Uve del Kakheti

Uve del Kakheti (ritingon/flickr)

Nelle regioni georgiane si coltivano centinaia di varietà di vini diversi. Tanti nomi perlopiù sconosciuti agli appassionati di vini europei e qualche consiglio

14/04/2011 -  Maura Morandi Tbilisi

Il vino non manca mai sulla tavola georgiana ed il brindisi durante il banchetto è un rituale con proprie regole che affonda le radici nella tradizione e cultura georgiane. Appena arrivato a Tbilisi, l’ospite viene accolto dall’enorme statua di Kartlis Deda (Madre Georgia) che, dalle colline della capitale, dà il benvenuto agli amici offrendo loro, con una mano, una coppa di vino mentre, nell’altra, tiene una spada per combattere i nemici.

In Georgia sono prodotti vini bianchi e rossi. Renato Loss, enologo trentino arrivato in Georgia una decina di anni fa in qualità di consulente per alcune aziende vitivinicole georgiane, racconta ad Osservatorio che “il Paese ha sempre puntato sul vino rosso", ma aggiunge che "i bianchi potrebbero essere più interessanti, specialmente quelli prodotti nella zona del Kakheti, dove c’è una sensibile escursione termica tra notte e giorno che determina gli aromi”.

Tra i principali vini bianchi prodotti in Georgia vi sono il tsinandali, ottenuto dalla miscela di uve rkatsiteli e mtsvane; il rkatsiteli, ottenuto dall’omonima uva; il pirosmani, vino semidolce dedicato all’omonimo pittore georgiano; il mtsvani, vino secco fatto con l’omonima uva.

Tra i rossi, i più comuni sono il saperavi, vino dal gusto armonioso e piacevole durezza; il kindzmarauli, vino semi-dolce ottenuto dalle uve saperavi; il mukuzani, vino secco da uve saperavi coltivate a Mukuzani, in Kakheti; il khvanchkara, vino semi-dolce fatto con uve muszhuretuli e alexandruli coltivate nella regione di Racha-Lechkumi. Secondo molti questo era il vino preferito di Stalin.

Per farsi un’idea del numero di varietà autoctone di vitigni della Georgia bisogna fare riferimento all’ampelografia – cioè lo studio e la classificazione delle varietà dei vitigni - della Georgia curata da Ketskhoveli, Ramishvili e Tabidze e pubblicata nel 1960. La ricerca ha identificato e catalogato 524 varietà autoctone di uve in Georgia. David Magradze, esperto dell’Istituto di orticultura, viticultura ed enologia di Tbilisi spiega ad Osservatorio che esiste un’altra classificazione stilata durante l’Unione Sovietica dal titolo “Ampelografia dell’Urss”. Questa pubblicazione “in dieci volumi, stilata tra il 1946 e il 1970, identifica 414 varietà di vite in Georgia, 200 in Azerbaijan e 90 in Armenia”.

Renato Loss conferma ad Osservatorio che “in entrambi i casi, tali numeri sono un’enormità. Basti considerare che l’Italia ha una sessantina di varietà autoctone e la Francia qualcuna in meno”.

Solitamente in ogni regione della Georgia vengono coltivate specifiche varietà di uve e spesso i vini prodotti acquisiscono il loro nome a seconda del luogo dove le uve vengono coltivate. Ad esempio il vino bianco tsinandali prende il nome dall’omonima località nella regione del Kakheti e così per i vini kindzmarauli, mukhuzani, manavi, ecc.

“Secondo il censimento del 2004”, racconta Magradze, “le aree di maggior coltivazione della vite in Georgia sono le regioni di Kakheti (con il 52% dei vigneti), Imereti (22%), Kartli (11%), Racha-Lechkumi (4-5%), Guria, Samegrelo e Adjara (2-3%)”.

Una lista di varietà di uve raccomandate per la coltivazione nelle specifiche regioni in Georgia – frutto di uno studio di ricercatori ed enologi – fu inclusa nel 1998 come appendice alla legge georgiana per il vino e l’uva. Tale lista – che fu rimossa nel 2003 – raccomanda la coltivazione di 48 varietà di uve, tra queste 34 per fare vino e il resto per uva da tavolo. Tra le varietà raccomandate per la vinificazione, sei sono francesi mentre le altre sono autoctone.


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