bambini....ho visto alcune donne -dopo lutti di neonati appena vissuti- portarsi quei "colori" ancora per molto. Leggendo quanto hai scritto Raffaella, mi chiedo se il senso di quel gesto non sia proprio per la necessità di "cullare". GRAZIE, la tua sensibilità ed unicità mi stupisce.

un motivo ci sarà

un diario che mi ha portato indietro di qualche settimana. in libreria mi è capitato tra le mani un libro di fotografie, proprio della Bosnia. leggendo ora questo blog e ripensando alle immagini che ho visto, si è creata una piacevole illusione; quella di esserci già stata e di aver sperimentato tutti quei luoghi con la loro carica di energia e sensibilità. non ho ancora avuto il piacere di vedere la Bosnia in tutti i suoi aspetti più penetranti, ma conto di poterla visitare quanto prima.
una cosa è certa fermarsi per ascoltare e incontrare storie e sguardi è una magnifica sensazione
si percepisce la tua anima in questo racconto; UN MOTIVO CI SARA' !

DONNA CHE VIAGGIA SENZA BAGAGLI?

SCUSI L'IRONIA...LEGGENDO QUANTO SCRIVE E QUANTO HA PORTATO CON SE' IN ITALIA, PARE CHE VIAGGIARLE ACCANTO POSSA ESSERE UN RISPARMIO DI SPAZIO E UNA BELLA IMPREVEDIBILE MA DETERMINATA SCELTA DI LASCIARSI CAPOVOLGERE. IO VIVO TRA BELGRADO E FIRENZE SONO UN DOCENTE UNIVERSITARIO, EPPURE DATE SFUMATURE NON LE AVEVO COLTE. TROPPO DRAMMATICHE E VERACI? FEMMINILI E FILOSOFICHE? MI CHIEDO QUANTO DI CIO CHE HA VISTO VORREBBE RIVEDERE. PERSONALMENTE LEGGERE QUESTO SENSIBILE DIARIO MI HA PORTATO RICCAMENTE DA SOLO ANCORA A MOSTAR IN QUESTI GIORNI DI FESTE APPENA PASSATI, COGLIENDONE (OLTRE A MIEI RICORDI DI SPARI E LACERAZIONI) IL SUO " STARE PER SEMPRE". CURIOSA LA CITAZIONE DI JUNGER. POSSO CONTATTARLA IN PRIVATO?

il viaggio

ho letto svariati diari di bordo e questo mi ha colpito particolarmente per il gusto e l'accortezza delle parole scelte... si percepisce un nuovo sguardo verso il nuovo.. nei vari aspetti, dal luogo prima sconosciuto e ora parte importante del ricordo, al percorso di vita che a portato nuovi legami e presenze... mi colpisce l'abilità nel muoversi tra sentimento personale, sentimento emozionale e il viaggio in se... sicuramente da questo ritorno, avrai portato un gran baule ricco di vita e scoperta... mi sovvengono parole dal libro Siddharta "e tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo. tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita" questo è ciò che ho percepito da questo viaggio in Bosnia.. un turbinio di emozioni e brama di conoscenza... bel viaggio!!!

brividi...

questo diario di bordo, è stato ai miei occhi e alla mia anima un continuo susseguirsi di brividi, per i luoghi visitati e le sensazioni provate... mi sono soffermata molto a leggere e rileggere il paragrafo che tratta del Ponte di Mostar, il cosiddetto Ponte Vecchio considerato simbolo della tolleranza e dell'apertura che la città portava verso le diverse culture. La sua distruzione rappresenta oltre la furia di una guerra anche la rovina del morale della sua stessa popolazione... "la sensazione che fosse li "posato" per restare, per non essere più abbattuto".. la sua solidità è la solennità di un ricordo che non può morire. alla fine di questo diario le parole che invadono la mia mente sono attesa, desiderio, scoperta, condivisione, libertà.. di provare, di osservare, di assaporare questi Balcani sotto una luce "speciale". "liberarci-liberare il più possibile alla partenza i nostri spazi per il viaggio" infondo il viaggio è assaporare il gusto della percorrenza con la volontà di accogliere il nuovo... con meraviglia...
grazie per la delicatezza con cui sei entrata in questi luoghi!!

la guerra al microscopio

Cara Raffaella, sono sbalordito dalla precisione e dalla meticolosità delle tue descrizioni; non conoscevo questo aspetto di te che non è giornalistico né diaristico, è un voler rendere conto alla propria anima a contatto di una materialità che dà sgomento e orrore. Io vivo una mia guerra privata senza vittime ma ugualmente orrorifica e senza spiegazione, in ogni caso un plauso alla tua grande umanità e sensibilità. A presto, Carlo Ranieri

così avanti...

sai a cosa mi fa pensare questo racconto??a Roma...a quando eravamo "così avanti, che se ci giravamo indietro vedavamo il futuro"!narri di questo posto guardando indietro,a quello che hai già vissuto,e vedi già la volta che ci ritornerai -cioè il futuro- o per lo meno la voglia di tornarci.la voglia di rivivere quello che quel posto ha tirato fuori di te.un luogo forse non di una bellezza intoccabile, ma di una verità di distruzione e ricostruzione,una realtà che narra quello che succede dentro l'anima e che forse per questo ci appartiene di più.è stato piacevole leggere dentro quel posto e dentro di te e ti auguro di vivere presto un'altra occasione così!:-)

territori straordinari

Raffaella,
percepisco il racconto come un'importante esperienza dalla quale emerge la riflessione sull'umano e i suoi luoghi. Territori ora calmi, ma depositari della tumultuosità dei cambiamenti vissuti nel corso dei secoli e fin di recente.

Descrivi ambienti dai forti contrasti sociali e culturali. Memorie anche tragiche, che son lì a testimoniare la straordinaria storia di quelle terre. Per questo, almeno una volta, merita di vederle e gustarle.

Ma quelle ali, in testa al racconto, lasciano aperta l'immaginazione. Anch'esse diverse e non solo nelle forme. Spaiate, quasi a voler rinviare alla ricerca di simili gemelle in parallelo. Più che un paio d'ali, sembrano essere icone di una parte dei territori visitati di terra e mare.

Ciao, Vittorio

Bosnia

Cara Raffealla,
Ti voglio ringrazziare per questo articolo che parla del mio paese. Tante belle cose hai detto, la conosci gia bene, e per te era prima volta di visitarlo, l'ha sentito come se fossi natta qua!

Purtroppo, ci sono le cose che non si possono cancelare facilamente, tutto quello che abbiamo visuto ha lasciato una ..."the hard traces' nelle nostre cuori.

Sei una brava ragazza, come i tutti altri che hanno parlato della Bosnia su questo site.

manca poco ... non vedo l'ora ...

il viaggio visto come metafora della vita viene rappresentato in tutta la sua magnificenza in questo articolo ... anche se parlare di articolo mi sembra di privare questo vero e proprio diario personale, della sua anima ... un'anima che attraverso occhi altrui è riuscita ad assaporare il gusto di un nuovo percorso volto alla scoperta e alla ricerca di emozioni che vanno oltre la "semplice" cultura e tradizione del posto, per entrare in altro, per andare oltre ... con le sensazioni di questo "nuovo" si riesce a percepire un viaggio fatto di umanità in situazioni dove difficilmente qualcun'altro si sarebbe soffermato, come in quel "fazzoletto" di terra che spero ora riesca ad ottenere la dignità che merita, grazie al ricordo e alla condivisione ...

tanto è quello che traspare da questo carnet di vita, solo i "distratti" non riescono a lasciarsi trasportare in questa storia chiamata Bosnia ...

grazie per avermi "portato" con te!!

...laddove hai raccolto e lasciato un soffio di te

...è vero "...laddove hai raccolto e lasciato un soffio di te"! Mi hai riportato indietro di ben...facciamo i conti...quasi vent'anni!!!
Mi sono rivista: alta un metro ed un succo di frutta, con il mio inseparabile cappellino di paglia ed il nastrino di raso bianco, incontrollabile trotterellavo tra mamma e papà...il ponte! Che caduta! (ancora mi fa male ripensandoci).
Leggendo le tue parole ho rivissuto il mio viaggio. Non saprei riguardare quel ponte oggi: insieme a lui sono state distrutte tante cose che neanche il miglior architetto del mondo riuescirebbe a ricostruire.
Pensa. Chi l'avrebbe mai detto! Entrambe su quel ponte...lontante anni...vicine un soffio!

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