Milos Milovanovic

Dopo dieci anni, un conflitto può continuare sotto forma di memorie, e verità, parallele. Per comprendere il punto di vista della comunità serba, abbiamo incontrato Milos Milovanovic, segretario della sezione di Srebrenica dell'Associazione dei veterani della Republika Srpska

26/04/2005 -  Andrea RossiniLuka Zanoni

Qui a Srebrenica abbiamo spesso sentito parlare da parte dei Serbi di una 'seconda verità', rispetto a quanto è accaduto nel luglio '95. Di cosa si tratta?

Nel 1992 i Serbi furono obbligati a lasciare Srebrenica. Da quell'anno fino al 1995 non vi era più nessun Serbo a Srebrenica. Bratunac, Milici e Skelani, sono tutti nomi di villaggi serbi nei pressi di Srebrenica. Vennero tutti attaccati in quegli anni e bruciati in azioni che partivano dall'area protetta dalle Nazioni Unite. La Comunità internazionale è stata informata di ciò che è accaduto a Srebrenica nel 1995, ma nessuno parla dei Serbi uccisi a Srebrenica e nelle sue vicinanze nel 1992, 1993 e 1994. Ne morirono tra i 2000 ed i 2500.

Come associazione siete in contatto con gli sfollati serbi che vivono qui, ad esempio nel centro collettivo di Baratovo?

Ovviamente sì. Srebrenica è una delle poche città dove ancora vi sono centri collettivi di accoglienza per gli sfollati al di sotto delle condizioni minime per la sopravvivenza. Abbiamo cercato di ottenere sostegno finanziario dalla municipalità di Srebrenica, per aiutare questi rifugiati a rientrare nelle loro case, ma sfortunatamente l'SDA Partito di Azione Democratica, ndr al potere non vuole sentirci da quell'orecchio. Non gliene importa nulla qui dei Serbi.

Vi sentite in qualche modo discriminati dalle autorità locali?

Sì. Come associazione abbiamo richiesto che una parte del budget comunale venisse speso per erigere un monumento in ricordo dei Serbi uccisi a Srebrenica e nelle sue vicinanze tra il 1992 ed il 1994. Ma le autorità hanno finanziato esclusivamente il memoriale a Potocari, in ricordo di quanto avvenuto l'11 luglio 1995, in memoria dei Musulmani uccisi. Hanno speso 50.000 marchi tedeschi mentre per noi non è rimasto nulla. Questo dimostra che le autorità non vogliono cambiare niente in questa città.

Il prossimo luglio si celebrerà il decennale dei tragici giorni di quell'estate del 1995. Come vivrà la comunità serba questo momento?

Come comunità serba di Srebrenica non abbiamo mai causato alcun problema mentre la comunità musulmana celebrava la memoria dei propri cari. Non ne causeremo nemmeno in futuro. Il prossimo 11 luglio i Serbi si prepareranno per la visita del giorno dopo ai propri cimiteri. I villaggi serbi nelle vicinanze dei Srebrenica vennero attaccati e bruciati il 12 luglio del 1992. Commemoreremo quella data non attraverso una manifestazione ma con una cerimonia religiosa. Non inviteremo nessun Bill Clinton per rendere il tutto una manifestazione politica. Andremo ai cimiteri ed accenderemo le nostre candele.

Siete disponibili ad una riconciliazione con la comunità musulmana di Srebrenica? Ritenete che prima o poi sarà possibile farlo?

Certamente sì. Vi è un gran numero di Musulmani che sta rientrando a Srebrenica, e non hanno nessun problema qui. Sfortunatamente le autorità di Srebrenica non sono così sincere. Davanti alla comunità internazionale, per apparire grandi democratici, parlano del desiderio di vivere assieme. Poi non fanno seguire alle parole i fatti. Una maggioranza di Serbi vive qui, ma sono governati da altri. I soldi e tutto il resto sono controllati dai Musulmani. I Serbi non si tirano indietro rispetto alla verità su quanto è accaduto qui nel 1995, lo ha riconosciuta la stessa Republika Srpska, ma vorremmo che si facesse verità anche su cosa è accaduto alla nostra gente tra il 1992-1994. Sino ad ora la verità è stata oscurata da quanto è accaduto a Potocari.

Ha collaborato per la traduzione Mirella Vukota


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