Wolfgang Petritsch

La sfida più grande davanti all'UE nell'immediato futuro è quella di una pacifica integrazione del sud est Europa. Ma prima occorre risolvere la questione dello status del Kosovo, attraverso uno "status speciale europeo". E' l'opinione espressa da Wolfgang Petritsch ex Alto Rappresentante in Bosnia Erzegovina. Un'intervista

19/01/2006 -  Anonymous User

Wolfgang Petritsch

A cura di Ferdinand Hennerbichler - Wieninternational.at
Traduzione a cura di Osservatorio sui Balcani

Il sud est Europa è una delle questioni cardine nell'agenda delle relazioni internazionali della città di Vienna. Gli esperti economici dell'Austria inoltre prevedono sviluppi favorevoli per questa regione. La principale questione politica riguarda però la capacità del sud est Europa di integrarsi o meno senza grossi scossoni nell'Unione europea ...

Vorrei premettere che sono incline a pensare che il periodo delle guerre nei Balcani sia ora finito per sempre. Ritengo che le guerre degli anni '90 - conclusesi con l'intervento NATO in Kosovo - siano finite e che possiamo guardare ad un futuro di pace anche se molto deve ancora essere fatto. In primo luogo da parte degli stessi Paesi coinvolti, anche se sono convinto che noi europei possiamo fare molto. Se prima i conflitti finivano in un vicolo chiuso - solo uno poteva vincere - ora grazie alla dimensione europea sta emergendo un obiettivo comune. Se c'è qualcosa che può unificare questa regione frantumata allora questa è l'ambizione di divenire membri dell'UE. E credo che ciò sia anche negli interessi dell'Europa. L'ultimo e più recente allargamento di fatto ha significato la fine della Cortina di Ferro, che è ormai passata alla storia.

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Ma questa divisione sarà cosa del passato solo quando il sud est Europa apparterrà alla nuova Europa.

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Nei Balcani la questione se "si appartenga all'Europa o no" semplicemente non esiste. Questa questione geografica è semplicemente superflua. Tutti i fattori dimostrano chiaramente la necessità da parte nostra di affrontare la questione con sufficiente impegno politico e capacità di visione.

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La Croazia vede se stessa navigare a gonfie vele verso l'UE e ritiene possa diventare membro nel 2009. E' uno scenario realistico? Possono le attività di alcuni circoli nazionalisti mettere a repentaglio i progressi della Croazia verso l'UE? Mettendola in altro modo: può la Croazia essere integrata prima della Turchia?

In ogni caso nel corso del prossimo allargamento dovranno essere prese in considerazione anche questioni geografiche. Ed è senza dubbio chiaro che la Croazia, dopo la Bulgaria e la Romania, dovrebbe essere il successivo candidato all'accesso. Come per ogni altro candidato questo implica un pieno rispetto dell' aquis commuintaire, una comune struttura giuridica, il rispetto dei cosiddetti criteri di Copenhagen, l'adempimento degli obiettivi comuni nel campo dei diritti umani e dello sviluppo democratico. Penso di poter affermare di conoscere bene la Croazia e che molte delle pre-condizioni per l'allargamento sono già state adempiute. In Croazia vedo un'unica questione a rischio, tra l'altro comune a tutti gli altri Stati nati dall'ex-Jugoslavia: l'iper-burocratizzazione dell'amministrazione nella quale nessuno ha veramente capito cosa significhi "servizio pubblico". In alcuni Paesi inoltre vi è un sistema giudiziario ancora fortemente politicizzato. Vi sono quindi debolezze che, a mio avviso, possono essere superate in pochi anni. Se possa entrare comunque entro il 2009 non lo so, ma ritengo non occorreranno molti anni. In ogni caso penso che alla Croazia - e con essa all'intera regione dei Balcani - debbano essere date opportunità realistiche di entrare nell'UE prima della Turchia.

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Nel lungo periodo vede una realistica possibilità d'accesso anche per la Bosnia Erzegovina?

Certamente. Anche se ritengo servirà più tempo che, ad esempio, per la Croazia. Ogni Paese candidato deve essere apprezzato e giudicato per i propri meriti e per i propri progressi. Ciononostante ritengo che tutti i Paesi della regione siano egualmente importanti per l'Unione europea. Che l'ingresso della Bosnia Erzegovina avvenga nel 2014, 100 anni dopo l'assassinio a Sarajevo, o nel 2018, tanto per dire 100 anni dopo la fine della Prima guerra mondiale e la disgregazione della monarchia austro-ungarica - che possiamo dire abbia di fatto anticipato il carattere multietnico dell'attuale Unione Europea - è solo una questione di tempo e non di integrazione o meno. Alla sua domanda posso rispondere assolutamente in modo affermativo.

Altra questione: il futuro europeo della Serbia Montenegro ma anche del Kosovo. Anche in questi casi gli sviluppi sembrano aver preso una piega positiva, anche se i risultati sono ancora del tutto da verificare. Vorrei affrontare le questioni dal punto di vista serbo: il Presidente serbo Boris Tadic l'ha messa così recentemente: la priorità è mantenere il Kosovo come parte strutturale della Serbia. In altre parole: la Serbia accetterebbe un cammino separato dal Montenegro verso l'UE ma non permetterebbe l'indipendenza del Kosovo. Questo scenario è probabile trovi un consensus internazionale oppure è prevedibile anche per il Kosovo una cammino verso l'UE separato dalla Serbia? Magari con una soluzione UE ad hoc?

Si, vorrei chiarire fin da subito che nel sud est Europa abbiamo sviluppi dialettici e contraddittori. Da una parte vi è il processo di integrazione europeo con l'approvazione degli Accordi di stabilizzazione ed associazione, già avviati anche con la stessa Bosnia. E questo nel 2005 è progredito di molto. Anche la così disfunzionale Unione tra Serbia e Montenegro si sta preparando per il processo UE di stabilizzazione ed associazione. Prima che l'intero processo arrivi a termine però occorre fare chiarezza sulle due questioni di "status" che ancora rimangono aperte: il futuro dell'Unione Serbia e Montenegro ed il futuro del Kosovo.

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La questione più semplice alla quale rispondere riguarda il futuro dell'Unione tra Serbia e Montenegro. Questo verrà deciso, presumo, da un referendum nel prossimo aprile. E' certamente un peccato però che due popoli legati in modo così stretto per vari secoli da una storia, cultura e lingua comune non riescano più a procedere insieme. La cosa importante è che questa separazione - se non può essere evitata - almeno avvenga in modo pacifico e democratico. L'UE dovrà monitorare che il gverno di Podgorica rispetti in questo gli standard europei.

La seconda e certamente più complessa questione è quella di trovare una soluzione per il Kosovo. Cosiddetti negoziati per lo status sono già in corso sotto l'egida delle Nazioni Unite, e si potrebbe pensare che nel corso del 2006, probabilmente verso la fine del 2006, verrà trovata una soluzione internazionale.

Per ritornare al Presidente della Serbia Tadic è del tutto chiaro che per qualsiasi Paese la resa di parte del proprio territorio rappresenti una sfida particolarmente difficile. E non ci si può aspettare che il tutto avvenga con completa obbedienza da parte di tutti. Occorre fare un gran lavoro di convincimento. In altre parole occorre chiedere in modo molto franco a Belgrado: qual è la vostra offerta verso due milioni di cittadini che semplicemente non vogliono rimanere assieme in questo Paese? Cosa potete offrire a questi cittadini, gli albanesi, affinché rimangano in Serbia? E temo non vi sia alcuna risposta positiva a questo. Ed allora occorre affrontare a Belgrado la questione da un altro punto di vista. E l'ex Primo Ministro Zoran Djindjic, tragicamente assassinato, aveva iniziato a formularla così: non è forse il Kosovo per noi un peso perché rischia d'essere causa d'instabilità per i prossimi decenni? Lì non può avvenire sviluppo economico alcuno e alla fine, prima o poi, avverrà una separazione? Quale risultato dell'intervento della NATO e dell'amministrazione ONU della regione una separazione de facto è già avvenuta ...

Le cose su cui Belgrado deve concentrare i propri sforzi è assicurarsi che ai serbi ed alle altre minoranze del Kosovo vengano applicati e garantiti internazionalmente i più alti standard di protezione. A mio avviso lo sviluppo di un sistema funzionante di decentramento è la chiave per risolvere il problema. Assieme all'assegnazione di uno status extra-territoriale ai siti religiosi della Chiesa ortodossa e ad altre località culturali in Kosovo. Questo dovrebbe riguardare anche un accesso garantito per i serbi che volessero visitare questi monumenti e monasteri. E - questo è un elemento cruciale - che venga assicurato il diritto al ritorno a quei serbi che lo vogliono fare, e che questi ultimi possano condurre una vita decente.

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Non è tanto una questione di sovranità. Perché non si può certo dare per scontato che nel caso in cui la soluzione fosse una sorta di separazione dalla Serbia sancita internazionalmente, il Kosovo assuma immediatamente un'indipendenza incondizionata. Ritengo che per l'Europa ma anche per il suo alleato oltre atlantico, gli Stati Uniti e per la Russia rimarrà ancora molto da fare e a lungo.

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Solo attraverso una chiara prospettiva politica offerta dall'UE a tutti - ed in particolare alla Serbia - si può risolvere una situazone senza dubbio molto difficile. E' probabile che di fronte a noi vi sia un breve periodo di radicalizzazione, un rinvigorimento di elementi radicali in Serbia. Ma dobbiamo riuscire ad ottenere il meglio da questa fase. Per questo occorre essere pronti e occorre pianificare in modo adeguato. Una "buona" soluzione probabilmente porterebbe entrambe le parti a vedere le proprie richieste non del tutto soddisfatte. Ma la cosa più importante è che a tutte le parti in causa venga offerta una soluzione equa.

Questa soluzione implica uno status UE speciale per il Kosovo all'interno di un pacchetto europeo comprensivo anche della Serbia e Montenegro? In questo caso Bruxelles dovrebbe accettare un ruolo diretto in Kosovo ...

Sì, ha sottolineato un aspetto fondamentale. Dobbiamo mantenere il nostro sguardo rivotlo all'intera regione. Gli aspetti tecnici della soluzione devono considerare tutte le questioni che abbiamo già sollevato. Una soluzione può essere raggiunta esclusivamente tenendo conto l'intera regione. In altre parole: le prospettive adeguate dal punto di vista sociale ed economico, i diritti umani e politici, in particolare il rispetto degli standard relativi alle minoranze, devono essere applicate all'intera regione e devono essere monitorate dall'UE e da organizzazioni come l'OSCE ed il Consiglio d'Europa.

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In nessun altro luogo meglio che nei Balcani possiamo declinare cosa possa significare "un progetto di pace europeo". Non dobbiamo sottostimarlo.
Quindi il Kosovo acquisirebbe una posizione del tutto particolare nell'intero processo dell'integrazione UE?
Una soluzione di successo e duratura per il Kosovo non può non implicare che l'Unione europea ne sia la responsabile e debba avere un ruolo prevalente. Il cosiddetto processo di creazione dello stato può essere condotto solo sotto la guida UE.

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La sicurezza e il rispetto della costituzione sono i due pilastri di ogni democrazia, la professionalizzazione dell'amministrazione la loro pre-condizione. La democrazia può essere sviluppata solo costruendola attorno a questi principi. Sarebbe fatale - basti pensare all'Iraq - ritenere che la democrazia possa essere imposta dall'esterno.

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Per questo l'obiettivo degli sfozi europei non può che essere quello di rafforzare la responsabilità locale dei politici e dei cittadini ed accompagnare la nascita del Kosovo come Stato nei prossimi anni.

In questo caso un "pacchetto europeo" potrebbe portare ad una soluzione realistica e pacifica della questione Kosovo ...

Sì, penso sia chiaramente così. Una volta che le Nazioni Unite hanno fissato lo status locale ed internazionale del Kosovo l'Europa - in parallelo - deve mettere sulla tavola quale opzione politica la prospettiva europea. Ma occorre anche specificare che pre-condizione necessaria sia il raggiungimento di standard europei.

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Fin dal 1945 sono state soprattutto le minoranze, in tutti i Paesi dell'Europa occidentale, a godere di una protezione particolare. In questo campo abbiamo sviluppato strumenti legali particolari - basti pensare alla Corte di giustizia europea, al Consiglio d'Europa a Strasburgo o ai Criteri di Copenhagen dell'UE.

Non tutti i paesi del sud est Europa rispettano i criteri per l'ingresso nell'UE. E non si adegueranno a meno non vi sia una chiara prospettiva europea, a meno che non ricevano assicurazioni in merito all'ingresso nell'UE. Vedo comuque come pericolo la possibilità che in Kosovo ma anche in Montenegro si possano affermare dei "principati mafiosi" che causerebbero enormi problemi tramite la criminalità organizzata, il traffico di esseri umani e di droga. Nel nostro interesse dobbiamo impedire fin da ora che ciò avvenga. Per questo è così imposratnete che nei prossimi anni ci si dedichi in modo intensivo al sud est Europa. E' una vera e propria sfida per l'Unione Europea.


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