11 ottobre 2012

di Ulderico Bernardi
casa editrice: Santi Quaranta
anno di pubblicazione: 2012 (seconda edizione)
collana: Il rosone
pagine: 168
prezzo: 13,00 euro

Ulderico Bernardi segna in Istria d’amore uno dei punti più alti e più belli della sua narrativa e del suo pensiero. Tutta l’opera è attraversata da un’elegia scabra e umanissima, dal sentimento del viaggio come metafora, dal paesaggio percepito come forza e geografia dell’anima; da un’Istria, terra veneziana e slava, mischiata di tante culture, piccolo specchio dell’universo; dall’attenzione privilegiata per le persone. È scrittore, non di frontiera, ma che allarga la frontiera e le frontiere per incontrare l’altro, la sua cultura e la sua identità in uno scambio persistente e amoroso di arricchimento reciproco. In Bernardi non ci sono radici provinciali, sospettose e misogine, non c’è il cosmopolitismo che nulla contiene.

Questo autore, geniale e affettuoso, a suo modo battitore spericolato, si muove dal microcosmo istriano, magico frammento della molteplicità europea, registrando con il passo del pellegrino antico e del cantastorie contemporaneo tutte le ricchezze che scorge nel suo camminare sereno e pacato. E da qui sale un canto, il suo canto, per la bellezza e le bellezze tout-court che plasma e sublima in un sentimento di appartenenza cosmica e universale.

Per questo egli si affida a tre numi tutelari che gli spianano continuamente la strada bianca del viaggio: Niccolò Tommaseo, sostenitore delle ‘piccole civiltà’ e del loro reciproco scambio culturale ed economico, della persona secondo la visione del cattolicesimo, nonché nemico di qualsiasi centralismo e nazionalismo; Fulvio Tomizza, segnato da un’istrianità plurima, sofferta e dolce, e Mircea Eliade da cui riceve l’autoctonia, cioè “un sentimento di struttura cosmica che supera di molto la solidarietà familiare e ancestrale”.

 

Ulderico Bernardi, professore ordinario di sociologia nell'Università Ca' Foscari di Venezia, si occupa, come studioso, del rapporto fra la tradizione, su cui fondano le identità culturali, e i mutamenti sociali indotti dalle innovazioni, particolarmente nelle culture autoctone e dell’emigrazione.
Autore di numerose opere scientifiche e narrative, dirige la Collana sulle culture popolari venete nella Fondazione Giorgio Cini di Venezia ed è anche membro del Centro Studi Nazionale dell'Accademia Italiana della Cucina