Ricerca e formazione sono determinanti. I principali istituti di ricerca impegnati nel biologico

21/11/2011 -  Matteo Vittuari

Ricerca e formazione sono determinanti in un settore che deve necessariamente acquistare competitività ed essere modernizzato. Al centro di questo processo non può non esserci l’agricoltore inteso non solo come coltivatore diretto (secondo l’impianto normativo italiano colui che esercita un'attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia) ma anche, e forse prevalentemente, come imprenditore agricolo, ovvero colui che esercita a fini commerciali una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse. Il lavoro in agricoltura è infatti diventato più complesso per via della possibilità di utilizzare nuove tecnologie e pratiche colturali, a causa degli obblighi burocratico- amministrativi (presentazione di richieste per sovvenzioni pubbliche; impegni amministrativi derivanti dal processo di certificazione), di aspetti e condizionalità ambientali. All’agricoltore si sono poi affiancate figure professionali, come enologi, ispettori, tecnici caseari, che richiedono competenze tecniche complesse e spesso profonda conoscenza del territorio.

Rapporti di Banca Mondiale (LAMPIETTI e altri, 2009) e Commissione Europea (EUROPEAN COMMISSION, Country 2010 Progress Reports, 2010) sottolineano come, a fronte di una rete piuttosto articolata di istituti professionali e facoltà universitarie (agraria, scienze forestali, veterinaria) legate al settore primario, le strutture siano ancora caratterizzate da approcci tematici e metodologici “tradizionali”, in molti casi non aggiornati ai temi più attuali e mancanti di quell’interdisciplinarietà che emerge fortemente nella programmazione europea. La situazione è sostanzialmente coerente con la distribuzione del budget agricolo e con le misure che vengono utilizzate. Lo sviluppo rurale, ad esempio, è storicamente subordinato, tanto in ambito politico quanto in ambito accademico, a una politica agricola tradizionalmente basata su aiuti diretti alla produzione e supporto ad alcuni settori specifici. Dinamica in parte simile a quella vissuta nell’UE, con sviluppo rurale e ruralità che hanno trovato nuovi spazi nelle agende politiche e nei curricula accademici solo a partire dagli anni Novanta.

Tuttavia programmi europei (Tempus1), mobilità di studenti e ricercatori (Erasmus Mondus2), relazioni con organizzazioni internazionali e non governative, stanno accelerando il processo di riforma curriculare e il rafforzamento della ricerca e della qualità dell’insegnamento, favorendo quindi l’avvicinamento agli standard comuni individuati dal “processo di Bologna”. Una limitazione importante è sicuramente costituita dalla cronica mancanza di fondi che tende a penalizzare soprattutto quelle facoltà che hanno bisogno di attrezzature sofisticate e laboratori. La mancanza di fondi e investimenti non si limita al solo settore universitario ma colpisce anche istruzione superiore e servizi di sviluppo agricolo che dovrebbero garantire agli operatori del settore primario aggiornamenti e supporto informativo, svolgendo quindi un ruolo di raccordo tra ricerca e mondo professionale. Da tempo queste difficoltà vengono riconosciute da cooperazione bilaterale, organizzazioni internazionali e non governative che in molti Paesi mettono a disposizione borse di studio per esperienze all’estero e organizzano corsi di vario livello e durata.

Ricerca e formazione sul biologico si inseriscono sostanzialmente in questo quadro e sono caratterizzate da una storia relativamente recente con un crescente interesse da parte di ricercatori e istituzioni professionali e accademiche. A livello regionale uno degli attori principali, seppur non locale, è sicuramente l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari da anni impegnato in attività di ricerca e formazione legate allo sviluppo del biologico, e più in generale dell’agricoltura sostenibile, in ambito Mediterraneo e Adriatico-Ionico.

Tabella 22. Principali centri di ricerca pubblici impegnati nel biologico nei Balcani occidentali3

Paese Istituzione Sito
Albania Centro di Ricerca e Trasferimento tecnologico nel Settore agricolo di Vlora e Lushnje www.mbumk.gov.al (Sito Ministero)
Università Agricola di Tirana www.ubt.edu.al
Associazione BioAdria www.gjikondi.com/bioadria
Istituto per l’Agricoltura Biologica n/a
Bosnia Erzegovina Istituto Federale Agro-mediterraneo di Mostar www.faz.ba
Università di Banja Luka, Facoltà di Agraria www.unibl.org/poljoprivredni-fakultet
Università di Mostar, Facoltà di Agronomia http://apfmo.org
Università di Sarajevo: Facoltà di Agraria e Scienze alimentari; Facoltà di Veterinaria

www.ppf.unsa.ba

www.vfs.unsa.ba/bs

Croazia Istituto Agrario di Križevci www.krizevci.eu
Istituto per le Culture adriatiche e la Bonifica del Terreno carsico di Spalato www.krs.hr/en
Università di Osijek, Facoltà di Agraria www.pfos.hr
Università di Zagabria, Facoltà di Agraria www.agr.unizg.hr
Kosovo Università di Pristina http://www.uni-pr.edu/
Macedonia Università Goce Delcev http://int.ugd.edu.mk
Università St. Cyril and Methodius di Skopje www.ukim.edu.mk
Istituto Agrario di Skopje www.zeminst.edu.mk
Istituto per la Protezione della Salute www.unet.com.mk/rzzz
Montenegro Università del Montenegro www.btf.ac.me/en
Istituto di Salute pubblica di Podgorica www.ijzcg.me
Serbia Istituto di Economia agraria di Belgrado www.iep.bg.ac.rs
Istituto Tamis di Panćevo www.institut-tamis.co.rs
Università di Belgrado, Facoltà di Agraria www.agrif.bg.ac.rs
Università di Novi Sad, Facoltà di Agraria http://polj.uns.ac.rs
Università di Kragujevac, Facoltà di Agronomia di Čačak www.afc.kg.ac.rs

Fonti: BTEICH M.R., PUGLIESE P., AL-BITAR L., 2010; ricerche dell’autore; interviste

 

1 Tempus è un programma che finanzia la modernizzazione delle università nei Paesi partner dell’Unione europea e contribuisce alla creazione di un’area di cooperazione nel settore dell’istruzione universitaria.

2 Erasmus Mundus è un programma dell’Unione europea per la mobilità e la cooperazione nel settore dell’istruzione superiore.

3 L’elenco non comprende istituti professionali secondari e considerando la continua evoluzione del settore anche in ambito accademico non pretende di essere esaustivo.