Negli anni Ottanta del secolo scorso, la Turchia pone le basi per uno sviluppo economico, politico e sociale che negli ultimi anni porta ad una profonda e a tratti tumultuosa trasformazione del paese. In una realtà precedentemente segnata da forte intervento statale nell’economia, la Turchia si orienta più decisamente verso l’economia di mercato.

13/03/2013 - 

Da allora, il PIL del paese inizia a crescere a ritmi sostenuti, pur con alcune parentesi recessive come quella pesante del 2001. La battuta d’arresto offre tuttavia spazio alle riforme dei primi anni 2000 che hanno l’effetto di stabilizzare il quadro macroeconomico, aprire la strada a privatizzazioni importanti e stimolare una crescita sostenuta di cui è protagonista una nuova classe imprenditoriale, estremamente attiva, orientata all’esportazione e concentrata soprattutto nelle città interne del paese, che vengono presto ribattezzate “tigri anatoliche”.

 Ai cambiamenti nella sfera economica corrispondono anche nuovi orizzonti politici. A inizio degli anni 2000 il Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP), formazione conservatrice di ispirazione islamica, sfida in modo sempre più convinto il tradizionale establishment nazionalista e laicista che ha governato il paese fin dalla rivoluzione di Mustafa Kemal Atatürk, fondatore della repubblica turca.

Ciononostante, lo sviluppo politico e sociale turco non è univoco. Smorzato l’iniziale entusiasmo verso la prospettiva europea, l’attuale governo, pur mantenendo buoni risultati in campo economico, sembra sempre meno propenso a proseguire sulla strada della creazione di un sistema politico pienamente aperto ed inclusivo. Con questioni aperte e irrisolte sia sul piano interno, sia sul piano internazionale il cammino della Turchia non appare semplice. A giudicare dalle crescenti risorse e dall’impressionante vitalità della società turca, tuttavia, il paese sembra destinato a giocare un ruolo sempre più importante sullo scenario regionale e internazionale.

PROGRAMMA

13 maggio 2013 | ore 17.00 - 20.00

La Turchia contemporanea e il rapporto con l’Europa
Dopo un quadro generale sulla situazione politico-economica turca, l’incontro si concentrerà sull'analisi della politica estera di Ankara trattando in modo particolare il processo di adesione della Turchia all'Unione Europea, la recente ripresa dei negoziati e i nodi irrisolti più importanti, come la questione cipriota, il riconoscimento del genocidio armeno e le relazioni diplomatiche con la Grecia.

14 maggio 2013 | ore 17.00 - 20.00

La Turchia come potenza emergente
Si analizzeranno i fattori che spiegano la forte crescita economica dell’ultimo decennio e le conseguenze sul ruolo geo-strategico sempre più importante che la Turchia sta assumendo nella regione così come a livello internazionale, discutendo anche degli aspetti problematici del programma economico del governo turco e del rapporto tra sviluppo e diritti dei lavoratori.

16 maggio 2013 | ore 17.00 - 20.00

Il neo-ottomanismo, la politica estera turca e le rivoluzioni arabe
Dal 2009, la Turchia ha ricalibrato la sua politica estera in una prospettiva non più esclusivamente europea stringendo nuovi patti di cooperazione con molti altri paesi al fine di costruirsi un ruolo egemone nell'area una volta controllata dall'Impero ottomano. In questo incontro verrà approfondita la nuova politica estera della Turchia e il suo ruolo nella regione.

17 maggio 2013 | ore 17.00 - 20.00

La Turchia tra democratizzazione e spinte autoritarie
Il Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP) di Erdogan ha vinto tutte le consultazioni elettorali dal 2002 ad oggi. In questo incontro si affronteranno i passi avanti compiuti dalla Turchia nel processo di democratizzazione insieme agli aspetti che rimangono problematici come l’irrisolta questione curda, la tutela delle minoranze etnico-religiose, i diritti delle donne e le norme che limitano la libertà d’espressione.

SCARICA IL PIEGHEVOLE

 

Questa pubblicazione è stata prodotta con il contributo dell'Unione Europea. La responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla pagina del progetto Racconta l'Europa all'Europa