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La sede del convegno: l'isola di San Servolo ita

La sede del convegno: l'isola di San Servolo

Dopo Trento e Rovereto Osservatorio sui Balcani ha spostato la sede del suo convegno annuale verso sud-est, verso l'Adriatico. Il prossimo 3 e 4 dicembre ci si ritroverà infatti a San Servolo, una delle più suggestive isole della laguna di Venezia

San Servolo, veduta dall'alto

San Servolo oggi

Questi sono i servizi che l'isola dopo accurati lavori di restauro è in grado di offrire:

* un centro congressi con due sale con 360 posti complessivi (e altre salette adiacenti per circa 90 posti), con servizi di registrazione e video conferenza più una saletta bar
* 200 posti residenziali in camere attrezzate con connessione internet per studenti e professori
* mensa e sala pranzo per circa 80 posti (sono in corso di realizzazione la nuova cucina e mensa per 150 posti, un locale bar aperto sul parco per l'apertura alla città, nuovi spazi attrezzati per il tempo libero)
* la chiesa barocca con le sue preziose suppellettili e l'organo del Nachini
* un grande parco che circonda tutti gli edifici e restituisce all'isola la sua originaria vocazione monastica e di studio

Un po' di storia...

'Vuolsi che una chiesa, dedicata a S. Cristoforo, abbia in essa esistito fino dal secolo VIII, allorché una compagnia di monaci benedettini venne ad occupare l'isola, e ad erigervi tempio e convento'. Così Ermolao Paoletti, ne 'Il fiore di Venezia' (1837)

San Servolo

introduce alla lunga storia dell'isola di San Servolo (deformazione dialettale di Servilio), che sorge al centro della laguna: a poco più di mezzo chilometro dal Lido e altrettanto dalle rive di Castello, oggi appare come un centro in piena attività. Posizione centrale, lunga storia, attualità vivace: sono gli elementi che portano a scegliere San Servolo quale prima tappa del nostro viaggio fra le trentadue isole minori, oggi in parte abbandonate, ma per secoli parti integranti del complessivo sistema urbano di Venezia, un insieme unitario e articolato nel quale ogni isola svolgeva un ruolo specifico. Un sistema armonioso, che fu sconvolto all'improvviso dai decreti napoleonici di soppressione degli Ordini religiosi, con il conseguente abbandono delle isole e la loro spoliazione.

Da allora, pur destinate ad altri usi - soprattutto per la difesa militare e per l'insediamento di funzioni da emarginare (sanatori, manicomi, cimitero, reparti per contagiosi, ecc.) - le isole non furono più integrati sobborghi della città, ma suoi disarticolati satelliti. Una storia, quella di San Servolo, che per un millennio si è identificata con la presenza monastica: dopo i fondatori, le Benedettine scampate alla sommersione di Malamocco (1106), e quindi le duecento monache di vari

San Servolo

Ordini fuggite da Candia occupata dai Turchi (1648), una comunità composita che si esaurì in meno d'un secolo. La Repubblica assegnò allora (1725) San Servolo ai padri Ospedalieri di San Giovanni di Dio, che vi edificarono un complesso conventuale e un ospedale militare, poi utilizzato per malati di mente. San Servolo ha conservato quest'ultima destinazione fino ai nostri giorni, al 1978, quando la riforma della psichiatria ha portato alla chiusura dell'ospedale.

Si deve all'Amministrazione provinciale, proprietaria dell'isola, se San Servolo non ha conosciuto il degrado dell'abbandono che ha colpito tante altre isole. A un'immediata attività di manutenzione e di recupero degli edifici è seguito un imponente intervento di ristrutturazione con un investimento di 75 miliardi di lire dei fondi della legge speciale per Venezia. L'obiettivo è di fare dell'isola una Cittadella dello studio e della ricerca.

Per saperne di più:

www.sanservolo.provincia.venezia.it

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7 giugno 2010

I dibattiti on-line di Osservatorio Balcani e Caucaso riguardano un tema di attualità elaborato dalla redazione e tradotto in un quesito, inizialmente rivolto a due esperti.

Martedì 15 giugno i due esperti prendono posizione rispetto alla questione discussa. A questo punto, i lettori hanno occasione di esprimere la propria opinione in un sondaggio attivo durante tutta la durata del dibattito su www.balcanicaucaso.org e/o di commentare qui gli interventi degli esperti o sulla pagina Facebook di Osservatorio, www.facebook.com/BalcaniCaucaso.

Lunedì 21 giugno un discussant di Osservatorio commenta il caso posto, tenendo conto delle posizioni dei due esperti e dei commenti dei lettori.

Lunedì 28 giugno i due esperti concludono il dibattito, rispondendo ad alcuni dei commenti e delle domande poste dal pubblico e dal discussant.

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